The Strokes a Bologna: la sorpresa che manda in archivio il 2001
Un’arena esaurita accoglie l’unica data italiana della band, sospesa tra i classici del passato, le nuove sonorità e un’imprevista Bella ciao
L’Unipol Arena di Bologna ha ritrovato gli Strokes dopo un’attesa lunga quattordici anni, ma non la band immobile nei ricordi del pubblico. La formazione newyorkese, forte di ventotto anni di carriera e di un concerto tutto esaurito, ha alternato i brani che l’hanno resa celebre alle canzoni del nuovo album Reality Awaits, pubblicato lo scorso luglio e prodotto da Rick Rubin.
La serata ha mostrato un gruppo ancora capace di trascinare migliaia di persone, pur senza inseguire continuamente la propria versione più famosa. Tra ironia, improvvisazioni e una sorprendente Bella ciao cantata da Fabrizio Moretti, gli Strokes hanno costruito uno spettacolo distante dalla semplice celebrazione degli esordi.
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Casablancas sfida le aspettative
Julian Casablancas è entrato in scena con un lungo cappotto nero e gli occhiali da sole, mantenendo quell’abbigliamento nonostante il caldo. Per buona parte del concerto ha ondeggiato sul palco, talvolta rivolgendosi di spalle agli spettatori e stringendo il cappotto con una mano, in linea con il suo modo imprevedibile di stare davanti al pubblico.
La distanza è durata poco quando è arrivata Reptilia, eseguita come secondo brano della serata. La reazione dell’arena è stata così forte da spingere lo stesso cantante a esclamare la propria sorpresa. Nel programma hanno trovato spazio anche Hard to Explain, Someday, Last Nite, Take It or Leave It e The Adults Are Talking, insieme all’apertura affidata alla nuova Tyrants of the Mellow Moon.
A Bologna Casablancas ha inoltre scherzato con gli spettatori chiedendo quanti non fossero del posto. Di fronte alle migliaia di mani alzate, ha indicato l’uscita invitandoli ironicamente ad andarsene. Il legame con il pubblico, nonostante gli atteggiamenti eccentrici, è apparso solido e la band è sembrata in una condizione particolarmente convincente.
Il nuovo corso divide ma resiste
Reality Awaits porta gli Strokes ancora più lontano dalla formula di Is This It?, il disco del 2001 che aveva contribuito a definire il ritorno del rock garage e generato numerosi imitatori. Dopo Room on Fire, la formazione aveva già sperimentato traiettorie differenti con Angles, Comedown Machine e The New Abnormal, senza però liberarsi completamente dell’immagine costruita agli inizi.
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Tra gli elementi più discussi del nuovo lavoro c’è l’Auto-Tune applicato alla voce di Casablancas. La scelta ha diviso ascoltatori e critici, ma rappresenta anche una delle caratteristiche più riconoscibili dell’album. La band ha risposto alle critiche del recensore musicale Anthony Fantano con Lonely in the Future, brano suonato anche a Bologna insieme a Dine N’ Dash, costruito su continui cambi di direzione.
L’attuale repertorio non rinuncia comunque ai momenti più attesi. Il pubblico italiano ha dovuto aspettare dal 2011, quando il concerto di Vigevano venne interrotto da problemi tecnici e concluso con una scaletta abbreviata. Quella di Bologna era l’unica tappa italiana del tour, arrivata dopo gli spettacoli di Alex Cameron e Fat White Family, in una fase caratterizzata da date esaurite e biglietti difficili da trovare.
Dalla politica a Bella ciao
Negli ultimi tempi il gruppo ha ampliato anche il proprio orizzonte pubblico. Il 2 ottobre, durante il concerto di Flushing Meadows a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez avevano introdotto la band richiamando le disuguaglianze economiche e il contrasto all’autoritarismo. Temi politici che si sono aggiunti al racconto di una formazione inizialmente associata quasi soltanto alle proprie canzoni.
A Bologna il momento più inatteso è arrivato da Fabrizio Moretti. Il batterista italiano ha iniziato a intonare Bella ciao, coinvolgendo Casablancas e l’intera arena. Dopo il canto collettivo, Moretti è tornato alla batteria e gli Strokes hanno ripreso il concerto con Lonely in the Future.
Nel 2018 Alex Turner degli Arctic Monkeys cantava di voler essere semplicemente uno degli Strokes, frase che restituisce l’impatto esercitato dalla band su chi è arrivato dopo. A Bologna, però, il pubblico non ha ritrovato il gruppo del 2001: ha incontrato una formazione capace di rielaborare il proprio passato, conservare la forza di Reptilia e Last Nite e sorprendere ancora.
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