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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

PFAS, Conou e Università di Pisa finanziano due ricerche

Le borse sosterranno studi su contaminazione, filiere produttive e recupero degli oli minerali usati

CONOU e Dipartimento Destec dell’Università di Pisa promuovono due borse di ricerca dedicate ai PFAS. Il progetto punta a studiare la presenza di queste sostanze, i rischi collegati e le modalità per gestirle nelle diverse filiere produttive.

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La presenza dei PFAS in Toscana

I PFAS sono composti chimici sintetici impiegati in numerosi articoli di uso comune, dagli imballaggi ai medicinali, dalle schiume antincendio ai cosmetici. La loro elevata resistenza ne favorisce la permanenza nell’ambiente per periodi prolungati e rende necessario approfondirne gli effetti e le possibilità di prevenzione.

I dati toscani confermano la diffusione del fenomeno. L’Annuario 2025 di Arpat, pubblicato a febbraio, segnala residui misurabili nel 95% delle stazioni esaminate per le acque superficiali e nel 73% di quelle dedicate alle acque sotterranee. Nelle acque superficiali, inoltre, il 48% dei punti controllati ha evidenziato valori oltre gli standard di qualità ambientale considerati dall’indicatore.

Il 13 aprile 2026 la Regione Toscana ha avviato un’indagine per individuare le fonti di contaminazione negli scarichi, nelle emissioni e nei materiali solidi prodotti dalle principali attività industriali.


Gli studi finanziati dal progetto

Il tema delle due borse sarà “Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS): sfida silenziosa all’economia circolare. Approcci di analisi e gestione nelle diverse filiere eccellenti (inclusa quella degli oli minerali usati)”. L’obiettivo è fornire dati e strumenti utili a comprendere come queste sostanze si muovano lungo i processi produttivi e come possano essere trattate.

Pierluigi Zerbino, professore associato al Destec e responsabile scientifico dell’iniziativa, ha osservato: «Recuperare un materiale non basta. Dobbiamo anche capire che cosa stiamo rimettendo in circolo». Secondo il docente, i PFAS possono rendere più complesso il recupero sicuro dei materiali e interessano comparti diversi, tra cui edilizia, industria cartaria e apparecchiature elettriche ed elettroniche.

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La collaborazione coinvolgerà giovani studiosi e mira a rafforzare i rapporti tra università e imprese. Il gruppo di Ingegneria Gestionale del Destec lavora da tempo sui temi dell’economia circolare, con attenzione sia al recupero dei materiali sia all’organizzazione delle filiere.


Il ruolo del consorzio

Il contributo del CONOU si collega all’attività avviata dal Consorzio nel 1984 per raccogliere e trattare gli oli minerali usati, destinandoli soprattutto alla rigenerazione. Attualmente il sistema intercetta la totalità degli oli recuperabili sul territorio nazionale e avvia a rigenerazione oltre il 98% di quelli raccolti.

«Da qualche anno abbiamo iniziato a interessarci a questo nemico invisibile», ha spiegato Riccardo Piunti, presidente del CONOU. Il consorzio ha rilevato tracce di PFAS negli oli minerali e teme che la contaminazione possa compromettere la rigenerazione dei rifiuti anche a distanza di anni dal loro ingresso nel circuito produttivo.

Tra gli obiettivi dell’ente rientrano anche il sostegno alla ricerca, la sperimentazione di nuovi trattamenti e l’individuazione di impieghi alternativi. Con le borse, il CONOU intende inoltre coinvolgere i giovani professionisti chiamati ad affrontare il problema nelle diverse filiere.

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