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Attualità 2 min di lettura47 min fa

Toghe, il conto degli arretrati divide le stime: cosa può cambiare

Un fondo da 1,9 miliardi dovrebbe coprire gli adeguamenti dovuti dal 2018, ma l’Associazione nazionale magistrati ridimensiona gli importi circolati.

La partita sugli stipendi dei magistrati ruota attorno a un doppio interrogativo: quanto spetterà davvero a ciascun componente della categoria e quale sarà il costo complessivo per lo Stato. Le cifre circolate arrivano fino a quasi 100mila euro individuali tra arretrati e aumenti futuri, ma l’Associazione nazionale magistrati contesta questa ricostruzione e parla di importi molto più contenuti.

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Arretrati, cifre ancora controverse

Nel Documento programmatico di bilancio trasmesso a Bruxelles compare un accantonamento da 1,9 miliardi di euro destinato alle conseguenze di alcune sentenze. Per la magistratura sarebbero disponibili 970 milioni: la stima diffusa distingue una quota una tantum, indicata in circa 70mila euro per persona, e un incremento permanente della retribuzione valutato in 20mila euro annui.

L’Associazione nazionale magistrati ha però preso le distanze da questi numeri. In una dichiarazione resa ad Adnkronos, l’organizzazione ha sostenuto che si tratta di una previsione senza basi solide e che, per un magistrato con 20 anni di servizio, la somma effettiva non raggiungerebbe un quarto dell’importo riportato dal quotidiano. Secondo l’Anm, il pagamento deriva comunque da componenti salariali previste dalla legge e rimaste non corrisposte per anni.


Perché si riapre il calcolo

La vicenda nasce dal metodo utilizzato dall’Istat per aggiornare gli stipendi del personale non regolato dalla contrattazione collettiva. Il Consiglio di Stato ha giudicato errata l’applicazione riservata ai magistrati, rilevando l’esclusione di alcune indennità che avrebbero dovuto concorrere alla determinazione degli aumenti.

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Per questa categoria gli adeguamenti non vengono negoziati ogni anno: la revisione avviene su base triennale. Dal 2018, tuttavia, il meccanismo avrebbe prodotto valori non corretti. La prossima legge di bilancio dovrebbe quindi recepire i decreti necessari a ricalcolare le retribuzioni relative al periodo 2018-2023.


Il nodo delle coperture

Per finanziare l’intervento, il ministro Giorgetti starebbe valutando di non procedere con gli interventi fiscali destinati al ceto medio e con la riduzione delle imposte sulle tredicesime. Resta invece da definire la situazione degli stipendi riferiti al triennio 2024-2026, che potrebbe essere esaminata in un secondo momento con eventuali compensazioni.

Il possibile riconoscimento non riguarda soltanto i magistrati. Nella stessa area del personale di diritto pubblico rientrano anche docenti universitari e militari, per i quali potrebbe essere emerso un analogo problema nel calcolo degli adeguamenti. Le organizzazioni sindacali dei ricercatori e degli insegnanti hanno già avviato le iniziative necessarie per valutare un ricorso collettivo.

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