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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Due borse di ricerca per studiare i PFAS

Università di Pisa e CONOU finanziano studi su contaminanti persistenti e riciclo degli oli minerali usati

CONOU e Università di Pisa hanno promosso due borse di ricerca dedicate ai PFAS e alla loro gestione nelle filiere produttive.

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Ricerca e materiali recuperati

«Recuperare un materiale non basta. Dobbiamo anche capire che cosa stiamo rimettendo in circolo», ha osservato Pierluigi Zerbino, professore associato al Destec e responsabile scientifico dell’iniziativa.

Secondo Zerbino, la presenza di queste sostanze può complicare il riutilizzo sicuro dei materiali in comparti diversi, dall’edilizia alla produzione della carta, fino alle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Il progetto punta quindi a collegare il lavoro universitario alle esigenze delle imprese e a coinvolgere i giovani studiosi nella ricerca di metodi applicabili lungo le filiere.

Anche Riccardo Piunti, presidente del CONOU, ha spiegato che il Consorzio ha iniziato da alcuni anni a occuparsi dei PFAS dopo averne individuato tracce negli oli minerali. L’obiettivo, ha aggiunto, è comprendere meglio un fenomeno ancora poco noto e impedire che la presenza dei contaminanti renda impossibile la rigenerazione dei rifiuti anche a distanza di tempo.


Cosa prevedono le borse

Le borse avranno come argomento le sostanze perfluoroalchiliche e il loro rapporto con l’economia circolare. Gli studi riguarderanno le tecniche di analisi e le modalità di gestione nei diversi settori, compreso quello degli oli minerali usati.

Il lavoro sarà sostenuto dal CONOU e dal Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni dell’Università di Pisa. La collaborazione mira a produrre dati sulle caratteristiche dei PFAS e a individuare procedure utili per affrontarli nelle attività produttive.

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La presenza in Toscana

I PFAS sono composti chimici sintetici impiegati in molti articoli di uso quotidiano. La loro resistenza alla degradazione ne favorisce la permanenza nell’ambiente e rende necessario verificare sia la diffusione sia i possibili effetti sulla salute.

L’Annuario 2025 di Arpat, pubblicato a febbraio 2026, ha rilevato residui misurabili nel 95% delle stazioni toscane controllate per le acque superficiali e nel 73% di quelle dedicate alle acque sotterranee. Nelle acque superficiali, il 48% dei punti esaminati ha inoltre registrato valori oltre gli standard di qualità ambientale utilizzati dall’indicatore.


Controlli e filiere produttive

Il 13 aprile 2026 la Regione Toscana ha avviato un’indagine per individuare le fonti di contaminazione negli scarichi, nelle emissioni e nei materiali solidi delle principali attività produttive. I PFAS continuano intanto a essere utilizzati per imballaggi, medicinali, schiume antincendio, componenti elettronici e cosmetici.

Il CONOU opera dal 1984 nella raccolta e nel trattamento degli oli minerali usati, con il recupero attraverso la rigenerazione. Il Consorzio raccoglie la totalità degli oli recuperabili sul territorio nazionale e destina a rigenerazione oltre il 98% del materiale raccolto. La ricerca finanziata con l’Università di Pisa rientra nelle attività del Consorzio per sviluppare nuovi processi di trattamento e rendere più efficiente la gestione dell’intero ciclo.

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