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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Conou e Pisa finanziano due ricerche sui PFAS

Il progetto punta a migliorare il monitoraggio delle sostanze persistenti e la sicurezza del recupero dei materiali

Due borse di ricerca sui PFAS saranno finanziate dal Conou e dal Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni dell’Università di Pisa. L’iniziativa mira a studiare la presenza di queste sostanze nelle filiere produttive e le modalità per gestirle.

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Il ruolo del recupero

«Da qualche anno abbiamo iniziato a interessarci a questo nemico invisibile», ha spiegato Riccardo Piunti, presidente del Conou. Il consorzio ha rilevato tracce di PFAS negli oli minerali e considera necessario aumentare le conoscenze su composti che possono compromettere il recupero dei rifiuti anche a distanza di anni dal loro utilizzo.

Il Conou opera dal 1984 nella raccolta e nel trattamento degli oli minerali usati. Oggi intercetta la totalità dei quantitativi raccoglibili in Italia e destina alla rigenerazione più del 98% dell’olio raccolto. Il progetto con l’ateneo toscano rientra nelle attività di ricerca dedicate al miglioramento dei processi di gestione e all’individuazione di impieghi alternativi.


La ricerca dell’Università di Pisa

Pierluigi Zerbino, professore associato al Destec e responsabile scientifico dell’iniziativa, ha richiamato l’attenzione sulla qualità dei materiali recuperati: «Recuperare un materiale non basta. Dobbiamo anche capire che cosa stiamo rimettendo in circolo».

L’attività coinvolgerà giovani studiosi nell’analisi dei PFAS e delle possibili soluzioni lungo le diverse filiere. Il gruppo di Ingegneria Gestionale del Destec studia da tempo i processi dell’economia circolare, con attenzione ai settori delle costruzioni, della produzione cartaria e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

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La presenza dei PFAS in Toscana

I PFAS sono composti chimici artificiali impiegati in molti oggetti e prodotti di uso comune. La loro persistenza consente loro di restare nell’ambiente per periodi prolungati e rende necessario valutarne diffusione, effetti e modalità di rimozione.

In Toscana, l’Annuario 2025 di Arpat ha rilevato residui misurabili nel 95% delle stazioni controllate per le acque superficiali e nel 73% di quelle dedicate alle acque sotterranee. Nelle acque superficiali, il 48% dei punti esaminati ha inoltre mostrato valori oltre gli standard di qualità ambientale utilizzati dall’indicatore.


Monitoraggio e nuove borse

La Regione Toscana ha avviato il 13 aprile 2026 un’indagine per individuare le fonti di contaminazione negli scarichi, nelle emissioni e nei materiali solidi delle principali attività produttive. Nel frattempo, l’impiego dei PFAS riguarda ancora imballaggi, medicinali, schiume antincendio, componenti elettronici e cosmetici.

Le borse avranno come tema «Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS): sfida silenziosa all’economia circolare. Approcci di analisi e gestione nelle diverse filiere eccellenti (inclusa quella degli oli minerali usati)». La collaborazione vuole inoltre rafforzare il collegamento tra università e imprese, formando professionalità in grado di affrontare la presenza di queste sostanze nei cicli produttivi.

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