The Strokes a Bologna: il passato torna, ma la sorpresa è Bella ciao
All’Unipol Arena l’unica tappa italiana della band newyorkese ha unito i brani più amati alle novità di Reality Awaits e a un inatteso momento politico.
A Bologna la sorpresa più grande non è arrivata da una vecchia hit, ma da “Bella ciao”. Fabrizio Moretti, batterista italiano degli Strokes, ha intonato il canto partigiano durante il concerto all’Unipol Arena, coinvolgendo Julian Casablancas e un’arena gremita. Poi il gruppo ha ripreso lo spettacolo con “Lonely in the Future”, uno dei brani più recenti.
GioiaPura
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Bologna ritrova gli Strokes diversi
L’attesa del pubblico italiano durava dal 2011, quando l’esibizione di Vigevano era stata interrotta da problemi tecnici e conclusa con una scaletta ridotta. Quella di Bologna, unica data nel nostro Paese, è invece andata in scena davanti a un’Unipol Arena esaurita, al termine delle esibizioni di Alex Cameron e Fat White Family.
Casablancas è comparso con un lungo cappotto nero e occhiali da sole, tenendo l’indumento per tutta la serata nonostante il caldo. Spesso ha stretto il cappotto all’altezza del ventre, si è mosso ondeggiando e in alcuni momenti ha cantato rivolto verso il fondo del palco. La distanza dal pubblico, però, si è ridotta subito quando, già al secondo brano, è partita “Reptilia”: la reazione del cantante è stata un entusiasta “incredibile”.
Il passato non basta più
La scaletta ha alternato i pezzi che hanno costruito la fama della band — “Hard to Explain”, “Someday”, “Last Nite”, “Take It or Leave It” e “The Adults Are Talking” — alle composizioni più recenti. L’apertura è stata affidata a “Tyrants of the Mellow Moon”, mentre “Dine N’ Dash” ha confermato la tendenza degli Strokes a cambiare direzione anche all’interno dello stesso brano.
Con ventotto anni di carriera alle spalle, il gruppo non sembra intenzionato a riproporre all’infinito la formula degli esordi. “Is This It?” del 2001 aveva imposto i riferimenti del nuovo rock garage, grazie anche alla voce svogliata di Julian Casablancas e alla precisione di Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture. Dopo “Room on Fire” del 2003, gli album successivi hanno cercato strade diverse: dagli esperimenti di “Angles” e “Comedown Machine” fino all’equilibrio di “The New Abnormal”.
Reality Awaits divide il pubblico
Pubblicato lo scorso luglio e prodotto da Rick Rubin, “Reality Awaits” ha rimesso in discussione l’identità sonora della band. L’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Casablancas ha suscitato reazioni opposte tra critica e pubblico, ma rappresenta anche uno degli aspetti più riconoscibili del disco. Il gruppo ha risposto alle critiche del recensore musicale Anthony Fantano con “Lonely in the Future”, eseguita anche a Bologna.
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La nuova fase degli Strokes coincide con una tournée dai biglietti rapidamente esauriti e con un interesse che richiama, per intensità, una seconda età dell’oro. Il legame con chi li segue non si è indebolito, nonostante la band appaia oggi meno interessata a soddisfare ogni aspettativa e più libera di modificare il proprio repertorio.
Casablancas resta imprevedibile
Il cantante continua a gestire il palco secondo regole personali. In precedenti concerti londinesi aveva improvvisato battute, cambiato alcuni testi e rallentato diversi brani. A Bologna, dopo aver chiesto quanti spettatori non fossero del posto, ha risposto alle migliaia di mani alzate con una provocazione: “Allora potete uscire”, indicando scherzosamente la porta.
Anche il rapporto tra musica e attualità è diventato più visibile. Il 2 ottobre, al concerto di Flushing Meadows, a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez avevano introdotto gli Strokes parlando di disuguaglianze economiche e opposizione all’autoritarismo. A Bologna, invece, il momento politico è passato attraverso la voce di Moretti e un’arena intera, prima del ritorno alla scaletta.
Il gruppo che nel 2001 aveva influenzato una generazione — tanto da essere citato anche da Alex Turner degli Arctic Monkeys — non è più quello degli inizi. Restano però l’intesa tra i cinque musicisti e la capacità di trascinare il pubblico con “Reptilia” e “Last Nite”, affiancando ai classici brani nuovi e sorprese difficili da prevedere.
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