1.157notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 3 min di lettura30 min fa

Tumore della vescica, la nuova opzione per chi non può fare cisplatino

La Commissione europea autorizza pembrolizumab con enfortumab vedotin prima e dopo l’intervento: nei test ridotti recidive, eventi e mortalità.

Ogni anno il tumore della vescica colpisce oltre 635.000 persone nel mondo. In Europa, le stime per il 2024 parlano di 208.291 nuove diagnosi e più di 67.000 decessi, mentre in Italia i nuovi casi sono stati circa 31.000. Una quota vicina al 25% riguarda la forma muscolo-invasiva, più difficile da trattare e con un rischio elevato di ritorno della malattia.

Per questi pazienti, il percorso di riferimento prevede normalmente la chemioterapia prima dell’intervento, seguita dalla rimozione radicale della vescica. Tuttavia, fino a un paziente su due non può ricevere cisplatino e, anche tra coloro che seguono lo schema tradizionale, quasi il 50% sviluppa una recidiva.

Offerta del giorno22 ottobre

Rowenta

-20% sulle aspirapolveri da Rowenta

Scade tra 70 giorni
********


I risultati che cambiano lo scenario

È in questo contesto che i dati dello studio di fase 3 Keynote-B15, chiamato anche EV-304, assumono particolare rilievo. Nei pazienti idonei al cisplatino, la combinazione di pembrolizumab ed enfortumab vedotin, somministrata prima dell’operazione e poi dopo la cistectomia radicale, ha ridotto del 47% il rischio di progressione, ricaduta o morte rispetto a gemcitabina più cisplatino seguiti dalla chirurgia.

La sopravvivenza globale ha registrato un vantaggio altrettanto significativo: il rischio di morte è risultato inferiore del 35% nel gruppo trattato con la combinazione. Anche la risposta patologica completa è stata più frequente, con un tasso del 55,8% contro il 32,5% osservato con la chemioterapia neoadiuvante.

Il lavoro ha coinvolto 808 persone ed era randomizzato, multicentrico, in aperto e con confronto attivo. Il protocollo prevedeva l’associazione dei due farmaci con cistectomia radicale e dissezione dei linfonodi pelvici, mettendola a confronto con il trattamento basato su gemcitabina e cisplatino seguito dall’intervento.


Un’opzione oltre il vincolo del cisplatino

«Possiamo dichiarare conclusa l’epoca della cisplatino-eleggibilità come principale criterio di scelta terapeutica», ha affermato Patrizia Giannatempo, dirigente medico della Struttura complessa di Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano. Secondo l’oncologa, il nuovo approccio potrebbe estendere il trattamento sistemico anche a persone che in precedenza venivano indirizzate soltanto alla chirurgia.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Giannatempo ha ricordato che circa il 50% dei pazienti non è candidabile alla chemioterapia con cisplatino. La combinazione, ha spiegato, punta a ridurre la probabilità di recidiva e a migliorare la sopravvivenza in una platea più ampia, superando alcune delle limitazioni legate alla chemioterapia tradizionale.

Marjorie Green, vicepresidente senior e responsabile dello sviluppo clinico globale in oncologia dei laboratori di ricerca Msd, ha sottolineato che l’autorizzazione arriva a meno di sei mesi dal precedente via libera europeo alla stessa combinazione in un’altra indicazione. Per l’azienda, si tratta di un avanzamento rilevante nella risposta ai bisogni delle persone con carcinoma della vescica muscolo-invasivo.


Il via libera europeo e la disponibilità

La Commissione europea ha autorizzato pembrolizumab insieme a enfortumab vedotin come trattamento neoadiuvante e, dopo la cistectomia radicale, come terapia adiuvante negli adulti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile. La combinazione rappresenta nell’Unione europea il primo regime che unisce un inibitore di PD-1 e un anticorpo-farmaco coniugato per questa malattia, senza subordinare l’accesso all’idoneità al cisplatino.

Il provvedimento è arrivato dopo il parere favorevole espresso a settembre 2026 dal Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali. L’autorizzazione riguarda tutti i 27 Paesi dell’Unione, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

I tempi effettivi di disponibilità varieranno da Stato a Stato. A incidere saranno anche la conclusione delle procedure nazionali per la rimborsabilità e le altre valutazioni necessarie prima dell’accesso commerciale al trattamento.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere