Tumore alla vescica, svolta nell’Ue: rischio di morte ridotto del 35%
La Commissione europea autorizza pembrolizumab con enfortumab vedotin prima e dopo l’intervento, anche per chi non può assumere cisplatino.
Ogni anno il tumore della vescica colpisce oltre 635.000 persone nel mondo. Nel 2024, in Europa, le stime hanno raggiunto 208.291 nuovi casi e più di 67.000 decessi, mentre in Italia si sono registrate circa 31.000 diagnosi. Una quota intorno al 25% riguarda la forma muscolo-invasiva, più avanzata e complessa da trattare.
Per questi pazienti, il percorso terapeutico standard prevede in genere chemioterapia con cisplatino prima dell’operazione e rimozione chirurgica della vescica. Tuttavia, quasi un malato su due non può ricevere questo farmaco e, anche tra coloro che seguono il trattamento convenzionale, le recidive restano frequenti.
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Una nuova opzione oltre il cisplatino
La Commissione europea ha ora dato il via libera a pembrolizumab insieme a enfortumab vedotin per gli adulti con carcinoma muscolo-invasivo della vescica operabile. La combinazione può essere somministrata prima della cistectomia radicale e nuovamente dopo l’intervento, come trattamento adiuvante.
L’autorizzazione riguarda tutti i pazienti, senza fare della possibilità di assumere cisplatino il requisito per accedere alla terapia. Secondo Patrizia Giannatempo, dirigente medico della Struttura complessa di Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano, circa il 50% dei malati non è candidabile alla chemioterapia basata su quel farmaco. La specialista ha definito il nuovo approccio un cambiamento decisivo, perché offre una terapia sistemica anche a persone che in precedenza sarebbero state indirizzate soltanto all’intervento.
Giannatempo ha spiegato: «Possiamo dichiarare conclusa l’epoca della cisplatino-eleggibilità come principale criterio di scelta terapeutica». L’obiettivo è diminuire la probabilità di una ricomparsa della malattia e aumentare le possibilità di sopravvivenza dopo il trattamento chirurgico.
I risultati dello studio Keynote-B15
La decisione europea poggia sui dati dello studio di fase 3 Keynote-B15, chiamato anche EV-304, realizzato con la collaborazione di Pfizer e Astellas. La ricerca ha coinvolto 808 persone con malattia non ancora trattata, assegnate in modo casuale al nuovo regime oppure alla chemioterapia neoadiuvante con gemcitabina e cisplatino, seguita dall’operazione.
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Nel gruppo trattato con pembrolizumab ed enfortumab vedotin il rischio di progressione, ricaduta o morte è risultato più basso del 47% rispetto al trattamento di confronto. Gli eventi si sono verificati nel 21% dei casi, contro il 36% osservato nell’altro gruppo: 87 pazienti su 405 rispetto a 146 su 403.
Anche la sopravvivenza globale ha evidenziato un vantaggio statisticamente significativo. Il rischio di decesso è diminuito del 35%, con 69 morti su 405 pazienti trattati con la combinazione e 99 su 403 tra quelli sottoposti alla chemioterapia standard. La risposta patologica completa, inoltre, è stata raggiunta dal 55,8% dei pazienti, contro il 32,5% del gruppo di confronto.
Via libera in 30 Paesi europei
Il parere favorevole del Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali era arrivato a settembre 2026. L’approvazione consente la commercializzazione della combinazione nei 27 Stati membri dell’Unione europea, oltre che in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
L’arrivo effettivo del trattamento nei singoli Paesi non sarà però simultaneo. Le tempistiche dipenderanno anche dalla conclusione delle procedure nazionali necessarie per stabilire il rimborso e le modalità di accesso alla terapia.
Lo studio EV-304 è stato condotto in aperto, in più centri e con confronto attivo. Il protocollo comprendeva pembrolizumab, enfortumab vedotin e chirurgia — con cistectomia radicale e dissezione dei linfonodi pelvici — messi a confronto con gemcitabina, cisplatino e intervento chirurgico.
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