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Attualità 2 min di lettura2 giorni fa

Malta era raggiungibile a piedi? Il ponte sommerso sotto il Canale

Le mappe dei fondali tra Sicilia e Malta mostrano le tracce di un antico paesaggio emerso durante l’ultima glaciazione, ma il passaggio umano resta da dimostrare.

Per raggiungere Malta oggi servono una nave o un aereo. Durante l’ultima glaciazione, però, tra la Sicilia e l’arcipelago potrebbe essere esistita una vasta area terrestre, poi inghiottita dal Mediterraneo: un ambiente fatto di rilievi, bacini lagunari e acque basse.

A ricostruirne la possibile conformazione sono le indagini condotte da Cnr-Ismar e OGS nel progetto Bridges. Le nuove rilevazioni del fondale del Canale di Sicilia hanno restituito un quadro più complesso rispetto alle mappe realizzate all’inizio del Novecento.


Un paesaggio emerso 22 mila anni fa

Il punto di svolta risale a circa 22 mila anni fa, quando il Mediterraneo raggiunse il livello più basso della sua storia recente: fino a 120 metri in meno rispetto a oggi. Le grandi masse di ghiaccio presenti sui continenti avevano sottratto enormi quantità d’acqua agli oceani, facendo affiorare porzioni di territorio ora sommerse.

In quel contesto, gli studiosi ipotizzano che davanti alla costa sud-orientale della Sicilia si estendesse una connessione terrestre capace di avvicinare l’isola a Malta. Le mappe ad alta definizione mostrano dorsali non continue, depressioni e conche protette da barriere naturali, elementi che ricordano le lagune costiere moderne.


Il fondale nasconde un arcipelago

L’insieme delle strutture rilevate suggerisce l’esistenza di un paesaggio simile a un arcipelago oggi sprofondato. Tra le tracce più rilevanti c’è anche quella di una possibile barriera corallina, la cui reale natura dovrà essere verificata con ulteriori analisi.

I ricercatori esamineranno i sedimenti e li sottoporranno alla datazione con il radiocarbonio. In questo modo sarà possibile stabilire in quale periodo le diverse porzioni di terra siano state sommerse e capire quale ambiente costiero si fosse sviluppato nell’area.

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Il passaggio umano resta incerto

La presenza di animali lungo questo corridoio naturale appare plausibile, così come una possibile frequentazione da parte di gruppi siciliani di cacciatori-raccoglitori in cerca di risorse. Non esistono, tuttavia, prove definitive che dimostrino un attraversamento umano a piedi.

Un elemento è invece considerato acquisito: quando i primi abitanti arrivarono a Malta, il collegamento terrestre non esisteva più. Per anni si è pensato che l’isola fosse stata popolata da agricoltori neolitici circa 7.500 anni fa, ma uno studio pubblicato su Nature ha individuato nel nord di Malta tracce di comunità di cacciatori-agricoltori risalenti a un millennio prima.


Malta fu raggiunta dal mare

Se il ponte era già scomparso, quelle popolazioni dovettero affrontare la navigazione in mare aperto. L’ipotesi rafforza l’idea che le comunità mesolitiche possedessero capacità nautiche più sviluppate di quanto a lungo si sia ritenuto.

Anche la cronologia dei primi insediamenti rimane però incompleta. Non è ancora chiaro se i resti individuati appartengano davvero ai primi abitanti di Malta oppure se l’occupazione dell’isola sia cominciata ancora prima. Le lagune riparate e le acque poco profonde, ricche di pesci e molluschi, potrebbero comunque avere reso l’area una meta attraente per gruppi umani in cerca di cibo.

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