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Attualità 3 min di lettura38 min fa

Gli Strokes cambiano pelle a Bologna: il finale che nessuno aspettava

Dopo tredici anni di assenza dall’Italia, la band newyorkese alterna i classici ai brani più recenti e trasforma l’Unipol Arena in un coro sulle note di Bella ciao.

A tredici anni dall’ultima apparizione italiana, gli Strokes sono tornati sul palco con un’identità meno legata al passato e una sorprendente capacità di coinvolgere il pubblico. L’unica data nazionale, ospitata all’Unipol Arena di Bologna e già esaurita, ha messo insieme i brani che hanno definito la loro storia e le nuove direzioni di Reality Awaits.

La serata si è chiusa con un momento inatteso: Fabrizio Moretti, batterista italiano del gruppo, ha intonato Bella ciao, coinvolgendo Julian Casablancas e l’intera arena. Subito dopo, la band ha ripreso gli strumenti per eseguire Lonely in the Future, uno dei pezzi più rappresentativi della fase recente.

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Bologna ritrova una band diversa

L’ultima esibizione degli Strokes in Italia risaliva al 2011, a Vigevano, dove problemi tecnici avevano costretto gli organizzatori a ridurre il programma. Il ritorno a Bologna ha quindi assunto un significato particolare, anche perché il nuovo disco, uscito a luglio e prodotto da Rick Rubin, mostra un gruppo intenzionato a non ripetere semplicemente la formula degli esordi.

Casablancas è apparso sul palco con un lungo cappotto nero e occhiali scuri, mantenendo quell’abbigliamento per tutta la serata nonostante il caldo. Il cantante ha spesso dato le spalle agli spettatori e si è mosso senza seguire schemi prevedibili, ma il rapporto con l’arena è diventato immediato quando è partita Reptilia, seconda canzone della scaletta: la reazione è stata così forte da spingere lo stesso frontman a esclamare «wow».


Classici e nuove deviazioni

L’apertura è stata affidata a Tyrants of the Mellow Moon, mentre più avanti hanno trovato spazio Hard to Explain, Someday, Last Nite, Take It or Leave It e The Adults Are Talking. Accanto a questi successi sono arrivati anche brani di Reality Awaits, tra cui Dine N’ Dash, costruito su cambi di direzione continui, e Lonely in the Future.

Il disco ha allontanato ulteriormente gli Strokes dall’immagine fissata nel 2001 da Is This It?, album che aveva contribuito a rilanciare il rock garage e generato numerosi imitatori. L’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Casablancas ha diviso ascoltatori e critica; tra i suoi contestatori c’è Anthony Fantano, al quale il gruppo ha replicato proprio attraverso Lonely in the Future.

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L’eredità non basta più

Da Room on Fire, pubblicato nel 2003, fino agli esperimenti di Angles e Comedown Machine e al successivo The New Abnormal, la band ha modificato più volte il proprio suono. Il confronto con il debutto è rimasto inevitabile, ma a Bologna è emersa una formazione che non sembra più interessata a ricostruire la stessa immagine di oltre vent’anni fa.

Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture hanno conservato l’intesa strumentale, mentre Casablancas ha mantenuto il controllo estroso dello spettacolo. Durante concerti recenti ha cambiato testi, rallentato pezzi e risposto alle richieste del pubblico con ironia. A Bologna, dopo aver chiesto quanti spettatori non fossero del posto, ha commentato: «Allora potete uscire», indicando scherzosamente l’uscita.


Dalla musica alla politica

Negli ultimi tempi gli Strokes hanno mostrato anche una dimensione pubblica più esplicita. Il 2 ottobre, durante il concerto di Flushing Meadows a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez avevano introdotto il gruppo parlando di disuguaglianze economiche e opposizione all’autoritarismo.

A Bologna, invece, il messaggio è passato attraverso un gesto musicale inatteso. Moretti ha trasformato Bella ciao in un coro collettivo, prima di tornare alla batteria e accompagnare la band nel brano successivo. Il pubblico cercava i protagonisti del 2001, ma ha incontrato una formazione capace di custodire i propri classici senza restare prigioniera del passato.

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