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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Articolo rimosso, il racconto del direttore: «Ecco perché lo feci

Dall’incontro con Multiversity alla telefonata di Vaccarono: il direttore ricostruisce contatti, partnership e decisioni attorno al caso Unipegaso.

La scelta di eliminare dal sito un articolo dedicato all’indagine su Unipegaso è arrivata dopo una telefonata di Fabio Vaccarono e mentre il giornale valutava anche i possibili rischi legali. A ricostruire la vicenda è il direttore, che ha spiegato di essere coinvolto nell’inchiesta insieme ad altri responsabili di testate giornalistiche.

Il suo racconto parte dall’autunno del 2025, quando Seif, la società editrice del Fatto, aveva cominciato a valutare un’intesa con Multiversity nel settore della formazione digitale. L’articolo poi rimosso era stato pubblicato in una sezione del sito riservata agli abbonati, oltre che sul giornale cartaceo e nel relativo pdf.

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La telefonata e la decisione sul pezzo

L’8 giugno le agenzie diffusero la notizia dell’indagine su Maria Rosaria Boccia, sospettata di avere conseguito una falsa laurea presso Unipegaso. Quella sera Cinzia Monteverdi chiese al direttore di parlare con Vaccarono, interessato a far arrivare ai lettori la posizione di Multiversity: la società sosteneva di avere denunciato le irregolarità e di voler intervenire per risanare il sistema.

Il direttore spiegò che sarebbe stato pubblicato un articolo di circa duemila battute, con spazio anche per la versione dell’università online. Il titolo, tuttavia, risultò particolarmente severo: metteva in relazione Unipegaso, la parola «cricca» e Danilo Iervolino, ex proprietario già coinvolto in un’indagine per associazione per delinquere.

La mattina dopo Vaccarono telefonò chiedendo che il testo non fosse pubblicato, anche se era già disponibile da alcune ore nell’area digitale riservata. Dal decreto di perquisizione il direttore ha appreso di aver risposto «assolutamente» e «non esce». La prima decisione concreta, però, fu modificare il titolo, dando più rilievo alla posizione della nuova gestione e al caso Boccia.


Dalla partnership alla rimozione

Nel frattempo l’articolo rimase online per diverse ore e venne chiesto anche di limitarne la presenza nei risultati dei motori di ricerca, senza effetti immediati. Vaccarono continuò a sollecitare la cancellazione, sostenendo che Multiversity aveva già fatto pulizia e che, dopo due giorni, l’attenzione si sarebbe spostata sul futuro della società.

Secondo il direttore, il manager era preoccupato soprattutto dalle reazioni sui social. Chi commentava, però, non aveva necessariamente letto la posizione della nuova proprietà, poiché il contenuto era accessibile soltanto agli abbonati. Inoltre, il testo poteva creare problemi anche alla collaborazione avviata tra il giornale e Multiversity nel campo della formazione online.

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Verso mezzogiorno arrivò quindi la decisione definitiva: l’articolo fu tolto dal sito, pur restando nel pdf del quotidiano a disposizione degli abbonati e già letto da una parte di loro. Il direttore ha ammesso di aver agito anche per chiudere la pressione ricevuta da Vaccarono e di aver considerato la rimozione una soluzione capace di ridurre il rischio di una querela legata al termine utilizzato nel titolo.


Il contesto dei rapporti con Multiversity

L’avvicinamento tra le due società era nato in una fase difficile per il Fatto. I bilanci erano negativi, le vendite in edicola diminuivano e gli abbonamenti digitali, pur in aumento, non avevano ancora raggiunto risultati sufficienti. La linea scelta dalla società editrice era però quella di non licenziare, non dichiarare lo stato di crisi e non tagliare orari o stipendi dei giornalisti.

In questo quadro, la Scuola del Fatto stava offrendo segnali incoraggianti. La formazione a distanza appariva così come una possibile fonte di nuovi ricavi e, allo stesso tempo, come un servizio da sviluppare per il pubblico. Seif iniziò perciò a raccogliere informazioni su Vaccarono, manager con esperienze ai vertici di Google Italia e del gruppo Repubblica.

Durante gli incontri, Vaccarono descrisse una situazione molto complessa nel comparto delle università telematiche. Disse di avere avviato, dopo l’acquisizione integrale di Multiversity da parte di un fondo statunitense, un’opera di riorganizzazione e di contrasto alle irregolarità. A Napoli, secondo quanto riferito dal manager, la situazione di Unipegaso sarebbe stata così delicata da alimentare persino timori per la sua sicurezza.

Cinzia Monteverdi lo presentò quindi alla direzione del giornale tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. L’incontro lasciò una buona impressione: Vaccarono si definì lettore del Fatto, parlò della passione della madre per il quotidiano, propose una collaborazione sulla formazione e valutò anche un possibile ingresso personale nel capitale della società editoriale.

Il direttore, che in quel periodo viveva nuovamente a Milano e si recava a Roma soprattutto per gli impegni televisivi, veniva informato da Monteverdi sull’andamento dei contatti. Solo dopo avere letto gli atti dell’inchiesta ha scoperto quanto il titolo dell’articolo avesse irritato i vertici di Multiversity. Ha inoltre riferito che, al momento della rimozione, né lui né i colleghi romani sapevano che nel testo compariva anche un altro manager, sottoposto a perquisizione insieme a Iervolino e ad altre persone.

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