Gli Strokes cambiano pelle a Bologna: tra Reptilia e Bella ciao
Un’unica data italiana, l’arena esaurita e una scaletta sospesa tra i classici del 2001 e le svolte dell’ultimo album Reality Awaits.
Il momento più inatteso arriva quando Fabrizio Moretti mette da parte la batteria e intona Bella ciao. Julian Casablancas lo segue, così come migliaia di persone all’Unipol Arena, trasformando il concerto degli Strokes in qualcosa di diverso dalla semplice celebrazione dei loro successi.
La band newyorkese torna in Italia dopo una lunga assenza e trova un pubblico pronto a riascoltare i brani che l’hanno resa famosa, ma anche a confrontarsi con una formazione oggi meno vincolata all’immagine degli esordi. A Bologna convivono quindi la nostalgia per il gruppo del 2001 e la sua versione più recente, sperimentale e imprevedibile.
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Bella ciao cambia il finale
Moretti propone il canto partigiano senza preavviso, coinvolgendo prima Casablancas e poi l’intera arena. Il momento interrompe idealmente il normale svolgimento della scaletta, ma si lega alla crescente attenzione politica mostrata dagli Strokes negli ultimi mesi.
Il 2 ottobre, durante il concerto di Flushing Meadows a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez erano saliti sul palco per introdurre il gruppo, richiamando le disuguaglianze economiche e il contrasto all’autoritarismo. A Bologna, invece, il messaggio passa attraverso una canzone conosciuta dal pubblico italiano, prima che la band riparta con Lonely in the Future.
Casablancas sfida le aspettative
L’attesa per il concerto era durata tredici anni: l’ultima apparizione italiana degli Strokes risaliva al 2011, a Vigevano, dove problemi tecnici avevano costretto a ridurre l’elenco dei brani. A Bologna l’unico appuntamento nazionale è esaurito, dopo le esibizioni di Alex Cameron e Fat White Family.
Casablancas entra con un lungo cappotto nero e gli occhiali da sole, nonostante il caldo, e mantiene quell’abbigliamento fino alla fine. Si muove in modo irregolare, in alcuni momenti canta rivolto verso il fondo del palco e sembra voler conservare una distanza teatrale dal pubblico. Quando arriva Reptilia, però, quella barriera si spezza immediatamente: il secondo brano della serata scatena la reazione più rumorosa dell’arena.
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I classici resistono al nuovo corso
La scaletta mette sullo stesso piano Hard to Explain, Someday, Last Nite, Take It or Leave It e The Adults Are Talking, insieme alle composizioni più recenti. L’apertura spetta a Tyrants of the Mellow Moon, mentre trovano spazio anche Lonely in the Future e Dine N’ Dash, pezzo costruito su cambi di direzione continui.
Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Moretti e Nikolai Fraiture sostengono Casablancas con un’intesa che non sembra essersi indebolita. Il cantante, tuttavia, continua a gestire il palco secondo regole proprie. Rispondendo a chi gli chiedeva un brano, ha scherzato: «Se volete che non suoniamo mai un brano, chiedetecelo».
Da Is This It? a Reality Awaits
Nel 2001 Is This It? aveva imposto un modello destinato a essere imitato da numerosi gruppi: chitarre asciutte, arrangiamenti essenziali e la voce apparentemente svogliata di Casablancas. Dopo Room on Fire, ogni cambiamento è stato valutato in rapporto a quell’esordio, anche quando la band ha cercato nuove direzioni con Angles, Comedown Machine e The New Abnormal.
Reality Awaits, pubblicato lo scorso luglio e prodotto da Rick Rubin, accentua questa distanza dal passato. L’uso dell’Auto-Tune sulla voce del cantante ha diviso ascoltatori e critici, ma rappresenta anche uno degli aspetti più riconoscibili del disco. La formazione ha persino risposto alle critiche di Anthony Fantano, noto recensore musicale su YouTube, attraverso Lonely in the Future.
A Bologna gli Strokes non ripropongono semplicemente la formula che li aveva trasformati in un riferimento per la scena rock dei primi anni Duemila. Conservano la capacità di far cantare e saltare un’arena con Reptilia e Last Nite, ma lasciano spazio a deviazioni, sorprese e a un’identità ancora in movimento.
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