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Attualità 3 min di lettura22 min fa

Tir fermi e scaffali a rischio: 600 lavoratori La Doria in ferie

La protesta degli autotrasportatori continua in Campania, mentre la revoca dei blocchi in Sicilia e Calabria non cancella i danni a industria e distribuzione.

Il blocco dei camion sta già producendo effetti concreti sulla filiera alimentare: La Doria ha sospeso sette stabilimenti meridionali e mandato temporaneamente in ferie circa 600-700 dipendenti. Nel frattempo, Federdistribuzione segnala consegne interrotte, prodotti deperibili gettati e crescenti difficoltà nel rifornire negozi e attività del terzo settore.

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La produzione alimentare è già ferma

I sette impianti di La Doria, cinque nel Salernitano, uno nel Casertano e uno in provincia di Potenza, avevano rallentato il lavoro già dall’inizio della settimana. L’assenza di materie prime e l’impossibilità di far partire i prodotti hanno poi portato al completo arresto delle attività.

Antonio Ferraioli, presidente e amministratore delegato dell’azienda, ha spiegato che la sospensione coinvolge circa metà dell’organico complessivo. Il protrarsi della mobilitazione, secondo il manager, potrebbe inoltre favorire sugli scaffali l’arrivo di prodotti esteri o provenienti da altre regioni, con il rischio di perdere quote di mercato nel lungo periodo.

Anche la distribuzione sta pagando il prezzo dello stop. Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, ha riferito che frutta, ortaggi, latte e carne hanno bisogno di consegne regolari e ha aggiunto: «Sono già stati buttati quintali di pesce».


In Campania restano i punti critici

La protesta non si è ancora conclusa in Campania, nonostante una diminuzione dei mezzi presenti nei presidi tra mercoledì sera e la notte successiva. Dopo un’operazione della Polizia di Stato, sono stati identificati oltre mille autotrasportatori, ma i disagi sulla rete stradale non sono terminati.

Sulla A30 Caserta-Salerno continua a essere chiuso in entrambe le direzioni lo svincolo di Nocera-Pagani, al chilometro 40. L’area è interessata dalla mobilitazione dal 19 ottobre e l’interdizione al traffico è stata comunicata nel pomeriggio del 20 ottobre.

Nel Casertano, invece, l’attenzione si è spostata sul casello di Caianello, lungo l’A1 Milano-Napoli. Durante l’intervento delle forze dell’ordine, un camionista ha minacciato di appiccare il fuoco utilizzando una tanica di benzina. Fulvio Martusciello, presente sul posto, lo ha convinto a rinunciare al gesto.

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Tra Napoli e provincia sono state organizzate 515 scorte per mezzi diretti al trasporto di carburanti, soda, cloruro e generi alimentari. Le operazioni hanno riguardato anche i camion destinati alle forniture di beni essenziali.


In Sicilia ripartono i camion

La situazione si è invece sbloccata in Sicilia e Calabria. Dopo il Comitato trasportatori siciliani, che aveva interrotto il fermo in seguito al confronto con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, anche l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani ha revocato la protesta.

La decisione è stata presa intorno alle 23, al termine di una riunione in prefettura a Catania con rappresentanti istituzionali e associazioni di categoria. Giuseppe Richichi, alla guida dell’organizzazione, ha riferito di aver ottenuto garanzie sulla partecipazione ai tavoli nazionali dedicati all’autotrasporto.

La fine dei presidi dovrebbe permettere una ripresa graduale della logistica e delle consegne sull’isola. Restano però le difficoltà accumulate nei giorni precedenti, che hanno messo sotto pressione le scorte dei negozi e la distribuzione dei prodotti di prima necessità.

Buttarelli ha riconosciuto che il caro carburanti richiede una risposta, ma ha criticato le modalità della protesta e ha chiesto al ministro dell’Interno un intervento per ripristinare la legalità. A suo giudizio, lo stop rischia di colpire agricoltori, aziende, commercianti e consumatori, oltre a interrompere le forniture destinate al terzo settore.

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