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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Tumore alla prostata, apalutamide riduce recidive e metastasi

La combinazione è stata valutata su 408 pazienti operabili con malattia non metastatica ad alto rischio.

Apalutamide associata alla terapia di deprivazione androgenica ha ridotto del 62% il rischio di recidiva o morte nei pazienti con tumore della prostata ad alto rischio, rispetto alla sola chirurgia. I risultati aggiornati del sottostudio Proteus sono stati presentati al congresso della Società europea di oncologia medica, concluso ieri a Madrid.

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I risultati dopo l’intervento

La sperimentazione ha riguardato 408 persone con una nuova diagnosi di carcinoma prostatico non metastatico, localizzato ad alto rischio o localmente avanzato, candidate all’intervento e a una terapia sistemica. Il trattamento sperimentale prevedeva apalutamide e terapia ormonale per sei mesi prima e sei mesi dopo la prostatectomia radicale.

Dopo un periodo mediano di osservazione di 37,8 mesi, la sopravvivenza libera da eventi non era ancora stata raggiunta nel gruppo trattato con la combinazione. Nel gruppo sottoposto alla sola operazione, invece, la mediana è risultata pari a 19,1 mesi. A tre anni, il 63% dei pazienti che aveva ricevuto apalutamide più terapia ormonale non aveva avuto recidive, metastasi, fallimento biochimico o decesso; la quota scendeva al 41,4% con la sola chirurgia.

Il regime combinato ha mostrato anche una diminuzione del 51% del rischio di sviluppare metastasi a distanza o morire. È stato inoltre rilevato un calo del 71% della probabilità di dover iniziare una terapia successiva: a tre anni, il 64,6% dei pazienti del gruppo sperimentale non ne aveva avuto bisogno, contro il 32% di quelli operati senza trattamento aggiuntivo.


Sicurezza e prospettive cliniche

Gli eventi avversi di grado 3 o 4 comparsi durante il trattamento hanno interessato il 31% dei pazienti che assumevano apalutamide con la terapia ormonale e il 22% di quelli sottoposti alla sola prostatectomia. Nessun decesso attribuito a eventi avversi durante il trattamento è stato registrato nei due gruppi.

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Tra gli effetti più frequenti associati ad apalutamide sono state segnalate vampate di calore, nel 64% dei casi, e incontinenza urinaria, nel 63%. Il profilo di sicurezza è stato considerato in linea con quanto già emerso dallo studio Proteus principale. La sopravvivenza globale sarà valutata con un periodo di osservazione più lungo.

Per Alberto Briganti, ordinario di Urologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Programma di chirurgia robotica dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, i dati indicano la possibilità di affiancare alla chirurgia un trattamento capace di prolungare il controllo della malattia. «La recidiva rimane una preoccupazione per i pazienti con forme aggressive», ha dichiarato commentando i risultati.

Apalutamide agisce impedendo agli ormoni androgeni di legarsi al loro recettore, con l’obiettivo di rallentare la crescita del tumore. Il sottostudio, presentato come contributo di particolare rilievo al congresso 2026 della Società europea di oncologia medica, prosegue l’analisi dei dati già illustrati nella sessione plenaria del congresso annuale della Società americana di oncologia clinica. Il manoscritto collegato è stato accettato dalla rivista European Urology.

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