PFAS, due borse di ricerca tra Conou e Pisa
Il progetto studierà presenza, rischi e gestione delle sostanze persistenti nelle filiere produttive e nel recupero degli oli usati
Il Conou e il Dipartimento Destec dell’Università di Pisa finanzieranno due borse di ricerca dedicate ai PFAS e alla loro gestione nell’economia circolare.
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La ricerca sui materiali recuperati
«Recuperare un materiale non basta. Dobbiamo anche capire che cosa stiamo rimettendo in circolo», osserva Pierluigi Zerbino, professore associato al Destec e responsabile scientifico del progetto. Secondo il docente, la presenza di queste sostanze può compromettere il recupero e il riutilizzo sicuro di materiali provenienti da comparti diversi, dalle costruzioni all’industria cartaria fino alle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
L’iniziativa punta a rafforzare il collegamento tra università e imprese, coinvolgendo giovani studiosi nell’analisi dei PFAS e nella ricerca di sistemi per controllarli lungo le filiere. Il gruppo di Ingegneria Gestionale del Destec lavora da tempo sui processi dell’economia circolare, compresi il recupero delle materie e l’organizzazione delle catene produttive.
Il ruolo del Consorzio
Riccardo Piunti, presidente del Conou, spiega che il Consorzio segue da alcuni anni il tema dopo aver individuato tracce di PFAS anche negli oli minerali. La preoccupazione riguarda la possibilità che i rifiuti contaminati non possano essere rigenerati, anche a distanza di molto tempo dalla loro immissione sul mercato.
«Come Consorzio di riciclo sentiamo fortemente questa responsabilità», afferma Piunti, ricordando che tra gli obiettivi dell’organizzazione rientrano il sostegno alla ricerca e la sperimentazione di nuovi trattamenti. Il Conou, attivo dal 1984, raccoglie la totalità degli oli minerali usati recuperabili in Italia e destina alla rigenerazione oltre il 98% del materiale raccolto.
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I dati sulla contaminazione
I PFAS comprendono numerose sostanze chimiche artificiali impiegate in prodotti di uso quotidiano. La loro lunga permanenza nell’ambiente rende necessario studiarne diffusione, effetti e modalità di prevenzione e rimozione.
In Toscana, l’Annuario 2025 di Arpat ha rilevato residui misurabili nel 95% delle stazioni esaminate per le acque superficiali e nel 73% di quelle relative alle falde sotterranee. Nelle acque superficiali, il 48% dei punti controllati ha inoltre mostrato valori superiori agli standard di qualità ambientale utilizzati dall’indicatore.
Gli impieghi delle sostanze
Il 13 aprile 2026 la Regione Toscana ha avviato un’indagine per individuare le fonti di contaminazione negli scarichi, nelle emissioni e nei materiali solidi delle principali attività produttive. L’obiettivo è costruire una mappa delle possibili origini del fenomeno.
I PFAS sono ancora presenti in molti ambiti: vengono utilizzati per imballaggi, medicinali, schiume antincendio, schede elettroniche e cosmetici. Le due borse avranno come tema l’analisi e la gestione delle sostanze perfluoroalchiliche nelle diverse filiere, compresa quella degli oli minerali usati.
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