Conou e Pisa finanziano due ricerche sui PFAS
Il progetto punta a migliorare il monitoraggio delle sostanze persistenti e la sicurezza del recupero dei materiali
Due borse di ricerca sui PFAS saranno finanziate dal Conou e dal Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni dell’Università di Pisa. L’iniziativa mira a studiare la presenza di queste sostanze nelle filiere produttive e le modalità per gestirle.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Il ruolo del recupero
«Da qualche anno abbiamo iniziato a interessarci a questo nemico invisibile», ha spiegato Riccardo Piunti, presidente del Conou. Il consorzio ha rilevato tracce di PFAS negli oli minerali e considera necessario aumentare le conoscenze su composti che possono compromettere il recupero dei rifiuti anche a distanza di anni dal loro utilizzo.
Il Conou opera dal 1984 nella raccolta e nel trattamento degli oli minerali usati. Oggi intercetta la totalità dei quantitativi raccoglibili in Italia e destina alla rigenerazione più del 98% dell’olio raccolto. Il progetto con l’ateneo toscano rientra nelle attività di ricerca dedicate al miglioramento dei processi di gestione e all’individuazione di impieghi alternativi.
La ricerca dell’Università di Pisa
Pierluigi Zerbino, professore associato al Destec e responsabile scientifico dell’iniziativa, ha richiamato l’attenzione sulla qualità dei materiali recuperati: «Recuperare un materiale non basta. Dobbiamo anche capire che cosa stiamo rimettendo in circolo».
L’attività coinvolgerà giovani studiosi nell’analisi dei PFAS e delle possibili soluzioni lungo le diverse filiere. Il gruppo di Ingegneria Gestionale del Destec studia da tempo i processi dell’economia circolare, con attenzione ai settori delle costruzioni, della produzione cartaria e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
La presenza dei PFAS in Toscana
I PFAS sono composti chimici artificiali impiegati in molti oggetti e prodotti di uso comune. La loro persistenza consente loro di restare nell’ambiente per periodi prolungati e rende necessario valutarne diffusione, effetti e modalità di rimozione.
In Toscana, l’Annuario 2025 di Arpat ha rilevato residui misurabili nel 95% delle stazioni controllate per le acque superficiali e nel 73% di quelle dedicate alle acque sotterranee. Nelle acque superficiali, il 48% dei punti esaminati ha inoltre mostrato valori oltre gli standard di qualità ambientale utilizzati dall’indicatore.
Monitoraggio e nuove borse
La Regione Toscana ha avviato il 13 aprile 2026 un’indagine per individuare le fonti di contaminazione negli scarichi, nelle emissioni e nei materiali solidi delle principali attività produttive. Nel frattempo, l’impiego dei PFAS riguarda ancora imballaggi, medicinali, schiume antincendio, componenti elettronici e cosmetici.
Le borse avranno come tema «Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS): sfida silenziosa all’economia circolare. Approcci di analisi e gestione nelle diverse filiere eccellenti (inclusa quella degli oli minerali usati)». La collaborazione vuole inoltre rafforzare il collegamento tra università e imprese, formando professionalità in grado di affrontare la presenza di queste sostanze nei cicli produttivi.
Continua a leggere
PFAS, Conou e Università di Pisa finanziano due ricerche
Le borse sosterranno studi su contaminazione, filiere produttive e recupero degli oli minerali usati
Pisa e Conou finanziano due studi sui PFAS
Il progetto coinvolge giovani ricercatori e punta a valutare rischi e gestione degli inquinanti nelle filiere produttive
PFAS, due borse di ricerca tra Conou e Pisa
Il progetto studierà presenza, rischi e gestione delle sostanze persistenti nelle filiere produttive e nel recupero degli oli usati
Carburanti Ue, inverno difficile secondo Jorgensen
Il commissario europeo annuncia un lavoro con le raffinerie per contenere i costi e rafforzare la produzione interna