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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Carburanti, il vero nodo non è il greggio: l’allarme di Unem

Gianni Murano chiede una strategia energetica europea capace di unire sicurezza degli approvvigionamenti, transizione ecologica e competitività industriale.

La crisi dei carburanti non nasce soltanto dal costo del petrolio. Secondo Gianni Murano, presidente di Unem, l’Europa dispone della materia prima ma non possiede più una capacità di raffinazione sufficiente a trasformarla nei prodotti necessari alla mobilità. «Abbiamo disponibilità di petrolio, quindi la materia prima c’è, ma mancano le raffinerie per raffinarlo», ha osservato in un’intervista all’Adnkronos.

Il problema, dunque, riguarda soprattutto la dipendenza da impianti esterni al continente e la perdita di una parte della struttura industriale europea. Una fragilità che rischia di riflettersi sui prezzi anche quando le quotazioni del greggio non spiegano da sole l’aumento alla pompa.


Più Europa per ridurre i costi

Per Murano la risposta non può essere affidata a interventi isolati dei singoli Stati. Serve una politica energetica coordinata, nella quale gli impianti, le reti e le risorse dei diversi Paesi siano considerati parte di un sistema comune e utilizzati in base alla domanda dell’intera Unione europea.

Il presidente di Unem cita il caso dell’elettricità, con alcuni Paesi che dispongono di energia a costo molto basso ma non riescono a trasferirla altrove a causa dei limiti delle reti. Una situazione simile riguarda la raffinazione: l’Italia avrebbe capacità in eccesso, mentre Francia e Germania presenterebbero un deficit e devono ricorrere alle importazioni. Un coordinamento più stretto, sostiene Murano, potrebbe contenere i costi e valorizzare meglio gli impianti disponibili.


Lo sconto alla pompa non basta

Nel frattempo, alcune aziende hanno introdotto un limite al prezzo dei carburanti. Eni, Socar, Ip, Esso e Q8 hanno scelto di applicare riduzioni comprese tra 15 e 17 centesimi di euro al litro, una misura che Murano considera significativa perché rivolta direttamente ai consumatori.

L’intervento, tuttavia, non può durare indefinitamente. A pesare sono soprattutto i mercati internazionali dei prodotti già raffinati, le cui quotazioni stanno crescendo più rapidamente rispetto a quelle del Brent. Per questo lo sforzo delle società può attenuare l’impatto nell’immediato, ma non sostituisce una soluzione strutturale.


Raffinazione, il vuoto da colmare

L’Europa ha perso circa 30 raffinerie nell’arco di dieci anni, riducendo di circa il 20% la propria capacità produttiva. Nel frattempo ha trasferito una parte rilevante della produzione prima alla Russia, che rappresentava il terzo polo mondiale della raffinazione dopo Stati Uniti e Cina, e in seguito agli impianti del Golfo Persico.

Questa dipendenza si è aggravata con le sanzioni e con le tensioni nelle aree attraversate dai traffici energetici, tra lo stretto di Hormuz e il Mar Rosso. La conseguenza è che l’Europa importa ogni anno circa 40 milioni di tonnellate di gasolio, quasi il doppio dei 23 milioni consumati dall’Italia.

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Transizione e sicurezza insieme

La riduzione delle emissioni, secondo il presidente di Unem, deve procedere insieme alla tutela degli approvvigionamenti. Alla sostenibilità ambientale ed economica va affiancata quella energetica, perché una transizione priva di forniture sicure può aumentare la vulnerabilità del sistema.

La diminuzione dei consumi e la diffusione dell’auto elettrica possono rappresentare una risposta di lungo periodo, ma non risolvono il fabbisogno attuale. I carburanti liquidi continuano infatti a coprire oltre il 90% della mobilità stradale leggera, dell’aviazione e del trasporto marittimo.


Biocarburanti per accompagnare il cambio

Nel percorso verso la decarbonizzazione, la raffinazione può mantenere un ruolo rilevante. Circa il 36% della domanda energetica europea e italiana è ancora soddisfatto da carburanti liquidi, comprendendo sia le componenti fossili sia quelle ottenute da fonti rinnovabili.

L’Italia dispone già di due bioraffinerie dedicate alla produzione di biocarburanti, mentre un terzo impianto a Livorno si trova in una fase avanzata di realizzazione. Le strutture future potranno combinare lavorazioni tradizionali e rinnovabili, integrando biocarburanti, combustibili sintetici, idrogeno prodotto da fonti rinnovabili e carburanti ricavati dai rifiuti.


Una strategia da costruire subito

Murano propone innanzitutto di misurare con precisione il fabbisogno energetico europeo e la capacità effettiva dell’industria di soddisfarlo. Da questa analisi dovrebbe partire un piano per aumentare la raffinazione e ridurre il divario tra consumi e produzione interna.

L’obiettivo non sarebbe abbandonare l’elettrificazione, ma affiancarla a strumenti capaci di rispondere alle necessità presenti. «La direzione che deve prendere l’Europa è ripensare una strategia energetica che consideri anche i carburanti liquidi», ha spiegato Murano, indicando nella sicurezza delle forniture il criterio da affiancare agli obiettivi ambientali.

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