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Attualità 2 min di lettura50 min fa

David Rossi, nuove indagini per omicidio a Firenze e Brescia

Le procure antimafia verificano moventi economici e possibili rapporti con la criminalità organizzata nel Mantovano

La morte di David Rossi è tornata al centro di un’inchiesta per omicidio. La Direzione distrettuale antimafia di Firenze e quella di Brescia stanno esaminando filoni diversi sul decesso dell’ex responsabile della comunicazione di Montepaschi, precipitato il 6 marzo 2013 dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni, a Siena.

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Le nuove verifiche giudiziarie

Il procedimento fiorentino è nato dopo la trasmissione degli atti da parte della Procura di Siena, in seguito all’esposto presentato da Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi. Le due familiari chiedono da anni che la vicenda venga valutata anche alla luce dell’ipotesi di omicidio, dopo che due precedenti indagini senesi avevano portato all’archiviazione come suicidio.

Nel fascicolo di Firenze sono confluiti anche documenti della seconda commissione parlamentare d’inchiesta. Nella relazione intermedia, depositata lo scorso marzo, l’organismo aveva escluso la ricostruzione del suicidio. Carolina Orlandi ha accolto la notizia dicendo: «Finalmente anche per la procura l’archiviazione come suicidio è superata; lo Stato non si divide e contraddice più, è omicidio per tutti».


Il filone aperto a Brescia

Un secondo procedimento è stato assegnato la scorsa estate alla pm Claudia Passalacqua, alla Procura distrettuale antimafia di Brescia. Gli accertamenti riguardano soprattutto eventuali connessioni con ambienti della criminalità organizzata nel Mantovano, con attenzione all’area di Viadana e alla cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri, originaria di Cutro e radicata tra Mantovano ed Emilia.

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Tra gli elementi esaminati figurano anche alcuni spostamenti di denaro. Mps destinava circa 50 milioni di euro all’anno alle sponsorizzazioni e sosteneva una squadra di rugby nel Mantovano; prima della morte di Rossi quel capitolo di spesa sarebbe stato ridotto di circa 10 milioni. Gli investigatori verificano quindi chi potesse trarre vantaggio da quelle risorse e se vi fossero interessi riconducibili a esponenti della ‘ndrangheta.


La posizione della famiglia

Quello bresciano rappresenta uno dei tre percorsi investigativi affidati alle Direzioni distrettuali antimafia sulla vicenda. Gli altri sono condotti a Firenze e Bologna, con verifiche su ambienti e possibili collegamenti differenti.

Antonella Tognazzi ha spiegato di attendere da 14 anni un’indagine orientata a chiarire la morte del marito. L’avvocato Carmelo Miceli, che assiste la vedova e la figlia, ha ricordato che oltre un anno fa era stata depositata una richiesta di riapertura, accompagnata da elementi ritenuti nuovi e incompatibili con l’archiviazione per suicidio.

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