Gasolio a 2,3 euro: la protesta punta su Roma e mette in crisi le scorte
Tir e trattori rallentano la viabilità in diverse regioni mentre agricoltori e autotrasportatori chiedono interventi su carburanti, costi di produzione e margini sempre più ridotti.
Il prezzo medio del gasolio vicino a 2,3 euro al litro ha trasformato il malcontento di agricoltori e autotrasportatori in una mobilitazione sempre più estesa. Dopo i presidi nel Mezzogiorno, camion e trattori stanno concentrando l’attenzione su Roma, Firenze e altri nodi della viabilità nazionale, con ripercussioni anche sulla distribuzione delle merci.
La crisi non riguarda soltanto il carburante. All’aumento dei costi energetici si sommano fertilizzanti, concimi, materie prime e materiali di consumo più cari, mentre i guadagni lungo la filiera restano compressi. In alcune regioni, dopo giorni di protesta, cominciano inoltre a emergere difficoltà nell’approvvigionamento.
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Il caro gasolio è solo l’innesco
Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il gasolio ha registrato un aumento vicino al 40 per cento. Per chi guida un camion o utilizza mezzi agricoli, il rincaro incide direttamente sui costi di trasporto e sulle lavorazioni nei campi, ma gli operatori denunciano una situazione più ampia e ormai sedimentata.
A Firenze, in piazza Duomo, centinaia di agricoltori, allevatori, floricoltori e pescatori legati a Coldiretti hanno chiesto risorse straordinarie. Lo slogan scelto per la manifestazione, “Il gasolio agricolo brucia il futuro degli agricoltori”, riassume la preoccupazione per spese crescenti e ricavi insufficienti.
Nell’Agrigentino, gli olivicoltori hanno scelto di lasciare le olive nei magazzini dopo la discesa del prezzo dell’olio a 6,70 euro al chilogrammo. La decisione coinvolge territori come Lucca Sicula, Burgio, Montevago e Menfi, dove l’olivicoltura rappresenta una componente essenziale dell’economia locale. Una dinamica analoga viene segnalata anche in Puglia.
Strade sotto pressione verso Roma
La protesta ha prodotto code sull’A1, soprattutto nei pressi dei caselli di Ferentino e Frosinone, mentre nella Capitale è prevista una manifestazione in piazza dei Cinquecento. In Campania, rallentamenti e occupazioni interessano diversi collegamenti, tra cui l’A1 e l’A30, nelle aree di Napoli Nord, Caserta Sud e Caserta Nord, oltre agli snodi di Palma Campania, Sarno e Nocera-Pagani.
Un presidio degli autotrasportatori è iniziato nella notte a Caianello, condizionando la circolazione regionale. In Molise la mobilitazione ha raggiunto il centro di Campobasso; in Basilicata sono stati segnalati presidi agli ingressi di Potenza e nella zona industriale di Tito, lungo il raccordo verso Sicignano degli Alburni. Sul tratto lucano della statale Jonica, nel Metapontino, si registrano disagi ma non l’interruzione del traffico.
In Calabria, dopo la riapertura dei presidi presso la raffineria Eni di Taranto e il ripristino delle forniture ai depositi di Vibo Marina, la protesta è proseguita. Un nuovo punto di mobilitazione è comparso sulla statale 18, nel territorio di Fuscaldo; a Gioia Tauro è ripreso il presidio all’entrata del porto. È stato invece rimosso il blocco allo svincolo dell’A2 di Falerna, nel Catanzarese.
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Da Altamura è partito un corteo composto da 35 motrici e circa cento persone, diretto a Bari per incontrare il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. A Scalea, gli studenti del liceo Metastasio hanno manifestato solidarietà restando fuori dall’istituto. Nel frattempo, la situazione nei distributori di carburante è tornata quasi regolare dopo le difficoltà dei giorni precedenti.
Salvini prepara il confronto
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà a Milano, in prefettura, le principali organizzazioni sindacali martedì mattina e i gruppi spontanei nel pomeriggio. Ha spiegato di essere in contatto con i rappresentanti delle aree più coinvolte e ha invitato a evitare azioni capaci di danneggiare altri lavoratori.
“Gli autotrasportatori e gli agricoltori non ce la fanno più”, ha riconosciuto Salvini, annunciando l’intenzione di rendere disponibili risorse già finanziate ma bloccate da passaggi burocratici. Il ministro ha anche attribuito parte delle difficoltà alle regole europee sulla transizione energetica e al sistema Ets, sostenendo che il costo delle emissioni imponga nuovi stanziamenti, soprattutto a tutela degli operatori delle isole.
Il confronto istituzionale, però, non cancella la polemica sulle parole di Francesco Lollobrigida. Il ministro dell’Agricoltura ha difeso il diritto a manifestare, ma ha condannato l’occupazione delle strade: “Manifestare è lecito e degno di rispetto, ma bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”. Il messaggio ha provocato numerose critiche, perché i promotori della protesta sostengono che le cause della mobilitazione vadano affrontate oltre l’emergenza dei blocchi.
Gli agricoltori chiedono risposte strutturali
Il Comitato agricoltori Sicilia, coordinato da Mariano Ferro, ha chiesto un incontro diretto con Lollobrigida. La richiesta arriva da operatori senza appartenenza associativa che lamentano costi produttivi ormai insostenibili e l’assenza di interventi risolutivi sui problemi denunciati da anni.
Ferro ha sostenuto che l’impennata del gasolio si aggiunga a difficoltà già note e ha chiesto al ministero competente di ascoltare nuovamente le aziende. Secondo il comitato, la frequenza crescente delle mobilitazioni mostra l’assenza di misure strutturali: senza interventi sui costi e sulla remunerazione dei prodotti, migliaia di piccole e medie imprese rischiano di non riuscire a proseguire l’attività.
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