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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Louvre chiuso e 2.331 fermi: la protesta francese non si placa

A Parigi i manifestanti hanno impedito l’accesso al museo, mentre il bilancio degli scontri cresce e nuove mobilitazioni sono annunciate per sabato.

La protesta continua a scuotere la Francia e coinvolge anche uno dei suoi luoghi simbolo: il Louvre è rimasto chiuso dopo che un gruppo di studenti ne ha occupato l’ingresso. Nel frattempo, il bilancio nazionale dei fermi legati agli scontri del fine settimana è salito a 2.331, con almeno 350 persone fermate nella capitale.

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Il Louvre resta fuori dalla protesta

Il blocco dell’accesso al museo parigino è stato organizzato da circa cinquanta studenti dell’École du Louvre, intervenuti per esprimere solidarietà agli studenti delle scuole superiori. All’iniziativa avrebbero aderito anche giovani dell’École des Beaux-Arts, secondo il sindacato Cfdt.

La mobilitazione è stata sostenuta dal sindacato Cgt, che non ha preso parte direttamente all’azione. L’organizzazione ha riferito che il Louvre sarebbe rimasto inaccessibile almeno «fino a mezzogiorno». La data del 19 ottobre coincide con il primo anniversario del furto dei gioielli della Corona, avvenuto all’interno del complesso museale.


Scontri, incendi e saccheggi

Tra sabato e domenica diverse città francesi hanno registrato episodi di violenza e danneggiamenti. Sono stati presi di mira edifici pubblici, tra cui i municipi di Lille e Marsiglia; a Lione è stato incendiato un ufficio del turismo, mentre a Bordeaux è stato danneggiato il palazzo della Borsa.

In varie zone si sono verificati anche saccheggi di negozi, attribuiti alle frange più radicali della protesta. A Parigi, secondo i dati comunicati dal ministro della Giustizia Gerald Darmanin durante un’intervista televisiva, il 70 per cento delle persone fermate è maggiorenne.


Il governo ammette la perdita controllo

Il ministro dell’Interno Laurent Nunez ha riconosciuto che le forze dell’ordine non sono riuscite a gestire la situazione in alcune città. In un’intervista rilasciata a France Inter ha inoltre spiegato di avere presentato le dimissioni, assumendosi la responsabilità per quanto accaduto, ma Emmanuel Macron le ha respinte.

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Il presidente francese aveva parlato alla fine della settimana, senza riuscire a fermare la mobilitazione. Le autorità di Marsiglia hanno intanto vietato le manifestazioni dalle 12 alle 20, come annunciato dalla prefettura cittadina.


Nuovo corteo già annunciato

Il coordinamento dei “gilet gialli” legato alla mobilitazione del 17 ottobre prepara un nuovo appuntamento per sabato prossimo. Il gruppo ha definito l’iniziativa un «secondo atto» della protesta, lasciando intendere che la contestazione proseguirà anche nei prossimi giorni.

Sul fronte economico, la presidente della Corte dei Conti Amelie de Montchalin ha lanciato un allarme sui conti pubblici francesi. In un’intervista a La Tribune du Dimanche ha avvertito che, senza una correzione della traiettoria del debito, il Paese rischia «un soffocamento».

Secondo de Montchalin, l’onere del debito arriverà a 90 miliardi di euro nel prossimo anno. Un incremento di un punto percentuale dei tassi d’interesse comporterebbe, nell’arco di sette anni, una spesa aggiuntiva annua di 40 miliardi, pari a circa tre volte il bilancio della Giustizia. Per conservare margini di intervento e sovranità, la presidente ritiene indispensabile riportare il disavanzo pubblico sotto il 5 per cento entro il 2027.

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