Gli Strokes cambiano pelle, ma Bologna canta ancora Reptilia
Dopo tredici anni di assenza dall’Italia, la band newyorkese riempie l’Unipol Arena e mescola i classici con le svolte del nuovo album prodotto da Rick Rubin.
L’unica data italiana degli Strokes si trasforma in una grande prova di continuità e cambiamento: l’Unipol Arena di Bologna è piena, ma sul palco non arriva la semplice riproduzione della band che aveva conquistato il rock nei primi anni Duemila. Dopo tredici anni di assenza dal nostro Paese, il gruppo presenta un repertorio sospeso tra i brani più amati e le nuove direzioni di “Reality Awaits”.
L’attesa era cresciuta anche per la lunga distanza dall’ultima apparizione italiana, avvenuta nel 2011 a Vigevano e segnata da problemi tecnici, con uno spettacolo concluso su una scaletta ridotta. A Bologna, invece, la formazione appare compatta e in buona condizione, sostenuta da un pubblico arrivato anche da fuori città.
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Una band che rifiuta la fotocopia
Il concerto mette subito in evidenza la doppia natura degli Strokes. Da una parte ci sono i brani che il pubblico conosce a memoria, dall’altra le composizioni più recenti, meno legate alla formula degli esordi e più disponibili alla sperimentazione. L’apertura viene affidata a “Tyrants of the Mellow Moon”, mentre nel corso della serata trovano spazio anche “Lonely in the Future” e “Dine N’ Dash”.
“Reality Awaits”, pubblicato lo scorso luglio e prodotto da Rick Rubin, segna un’ulteriore deviazione rispetto alla stagione iniziale. L’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Julian Casablancas ha diviso ascoltatori e critici, ma rappresenta anche uno degli aspetti più riconoscibili del disco. Le contestazioni del recensore musicale Anthony Fantano sono state persino riprese dalla band nel brano “Lonely in the Future”.
La storia del gruppo resta però legata a “Is This It?”, l’album del 2001 che contribuì a definire il ritorno del rock garage e generò numerosi imitatori. Dopo “Room on Fire”, gli Strokes hanno provato più volte a modificare quella struttura: “Angles”, “Comedown Machine” e “The New Abnormal” hanno mostrato passaggi differenti, senza cancellare del tutto l’immagine della formazione indipendente degli inizi.
Casablancas guida una serata imprevedibile
Julian Casablancas entra con un lungo cappotto nero e gli occhiali scuri, nonostante il caldo, e non abbandona quell’abbigliamento per tutta la serata. Si muove spesso in modo obliquo, stringe il cappotto sul ventre e in diversi momenti canta rivolto verso il fondo del palco. La distanza con la platea, tuttavia, si riduce rapidamente quando arriva “Reptilia”, il secondo brano in scaletta: la reazione dell’arena sorprende perfino il cantante.
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Accanto a lui, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture mantengono intatta l’intesa costruita in quasi tre decenni. La scaletta comprende “Hard to Explain”, “Someday”, “Last Nite”, “Take It or Leave It” e “The Adults Are Talking”, alternando i pezzi storici alle novità dell’ultimo lavoro.
Casablancas conserva anche la consueta libertà sul palco. Dopo avere modificato testi e rallentato canzoni durante alcune date londinesi, a Bologna scherza con gli spettatori chiedendo quanti non siano residenti in città. Davanti a migliaia di mani alzate, replica: «Allora potete uscire», indicando scherzosamente l’uscita dell’arena.
Da New York a Bella ciao
Negli ultimi mesi gli Strokes hanno ampliato anche il perimetro dei propri concerti. Il 2 ottobre, a Flushing Meadows, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez hanno introdotto la band parlando di disuguaglianze economiche e opposizione all’autoritarismo. Temi politici che si sono aggiunti all’identità di un gruppo inizialmente associato quasi esclusivamente alle proprie canzoni.
A Bologna il momento più inatteso arriva grazie a Fabrizio Moretti. Il batterista italiano intona “Bella ciao”, coinvolgendo prima Casablancas e poi l’intera arena; il canto partigiano precede la ripresa dello spettacolo e l’esecuzione di “Lonely in the Future”.
Nel 2018 Alex Turner degli Arctic Monkeys cantava di voler essere semplicemente uno degli Strokes, riconoscendo l’impatto esercitato dalla formazione newyorkese sulle generazioni successive. A Bologna, però, il gruppo non prova a tornare al 2001: conserva la forza di “Reptilia” e “Last Nite”, ma la affianca a un’identità più inquieta, capace di sorprendere anche con una canzone italiana.
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