Tumore della vescica, arriva la svolta: rischio di morte ridotto del 35%
La Commissione europea autorizza una nuova combinazione terapeutica prima e dopo l’intervento per il carcinoma muscolo-invasivo, anche nei pazienti non trattabili con cisplatino.
Una nuova strategia terapeutica amplia le possibilità di cura per gli adulti colpiti da carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile. La Commissione europea ha autorizzato l’impiego di pembrolizumab insieme a enfortumab vedotin prima della cistectomia radicale e, successivamente, come trattamento adiuvante dopo l’intervento.
La combinazione è destinata ai pazienti indipendentemente dalla possibilità di ricevere cisplatino. La decisione riguarda tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia, anche se la disponibilità effettiva nei singoli Paesi dipenderà dai percorsi nazionali di rimborsabilità.
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I risultati che hanno portato all’ok europeo
L’autorizzazione si basa sui dati dello studio di fase 3 Keynote-B15, conosciuto anche come EV-304, realizzato con la collaborazione di Pfizer e Astellas. La ricerca ha coinvolto 808 persone con malattia non trattata in precedenza, assegnate in modo casuale al nuovo schema terapeutico oppure alla chemioterapia neoadiuvante con gemcitabina e cisplatino, seguita dalla chirurgia.
Nel gruppo trattato con pembrolizumab ed enfortumab vedotin prima e dopo l’operazione, il rischio di progressione, ricaduta o morte si è ridotto del 47% rispetto alla terapia di confronto. Gli eventi legati alla sopravvivenza libera da malattia si sono verificati nel 21% dei pazienti, contro il 36% osservato con gemcitabina e cisplatino: 87 casi su 405 contro 146 su 403, con un rapporto di rischio pari a 0,53.
Anche la sopravvivenza globale ha mostrato un vantaggio statisticamente significativo. Il rischio di morte è risultato inferiore del 35%, con eventi registrati nel 17% dei pazienti sottoposti alla nuova combinazione e nel 25% di quelli trattati con la chemioterapia standard. Il rapporto di rischio è stato pari a 0,65.
Un ulteriore indicatore riguarda la risposta patologica completa, cioè l’assenza di segni del tumore nei tessuti analizzati dopo il trattamento: il dato ha raggiunto il 55,8% con pembrolizumab più enfortumab vedotin, contro il 32,5% ottenuto con la chemioterapia neoadiuvante.
Una possibilità per chi non può ricevere cisplatino
Patrizia Giannatempo, dirigente medico della Struttura complessa di Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano, ha definito l’autorizzazione «un passaggio epocale» perché consente di superare il limite dell’idoneità al cisplatino. Secondo la specialista, circa il 50% dei pazienti non può affrontare una chemioterapia basata su questo farmaco.
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La nuova opzione, ha spiegato Giannatempo, permette di proporre un trattamento perioperatorio anche a persone che in passato venivano indirizzate soltanto alla cistectomia radicale. L’obiettivo è diminuire la probabilità di recidiva e migliorare la sopravvivenza complessiva, riducendo il peso dell’idoneità al cisplatino nella scelta della terapia.
Marjorie Green, vicepresidente senior e responsabile dello sviluppo clinico globale in oncologia dei laboratori di ricerca Msd, ha sottolineato che l’approvazione arriva a meno di sei mesi dal precedente via libera europeo alla stessa combinazione in un’altra indicazione. Per l’azienda, si tratta del primo regime nell’Unione europea che associa un inibitore di PD-1 a un anticorpo-farmaco coniugato per il carcinoma muscolo-invasivo della vescica senza distinguere in base alla possibilità di utilizzare cisplatino.
Un tumore ancora molto diffuso
Il carcinoma della vescica è indicato come l’ottava forma di tumore più frequente nel mondo, con oltre 635.000 nuove diagnosi ogni anno. Nel 2024, in Europa, le stime hanno raggiunto 208.291 casi e più di 67.000 decessi; nello stesso anno, in Italia, sarebbero stati circa 31.000 i nuovi pazienti.
Secondo alcune linee guida cliniche, il carcinoma muscolo-invasivo rappresenta circa un quarto delle nuove diagnosi. Il trattamento di riferimento prevede generalmente la chemioterapia a base di cisplatino prima dell’intervento, ma quasi la metà dei pazienti sottoposti a questo percorso sviluppa una recidiva e fino al 50% delle persone con malattia muscolo-invasiva non è idoneo a ricevere il farmaco.
Lo studio Keynote-B15, aperto, randomizzato, multicentrico e con controllo attivo, ha valutato la combinazione farmacologica insieme alla cistectomia radicale e alla dissezione dei linfonodi pelvici. Il parere favorevole del Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali era arrivato a settembre 2026, aprendo la strada alla decisione della Commissione europea.
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