Trump, spot con fondi pubblici: la rivolta arriva dal suo partito
Tre video celebrano l’amministrazione e attaccano comunismo e socialismo, ma il finanziamento statale scatena dubbi legali e critiche anche tra i repubblicani.
La campagna pubblicitaria dell’amministrazione Trump, trasmessa in televisione e sulle piattaforme digitali, ha già superato 1,5 milioni di dollari di spesa secondo le stime di AdImpact. Il conto, però, non sarebbe a carico del presidente o del suo comitato elettorale: a sostenerlo sono i contribuenti, mentre mancano ancora informazioni precise sull’ente pubblico che ha messo a disposizione i fondi.
Il caso sta creando imbarazzo tra i repubblicani a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. Diversi esponenti del partito contestano l’uso delle risorse federali per messaggi che celebrano Trump e le sue politiche, mentre gli esperti di diritto pubblico ipotizzano una possibile violazione delle norme contro la propaganda finanziata dal Congresso.
I repubblicani prendono le distanze
John Thune, leader dei conservatori al Senato, ha riconosciuto l’efficacia del messaggio ma ha contestato la fonte del finanziamento: «È un bello spot. Mi piace il messaggio, ma non dovrebbe essere pagato dai contribuenti». Anche John Cornyn ha sostenuto che il denaro pubblico non dovrebbe essere utilizzato in questo modo.
Ancora più aspra è stata la reazione di Thomas Massie, deputato conservatore sconfitto alle primarie da un candidato appoggiato da Trump. Con tono sarcastico, ha osservato: «Usare denaro pubblico per una campagna pubblicitaria del presidente è stato fatto in passato ed è completamente legale… in una repubblica delle banane». Mike Rounds, altro senatore repubblicano, ha aggiunto di non aver condiviso la scelta, pur ricordando che la Casa Bianca non è vincolata alle stesse direttive applicate ai membri del Congresso.
Tre video e un conto milionario
Il primo filmato è comparso la scorsa settimana e alterna immagini di Trump a messaggi sui tagli fiscali, sul rilancio della manifattura statunitense e sulla necessità di difendere ordine pubblico e forze dell’ordine. Un secondo video mostra il Monte Rushmore illuminato di notte e riprende immagini e frasi pronunciate dal presidente durante le celebrazioni del 4 luglio per il 250° anniversario degli Stati Uniti.
L’ultimo annuncio dura circa 30 secondi e propone un montaggio rapido di immagini del presidente. La voce fuori campo evoca lo scontro con comunisti, socialisti, globalisti e sostenitori delle guerre, mentre le scritte attribuiscono all’amministrazione risultati economici e industriali. Il filmato, inoltre, utilizza la canzone “Love Me” di JMSN, ma il cantante ha dichiarato di non aver mai autorizzato l’impiego del brano per finalità politiche.
I tre messaggi sono stati diffusi su reti televisive generaliste e via cavo, oltre che attraverso servizi in streaming. Sono comparsi anche durante programmi molto seguiti, tra cui le partite di football universitario e della Lega nazionale di football. In chiusura riportano tutti la dicitura che indica il pagamento da parte del governo degli Stati Uniti.
La Casa Bianca invoca i precedenti
L’amministrazione sostiene che non si tratti di pubblicità elettorale, anche perché Trump non sarebbe formalmente candidato a una consultazione. La Casa Bianca li presenta come annunci di pubblica utilità, destinati a rafforzare il patriottismo e a spiegare perché il Paese meriti di essere difeso dentro i confini, in patria e all’estero.
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Per sostenere la propria posizione, l’amministrazione ha richiamato campagne realizzate da governi precedenti. Tra gli esempi citati figurano i messaggi di George W. Bush sulla legge Medicare, quelli di Barack Obama sui sussidi dell’Affordable Care Act e gli annunci di Joe Biden sulla vaccinazione contro il COVID-19. Sono stati ricordati anche i manifesti e i programmi radiofonici utilizzati da Woodrow Wilson e Franklin D. Roosevelt durante le due guerre mondiali.
La Casa Bianca ha inoltre accusato i media di diffondere informazioni false sugli annunci. La sua tesi è che i video non contengano un invito esplicito a votare né riferimenti a una candidatura, ma soltanto un appello ad amare gli Stati Uniti e a riconoscere ciò che, secondo l’amministrazione, li rende degni di essere difesi.
I dubbi sulle regole federali
Secondo diversi studiosi di diritto, il confronto con le campagne istituzionali del passato non sarebbe sufficiente. Kathleen Clark, docente di etica legale alla Washington University di St. Louis, ritiene che i nuovi filmati non aiutino i cittadini ad accedere a un servizio o a un programma pubblico specifico, ma funzionino piuttosto come propaganda a favore del presidente.
Anche Painter, già entrato nell’amministrazione Bush dopo la campagna su Medicare, ha distinto i due casi. A suo giudizio, i messaggi dedicati alla sanità potevano essere considerati discutibili per alcune informazioni fuorvianti, mentre gli spot di Trump sembrano entrare in conflitto più diretto con la norma che vieta di impiegare fondi stanziati dal Congresso per pubblicità o propaganda.
Tra i contenuti contestati figurano riferimenti generici ai presunti mali dello Stato profondo e agli avversari ideologici dell’amministrazione, senza indicazioni concrete su una politica pubblica o su un beneficio destinato ai cittadini. Jamie Raskin, deputato democratico, ha parlato del possibile configurarsi di appropriazione indebita e furto di beni pubblici a fini di campagna.
Il controllo resta incerto
I principali esponenti democratici delle commissioni per gli stanziamenti di Camera e Senato hanno chiesto alla Casa Bianca di interrompere la diffusione dei video e di fornire dati dettagliati sui costi di produzione e trasmissione. Alle loro richieste si sono aggiunte le proteste di più di una dozzina di democratici e di alcuni membri repubblicani.
Il controllo parlamentare, tuttavia, appare complicato dal fatto che entrambe le camere sono guidate dal Partito repubblicano. Prima del voto di novembre, questa situazione potrebbe ridurre la possibilità di audizioni o di un’indagine formale sugli annunci e sulla provenienza delle risorse utilizzate.
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