Arsenal, il paradosso dei conti: 60 licenziamenti e Arteta d’oro
Il club prepara tagli nei settori amministrativo e commerciale mentre garantisce al tecnico un nuovo accordo fino al 2030: sullo sfondo, ricavi in forte crescita.
Il contrasto è difficile da ignorare: l’Arsenal si prepara a ridurre il personale di 60 unità proprio mentre offre a Mikel Arteta un rinnovo fino al 2030 da quasi 25 milioni di euro l’anno. La ristrutturazione, comunicata mercoledì ai dipendenti, dovrebbe interessare soprattutto gli uffici amministrativi e commerciali.
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Il rinnovo accende le polemiche
La scelta ha suscitato critiche in Inghilterra perché il piano di riduzione dei costi arriva insieme a un accordo economico enorme per l’allenatore spagnolo. L’obiettivo indicato dalla società sarebbe ottenere un risparmio compreso tra 5 e 7 milioni di sterline ogni anno, pari a circa 8 milioni di euro: una cifra che equivale a circa un terzo dello stipendio stagionale previsto per Arteta.
Chiamato a commentare la situazione, il tecnico ha preso le distanze dal tema, pur difendendo l’impostazione del club. «Non sono la persona giusta per rispondere a questa domanda», ha spiegato. Poi ha aggiunto che, secondo quanto riferitogli, l’analisi interna servirebbe a collocare «le persone giuste nei posti giusti» e a sostenere nuovi investimenti per raggiungere gli obiettivi sportivi.
Ricavi record, ma posti a rischio
I conti recenti raccontano una società in espansione. Nell’annata 2024/25 l’Arsenal ha prodotto ricavi per 903 milioni di euro, rispetto ai 788 milioni della stagione precedente, con una crescita del 14,5% sostenuta soprattutto dai diritti televisivi e dalle attività legate allo stadio.
Anche l’area commerciale ha registrato un risultato rilevante, arrivando a 307,6 milioni di euro. Tra gli accordi che hanno contribuito alla crescita c’è quello con Sobha Realty, che nel febbraio 2024 ha ottenuto i diritti sul nome del centro di allenamento londinese. La finale di Champions League disputata nella stagione passata potrebbe inoltre rafforzare ulteriormente le entrate.
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La riorganizzazione cambia rotta
Fino a pochi mesi fa aumentava anche l’organico dei reparti coinvolti. Al 31 maggio 2025 il club contava 564 lavoratori nelle funzioni amministrative e commerciali, contro i 513 registrati dodici mesi prima. Ora, invece, decine di dipendenti vedono il proprio futuro professionale messo in discussione nonostante l’andamento positivo del fatturato.
Nel settembre scorso l’Arsenal aveva incaricato Boston Consulting Group di esaminare alcune aree della società con l’obiettivo di rendere più efficienti l’organizzazione e le attività operative. Dall’analisi è maturata la decisione di procedere con l’uscita di 60 persone considerate non più necessarie.
Un copione già visto nel 2020
Il club londinese aveva affrontato una situazione simile nell’agosto 2020, durante la pandemia di Covid-19. Allora era stato annunciato il licenziamento di 55 dipendenti, distribuiti principalmente tra i settori sportivo, commerciale e amministrativo.
La misura aveva provocato la contestazione dei tifosi, anche perché i calciatori avevano accettato una riduzione degli stipendi per aiutare la società a superare la crisi economica. In quella circostanza Arteta aveva sostenuto la linea dirigenziale; a distanza di sei anni, il nuovo piano riporta al centro lo stesso interrogativo sul rapporto tra sacrifici interni e investimenti al vertice.
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