Carburanti, il paradosso europeo: c’è petrolio ma mancano le raffinerie
Il presidente di Unem Gianni Murano chiede una politica energetica comune per ridurre la dipendenza dalle importazioni senza fermare la transizione
Il problema non è soltanto la disponibilità di greggio. L’Europa dispone della materia prima, ma non possiede più impianti sufficienti per trasformarla in carburanti: secondo Gianni Murano, presidente di Unem, è questo il paradosso emerso con l’attuale crisi energetica. Fino a dieci anni fa, sostiene, il continente riusciva a coprire il proprio fabbisogno, mentre oggi deve affidarsi in misura crescente a strutture esterne.
Murano ha sintetizzato così la difficoltà: «Noi abbiamo disponibilità di petrolio, quindi la materia prima c'è, ma mancano le raffinerie per raffinarlo». Il nodo, dunque, riguarda la capacità industriale europea e non soltanto il prezzo del barile.
L’energia va gestita come una risorsa comune
Per affrontare il problema, il presidente di Unem considera indispensabile una strategia condivisa a livello continentale. A suo giudizio, l’Europa dovrebbe coordinare meglio le proprie infrastrutture e utilizzare gli impianti disponibili in base alla domanda complessiva, invece di considerarli esclusivamente patrimonio dei singoli Stati.
Murano cita il caso dell’elettricità prodotta a costo molto basso in alcuni Paesi, ma non esportata a causa delle strozzature della rete. Lo stesso squilibrio riguarda la raffinazione: l’Italia avrebbe capacità in eccesso, mentre Francia e Germania devono ricorrere agli acquisti dall’estero. Un coordinamento più stretto, sostiene, permetterebbe di contenere i costi e avvicinare i prezzi energetici tra i diversi Paesi.
Il tetto alla pompa non basta
In questo scenario si inseriscono gli interventi decisi da Eni, Socar, Ip, Esso e Q8, che hanno limitato il prezzo dei carburanti attraverso riduzioni comprese tra 15 e 17 centesimi al litro. Murano considera la scelta un segnale di attenzione verso i consumatori e verso il mercato italiano, ma la ritiene sostenibile soltanto per un periodo limitato.
La tenuta di queste iniziative dipenderà anche dall’andamento internazionale. Le quotazioni dei prodotti già raffinati stanno infatti aumentando rispetto a quelle del greggio di riferimento Brent, rendendo più difficile mantenere a lungo gli sconti alla distribuzione.
Il declino delle raffinerie espone l’Europa
Secondo il presidente di Unem, le misure temporanee sono la conseguenza di una debolezza industriale maturata negli anni. Nell’ultimo decennio il continente ha perso circa 30 raffinerie, pari a quasi il 20% della capacità complessiva.
La produzione dei carburanti finiti è stata progressivamente affidata a operatori esterni. Prima la Russia rappresentava uno dei principali poli mondiali della raffinazione; dopo le sanzioni, il ricorso si è spostato soprattutto verso gli impianti situati nell’area del Golfo Persico e lungo le rotte tra lo stretto di Hormuz e il Mar Rosso. Una dipendenza che, in caso di tensioni internazionali, rende più fragile l’approvvigionamento europeo.
La transizione deve includere i carburanti liquidi
Murano chiede quindi di rivedere l’impostazione della politica energetica dell’Unione europea. I carburanti liquidi, osserva, coprono ancora oltre il 90% della mobilità su strada, del trasporto aereo e dei collegamenti marittimi; per questo non possono essere esclusi dai piani di sicurezza degli approvvigionamenti.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
La transizione ecologica, nella sua analisi, deve tenere insieme tre aspetti: tutela ambientale, sostenibilità economica e affidabilità delle forniture. Il tema della sicurezza energetica, indicato a Bruxelles nel 2022 con l’espressione inglese “Security of Supply”, dovrebbe tornare centrale nelle decisioni europee.
Un divario di 40 milioni di tonnellate
Il primo passaggio concreto dovrebbe consistere, secondo Unem, in una valutazione della domanda energetica del continente e della capacità effettiva di soddisfarla. Particolare attenzione andrebbe riservata al gasolio e agli impianti necessari per produrlo.
Ogni anno l’Europa importa circa 40 milioni di tonnellate di gasolio. L’Italia, nello stesso periodo, ne utilizza circa 23 milioni: il dato mostra la dimensione di un deficit che non può essere colmato soltanto con la riduzione dei consumi e con l’elettrificazione, soluzioni considerate utili soprattutto in una prospettiva di lungo periodo.
Raffinazione e biocarburanti insieme
Nel percorso di trasformazione del sistema energetico, la raffinazione può ancora svolgere una funzione rilevante. Circa il 36% della domanda energetica europea e italiana è coperto da carburanti liquidi, di origine fossile o rinnovabile; l’obiettivo, quindi, dovrebbe essere accompagnare la decarbonizzazione senza indebolire ulteriormente la base industriale.
L’Italia ha già avviato questa riconversione con due bioraffinerie operative e una terza, a Livorno, in fase avanzata di realizzazione. Esistono inoltre impianti capaci di affiancare la produzione di biocarburanti a quella tradizionale, oppure di miscelare le due componenti.
Un mix sempre più articolato
Il carburante del futuro, nella prospettiva descritta da Murano, sarà composto da fonti diverse. Ai prodotti fossili potranno aggiungersi biocarburanti, combustibili sintetici, idrogeno verde e materiali ottenuti dalla trasformazione dei rifiuti in petrolio.
Questa evoluzione dovrebbe consentire di ridurre le emissioni senza rinunciare subito alle infrastrutture esistenti. La sfida, per l’industria europea, sarà mantenere la capacità di risposta alla domanda mentre cambia gradualmente la composizione delle fonti energetiche.
Continua a leggere
Ricina a Pietracatella: il reperto che riapre il caso
Dopo nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, gli investigatori attendono gli esiti dei test tedeschi e ampliano le ricerche nella famiglia
Cina, la manifattura riparte: il dato che riaccende la fiducia
A settembre entrambi gli indicatori segnalano espansione, ma il monitoraggio privato fotografa un’accelerazione più netta rispetto alla statistica ufficiale.
Garlasco, il caso riaccende lo scontro: accuse e memorie cancellate
Nuove testimonianze davanti ai magistrati di Pavia ricostruiscono il ruolo dell’ex comandante del Ris e le verifiche sul Dna trovato sui pedali della bicicletta.
Mar Rosso, l’Italia chiede rinforzi: chi pagherà le scorte ai mercantili
Roma sollecita i partner europei a rafforzare Aspides, mentre costi, minacce e interessi divergenti rendono incerto l’arrivo di nuove fregate