Carnet Smart addio: il conto dei pendolari può salire del 126%
La soppressione del carnet da novembre divide pendolari e Trenitalia: per alcuni lavoratori il nuovo sistema può triplicare la spesa, mentre il caso arriva in Parlamento.
La cancellazione del Carnet Smart scatena la reazione di alcuni parlamentari, che chiedono spiegazioni a Matteo Salvini. Marco Grimaldi, di Alleanza Verdi e Sinistra, definisce la decisione una “mossa classista e ambientalmente scellerata” e annuncia un’interrogazione al ministro dei Trasporti. Anche Raffaella Paita e Ivan Scalfarotto, di Italia Viva, intendono sollevare il caso in Parlamento: “Chi si sposta per motivi professionali non può essere costretto a quadruplicare la spesa con abbonamenti mensili da oltre 400 euro o a pagare i viaggi a tariffa piena”.
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Trenitalia difende il nuovo sistema
L’azienda sostiene che la revisione degli abbonamenti mensili comporterà una riduzione di 80 euro e risponderà a un uso più efficiente dei posti disponibili sui convogli dell’Alta Velocità. Trenitalia collega il cambiamento anche al problema delle prenotazioni effettuate ma poi non utilizzate, che impedirebbero ad altri passeggeri di trovare posto.
Il Carnet Smart era stato introdotto dopo la pandemia per andare incontro a chi alternava lavoro in presenza e lavoro agile. Dal nuovo modello resterà un costo di 2 euro per ogni prenotazione, che potrà tuttavia essere recuperato cancellando il viaggio prima della partenza. Per la tratta Napoli-Roma, inoltre, la società afferma che chi effettuerà trenta viaggi spenderà 20 euro in meno rispetto al precedente abbonamento.
Il risparmio scompare con pochi viaggi
Il problema riguarda soprattutto chi percorre la tratta soltanto alcuni giorni al mese. Sulla Torino-Milano, il nuovo abbonamento mensile passerà da 374 a 294 euro, ma con l’aggiunta delle prenotazioni. Chi oggi utilizza cinque viaggi, pari a dieci tratte complessive tra andata e ritorno, spendendo 139 euro, arriverebbe a 314 euro: la differenza sarebbe di 175 euro, cioè il 126% in più.
Con dieci viaggi mensili, invece, il confronto sarebbe tra 278 euro del vecchio sistema e 334 euro del nuovo abbonamento, con un aggravio di 56 euro. La convenienza dell’abbonamento inizierebbe a emergere soltanto aumentando molto la frequenza: con venti viaggi, il costo resterebbe fermo a 334 euro, mentre due carnet Italo arriverebbero a 358 euro.
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Le alternative non coprono tutti
Sulla Torino-Milano Italo propone dieci viaggi a 179 euro. Sono 40 euro in più rispetto al precedente Carnet Smart, ma comunque 135 euro meno dei 314 euro richiesti dal nuovo abbonamento Trenitalia nell’esempio dei cinque viaggi. La disponibilità di un’alternativa, però, cambia a seconda del percorso e non garantisce sempre la stessa copertura.
Per questo nelle conversazioni dei pendolari si moltiplicano le proteste, le segnalazioni a Trenitalia e gli inviti a coinvolgere l’Antitrust. Il Comitato Pendolari Alta Velocità Roma-Napoli avverte che chi non sceglierà l’abbonamento potrebbe arrivare a pagare circa 48 euro per una singola tratta a tariffa ordinaria, contro i 13,90 euro del carnet. “Non si può chiedere ai lavoratori di moltiplicare per tre o quattro il costo della propria mobilità semplicemente per continuare a recarsi al lavoro”, sostiene il comitato, chiedendo il ripristino della formula o un’opzione equivalente.
La cancellazione scatterà a novembre
Da novembre Trenitalia eliminerà dunque il Carnet Smart, che permetteva di acquistare dieci viaggi da utilizzare nell’arco di trenta giorni, dal lunedì al venerdì, sulle principali tratte dell’Alta Velocità. Il prezzo era di 139 euro per Torino-Milano, Bologna-Milano e Roma-Napoli, mentre per Firenze-Bologna ammontava a 99 euro.
La soppressione colpisce in particolare chi non raggiunge il numero di corse necessario per rendere conveniente il nuovo abbonamento mensile. Restano disponibili altre tipologie di carnet, ma la formula pensata per un utilizzo flessibile e parziale del treno non sarà più acquistabile. Alcuni pendolari valutano così il passaggio alla concorrenza, mentre altri ipotizzano di tornare all’automobile.
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