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Attualità 2 min di lettura28 min fa

Tumore della vescica, la nuova terapia riduce del 47% gli eventi

La Commissione europea autorizza pembrolizumab con enfortumab vedotin prima e dopo l’intervento, anche per chi non può ricevere cisplatino.

La Commissione europea ha dato il via libera a una nuova combinazione terapeutica per il carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile. Il regime associa pembrolizumab ed enfortumab vedotin prima della cistectomia radicale e prosegue dopo l’intervento, ampliando le possibilità di cura anche ai pazienti non idonei al cisplatino.

L’autorizzazione riguarda tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia. La disponibilità effettiva nei singoli Paesi sarà però legata ai tempi delle procedure nazionali, compresi i passaggi necessari per il rimborso.

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Un beneficio che supera il cisplatino

La decisione si fonda sui risultati dello studio di fase 3 KEYNOTE-B15, conosciuto anche come EV-304, realizzato con la collaborazione di Pfizer e Astellas. La ricerca ha coinvolto 808 persone con malattia non trattata in precedenza, assegnate in modo casuale ai due diversi percorsi terapeutici.

Nel gruppo sottoposto alla combinazione con pembrolizumab ed enfortumab vedotin, il rischio di progressione, ricaduta o morte è diminuito del 47% rispetto alla chemioterapia neoadiuvante con gemcitabina e cisplatino seguita dall’operazione. Gli eventi si sono verificati nel 21% dei casi contro il 36% osservato nel gruppo di confronto, con un rapporto di rischio pari a 0,53.


Sopravvivenza e risposta patologica

Lo stesso studio ha evidenziato anche un vantaggio sulla sopravvivenza complessiva: il rischio di morte è risultato inferiore del 35% con la nuova combinazione. I decessi hanno riguardato il 17% dei pazienti trattati con il regime sperimentale, rispetto al 25% del gruppo sottoposto alla chemioterapia standard, con un rapporto di rischio di 0,65.

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Un altro dato riguarda la risposta patologica completa, cioè l’assenza di tumore rilevabile al momento della valutazione chirurgica. La percentuale ha raggiunto il 55,8% con pembrolizumab ed enfortumab vedotin, contro il 32,5% ottenuto con gemcitabina e cisplatino.


Una platea più ampia di pazienti

Patrizia Giannatempo, dirigente medico della Struttura complessa di Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano, ha definito l’autorizzazione una svolta perché consente di proporre un trattamento perioperatorio anche a chi non può assumere cisplatino. «Circa il 50% dei pazienti non è eleggibile alla chemioterapia a base di cisplatino», ha ricordato.

Secondo i dati riportati da Msd, proprio questa limitazione esclude oggi una parte consistente delle persone dallo standard basato su chemioterapia e chirurgia. L’azienda considera il nuovo regime il primo nell’Unione europea a combinare un inibitore di PD-1 con un anticorpo-farmaco coniugato per questa indicazione, senza vincolare l’accesso all’idoneità al cisplatino.

Il tumore della vescica è l’ottava neoplasia più frequente al mondo, con oltre 635.000 diagnosi ogni anno. Nel 2024, in Europa, sono stati stimati 208.291 nuovi casi e più di 67.000 decessi; in Italia le nuove diagnosi sono state circa 31.000. Il carcinoma muscolo-invasivo rappresenta approssimativamente il 25% dei nuovi casi e quasi la metà dei pazienti sottoposti allo standard terapeutico va incontro a una recidiva.

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