Tir fermi, il Sud resta senza rifornimenti: il conto può arrivare a 50 milioni
La protesta contro il caro carburante rallenta le consegne tra Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, con effetti sui freschi e possibili difficoltà anche per le farmacie.
La protesta degli autotrasportatori sta mettendo sotto pressione la distribuzione delle merci nel Mezzogiorno. In diversi supermercati di Sicilia, Calabria, Campania e Puglia i clienti trovano reparti sguarniti, mentre il blocco dei camion minaccia di aggravare le perdite della filiera: per Confcommercio Sicilia il danno complessivo, dopo cinque giorni di fermo, può raggiungere 50 milioni di euro.
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Spesa sempre più difficile al Sud
A Napoli un avviso informa i clienti che alcuni prodotti non sono stati consegnati a causa dello sciopero dei trasportatori. Situazioni analoghe vengono segnalate in varie zone della Sicilia e della Calabria, dove risultano meno disponibili frutta, verdura, latte, uova, pasta, acqua e altri generi di prima necessità.
I problemi riguardano anche la Campania, in particolare Napoli, Caserta e diversi comuni del Salernitano. Nel Foggiano alcuni consumatori sono costretti a visitare più punti vendita per completare la spesa, mentre difficoltà nelle forniture vengono riportate anche a Termoli, in Molise. I banchi dell’ortofrutta e i frigoriferi con carne e pesce sono tra i reparti più colpiti.
Camion bloccati e scorte ridotte
All’origine dei disagi ci sono i presidi degli autotrasportatori contro l’aumento del costo dei carburanti. In alcune aree si sono aggiunte le mobilitazioni degli agricoltori. Nel polo industriale di Carinaro, nel Casertano, i manifestanti hanno interrotto le attività di carico e scarico nei depositi destinati alla grande distribuzione, impedendo alle merci di raggiungere regolarmente i negozi.
In Calabria gli iscritti a Fedralog risultano fermi da venerdì 16 ottobre. In Sicilia, anche se gli organizzatori hanno indicato frutta e verdura tra le merci che avrebbero dovuto continuare a viaggiare, gli arrivi restano irregolari. Coldiretti Puglia segnala inoltre celle frigorifere agricole ormai sature e camion con prodotti deperibili fermi lungo le strade.
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Farmacie e filiera sotto pressione
La riduzione delle scorte interessa soprattutto gli alimenti freschi, ma potrebbe estendersi ad altri comparti. In Campania Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti, ha riferito che le disponibilità di alcune catene sono già scese al 50% e ha avvertito: «Nel giro di pochi giorni potrebbero mancare del tutto i prodotti freschi». Secondo la sua valutazione, anche le farmacie potrebbero incontrare difficoltà nel rifornimento se la circolazione dei mezzi non riprenderà.
Confcommercio Sicilia calcola tra 20 e 25 milioni di euro le vendite perse nei reparti di ortofrutta, macelleria, latticini e prodotti refrigerati. Altri 12-15 milioni riguarderebbero i costi causati dal blocco delle piattaforme logistiche, dai ritardi e dall’accumulo di semirimorchi e merci nelle aree portuali; tra 8 e 10 milioni, infine, è stimato il valore dei prodotti che rischiano di deteriorarsi.
Il confronto decisivo a Milano
La possibilità di un ritorno alla normalità dipenderà dall’incontro fissato per martedì 20 ottobre alla prefettura di Milano tra Matteo Salvini e il mondo dell’autotrasporto. Il ministro dovrebbe incontrare in mattinata associazioni nazionali e sindacati, mentre nel pomeriggio sono attesi i rappresentanti dei movimenti spontanei.
Una parte dei manifestanti ha già fatto sapere che, senza risposte considerate concrete, la mobilitazione proseguirà. Gianluca Manenti, presidente di Confcommercio Sicilia, ha definito il quadro «estremamente preoccupante» e ha sottolineato che, in un territorio insulare, anche poche ore di rallentamento possono ripercuotersi rapidamente su negozi, supermercati e imprese. Finché i camion resteranno fermi, tempi e modalità del ripristino delle consegne rimarranno incerti.
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