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Attualità 3 min di lettura24 min fa

Tumore della vescica, una nuova cura supera il limite del cisplatino

La Commissione europea autorizza pembrolizumab con enfortumab vedotin prima e dopo l’intervento: risultati significativi sulla sopravvivenza e sulle recidive.

Ogni anno il tumore della vescica colpisce più di 635.000 persone nel mondo. Nel 2024, in Europa, le diagnosi stimate sono state 208.291, con oltre 67.000 decessi; in Italia si sono contati circa 31.000 nuovi casi. Una quota vicina al 25% riguarda la forma muscolo-invasiva, particolarmente complessa da trattare.

Per questi pazienti, il percorso terapeutico tradizionale prevede la chemioterapia con cisplatino prima dell’intervento e la successiva rimozione della vescica. Tuttavia, quasi la metà dei malati non può ricevere questo farmaco e, anche tra chi segue lo standard di cura, le recidive restano frequenti.

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Una svolta per chi non può usare cisplatino

La Commissione europea ha dato il via libera a pembrolizumab insieme a enfortumab vedotin per gli adulti con carcinoma muscolo-invasivo della vescica operabile. La combinazione può essere somministrata prima della cistectomia radicale e poi proseguita come trattamento adiuvante dopo l’operazione.

L’autorizzazione amplia quindi l’accesso a una terapia sistemica anche per i pazienti non idonei al cisplatino. Il regime è il primo nell’Unione europea a unire un inibitore di PD-1 e un coniugato anticorpo-farmaco per questa indicazione, senza vincolare la scelta terapeutica alla possibilità di utilizzare il cisplatino.

Patrizia Giannatempo, dirigente medico della Struttura complessa di Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano, ha definito il provvedimento un cambiamento decisivo. «Possiamo dichiarare conclusa l’epoca della cisplatino-eleggibilità come principale criterio di scelta terapeutica», ha affermato, sottolineando come circa il 50% dei pazienti non possa affrontare una chemioterapia basata su questo farmaco.


Lo studio mostra meno recidive e decessi

Il via libera si fonda sui risultati dello studio di fase 3 Keynote-B15, chiamato anche EV-304, realizzato con la collaborazione di Pfizer e Astellas. La ricerca, in aperto, randomizzata e multicentrica, ha coinvolto 808 persone con malattia non trattata in precedenza e candidabili alla chemioterapia con cisplatino.

I partecipanti sono stati divisi tra il gruppo sottoposto alla combinazione di pembrolizumab ed enfortumab vedotin, seguita dalla chirurgia, e quello trattato con gemcitabina più cisplatino prima dell’intervento. L’operazione comprendeva la cistectomia radicale e la dissezione dei linfonodi pelvici.

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Nel gruppo trattato con la nuova combinazione, il rischio di progressione, ritorno della malattia o morte è risultato più basso del 47%. Gli eventi si sono verificati nel 21% dei pazienti, pari a 87 su 405, contro il 36%, cioè 146 su 403, registrato con la chemioterapia di confronto.

Anche la sopravvivenza globale ha evidenziato un vantaggio: la probabilità di morte è diminuita del 35%, con 69 casi su 405, pari al 17%, rispetto ai 99 su 403, ovvero il 25%, osservati nell’altro gruppo. La risposta patologica completa ha inoltre raggiunto il 55,8%, contro il 32,5% ottenuto con la chemioterapia neoadiuvante.


L’autorizzazione attende i rimborsi nazionali

Marjorie Green, vicepresidente senior e responsabile dello sviluppo clinico oncologico globale dei laboratori di ricerca Msd, ha evidenziato che il provvedimento arriva a meno di sei mesi dalla precedente autorizzazione europea della stessa combinazione. Secondo Green, la decisione consente di mettere a disposizione un’opzione importante per una platea più ampia e conferma l’impegno dell’azienda verso chi convive con il tumore della vescica.

Il parere favorevole del Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali era stato espresso a settembre 2026. L’autorizzazione riguarda tutti i 27 Paesi dell’Unione europea e si estende a Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

La disponibilità concreta non sarà però necessariamente simultanea nei diversi Stati. I tempi dipenderanno anche dalla conclusione delle procedure nazionali necessarie per definire il rimborso e l’accesso al trattamento.

Il protocollo dello studio è registrato su ClinicalTrials.gov con il codice NCT04700124. I risultati hanno riguardato soprattutto pazienti già idonei al cisplatino, mentre l’approvazione europea consente ora di impiegare il regime perioperatorio senza porre l’eleggibilità a questo farmaco come requisito per la scelta della terapia.

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