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Attualità 4 min di lettura16 ott

Libia, l’allarme da Roma: Italia e Usa rischiano di arretrare

L’Atlantic Council apre un nuovo programma nella Capitale per coordinare Stati Uniti, Italia ed Europa davanti ai cambiamenti nel Nord Africa e in Medio Oriente.

La Libia è il banco di prova più delicato per il rapporto tra Italia e Stati Uniti nel Mediterraneo. Secondo Karim Mezran, direttore dell’Iniziativa per il Nord Africa dell’Atlantic Council, l’assenza di una linea condivisa rischia di lasciare spazio agli attori regionali e di indebolire ulteriormente l’influenza occidentale.

L’organizzazione statunitense ha scelto Roma per avviare un nuovo percorso di confronto su Nord Africa e Medio Oriente. Il primo appuntamento pubblico è fissato per lunedì 19 ottobre, alle 17, al Centro Studi Americani di via Michelangelo Caetani 32.

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La Libia misura il peso dell’Occidente

Mezran sostiene che Italia e Stati Uniti dispongano, separatamente, di strumenti importanti ma non riescano a usarli dentro una strategia comune. Roma mantiene rapporti solidi con Algeria, Egitto e Turchia, mentre Washington continua ad avere un ruolo decisivo nella sicurezza internazionale; tuttavia, la mancanza di coordinamento riduce l’efficacia di entrambi.

«È un cortocircuito che sta facendo perdere la Libia a entrambi», ha affermato Mezran parlando del rapporto tra i due Paesi. A suo giudizio, l’Italia resta in prima linea nel Mediterraneo, ma non può affrontare da sola le crisi regionali; gli Stati Uniti, dal canto loro, non stanno sfruttando pienamente le possibilità di intervento e di mediazione.

L’analista ritiene che Roma possa ancora assumere un ruolo centrale. Una proposta italiana sulla Libia, costruita coinvolgendo Algeri, Il Cairo e Ankara, potrebbe trovare interlocutori interessati. In particolare, i rapporti della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni con Abdelmadjid Tebboune, Abdel Fattah al-Sisi e Recep Tayyip Erdogan rappresenterebbero, secondo Mezran, una risorsa da trasformare in iniziativa politica.


Roma prova a ricucire il dialogo

L’Atlantic Council, fondato a Washington nel 1961, è un centro di ricerca dedicato alle relazioni internazionali, alla sicurezza e alla cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico. La sua attività comprende studi, programmi regionali e incontri con esponenti della politica, della diplomazia, delle università e del mondo economico.

Il programma romano nasce con l’obiettivo di rilanciare il confronto tra Stati Uniti, Italia ed Europa in una fase segnata dalla crescente concorrenza degli attori regionali. Mezran, che ha diretto il Centro Studi Americani di Roma dal 2002 al 2012, ritiene che la Capitale possa diventare un punto di collegamento tra Washington, le capitali europee e i Paesi della sponda sud del Mediterraneo.

Il direttore dell’Iniziativa per il Nord Africa ha spiegato che il progetto vuole anche contrastare il calo della fiducia degli europei verso gli Stati Uniti. L’intenzione, ha aggiunto, è mostrare che Washington può ancora contribuire alla gestione delle crisi internazionali, nonostante le difficoltà legate all’attuale amministrazione.

Mezran ha sottolineato inoltre che il rapporto non può essere a senso unico: l’Italia dovrebbe aiutare gli Stati Uniti a comprendere e affrontare meglio i problemi del Nord Africa e del Medio Oriente. Il centro di ricerca vuole quindi proporre analisi anche critiche alle istituzioni, senza limitarsi ad approvare le scelte dei governi.

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Un’unica crisi dal Mar Rosso all’Atlantico

La conferenza inaugurale si intitola “Dal Mar Rosso all’Atlantico: politica transatlantica e grande sistema di sicurezza nordafricano”. Il tema centrale sarà il superamento delle vecchie separazioni tra Maghreb, Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso, aree che vengono sempre più condizionate dagli stessi fenomeni strategici.

Nel quadro rientrano la rivalità tra Algeria e Marocco, la diffusione delle reti jihadiste, le crisi migratorie, la guerra in Sudan, gli interessi egiziani sul Nilo e la protezione delle rotte marittime. L’Atlantic Council considera questi elementi parti di un unico sistema, mentre le istituzioni occidentali continuano spesso ad affrontarli come questioni distinte.

Ad aprire i lavori saranno Jörn Fleck, direttore per l’Europa dell’Atlantic Council, Roberto Sgalla, alla guida del Centro Studi Americani, e Will Wechsler, responsabile dei programmi sul Medio Oriente dell’organizzazione. È previsto anche l’intervento di Maurizio Greganti, vice direttore generale per gli Affari politici e la sicurezza internazionale della Farnesina.

La discussione sarà guidata da Mezran e coinvolgerà Hannah Armstrong, Can Kasapoğlu e Caterina Roggero. Le conclusioni saranno affidate a Giampiero Massolo, componente del consiglio di amministrazione del Centro Studi Americani.


Europa divisa e Turchia più flessibile

Nell’analisi di Mezran, il limite principale dell’Europa è l’assenza di una vera politica comune per il Mediterraneo e il Medio Oriente. I singoli Paesi continuano a muoversi sulla base dei propri interessi e dei legami storici, spesso leggendo le dinamiche regionali quasi esclusivamente attraverso immigrazione e ordine pubblico.

La Libia rappresenta l’esempio più evidente. Dopo l’intervento contro Muammar Gheddafi, gli Stati europei non sono riusciti a costruire un piano condiviso per stabilizzare il Paese, né hanno messo a disposizione una volontà politica e strumenti adeguati. In mancanza di un’unione completa, Mezran indica almeno la necessità di un coordinamento, oggi spesso ostacolato da iniziative nazionali contrapposte.

Tra le potenze regionali, il direttore dell’Iniziativa per il Nord Africa attribuisce a Erdogan una particolare capacità di movimento. Il presidente turco ha saputo inserirsi in scenari differenti e mantenere un dialogo con interlocutori lontani tra loro: in Libia, Ankara ha sostenuto una delle parti del conflitto politico e militare, ma in seguito ha aperto un canale anche con Haftar.

Per Mezran, questa rete di rapporti mostra quanto gli equilibri regionali siano diventati mobili. È proprio in questo contesto che Italia, Stati Uniti ed Europa dovrebbero decidere se restare spettatori separati o provare a elaborare una linea comune.

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