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Attualità 2 min di lettura6 giorni fa

Superenalotto da 223 milioni, spunta un altro racconto: perché i conti non tornano

Sulla vincita di Lecco si intrecciano due ricostruzioni molto simili, ma con differenze nei dettagli, nei mittenti e persino nei canali usati dalle due associazioni coinvolte.

La storia della presunta moglie dell’uomo che avrebbe centrato i 223 milioni al Superenalotto continua a cambiare forma. A distanza di pochi giorni sono emerse almeno due versioni quasi sovrapponibili, ma non identiche, e proprio questa sovrapposizione alimenta i dubbi sulla vicenda.


Due racconti quasi gemelli

La prima traccia risale al 15 settembre, quando La Provincia Unica di Lecco raccontò la caccia al vincitore, poi indicato come un settantenne di Oggiono che però negò ogni cosa. In seguito, la testata locale aggiunse un altro possibile nome, “Renato”, affiancato da una ex moglie che sarebbe stata a Bari solo temporaneamente.

In quel caso, secondo il quotidiano, una lettera inviata via pec dall’associazione Giustitalia ricordava molto da vicino il profilo raccontato dalla donna di Frosinone assistita da Associazione Italia. In entrambe le ricostruzioni compare un matrimonio celebrato il 25 aprile 2023 sotto il regime di comunione legale e una separazione che non sarebbe ancora stata formalizzata.


Le differenze che fanno dubitare

I punti in comune non finiscono qui, perché in entrambi i casi viene descritta la stessa alternativa: 8 mila euro al mese oppure 80 milioni di euro in un’unica soluzione. Ma le divergenze sono decisive, soprattutto sul momento in cui la vincita sarebbe stata rivelata alla moglie.

Nella versione del 15 settembre, l’informazione sarebbe arrivata la sera del 12 settembre, con una telefonata. Nel racconto diffuso il 22, invece, la donna avrebbe saputo tutto grazie alle confidenze del marito fatte agli amici. Due dettagli diversi che, pur nel medesimo schema, cambiano il senso dell’intera storia.


Recapiti identici e siti costruiti allo stesso modo

Anche il modo in cui le due associazioni si presentano online solleva interrogativi. Giustitalia e Associazione Italia hanno sedi legali distinte a Roma, ma nei rispettivi siti compaiono gli stessi tre numeri di cellulare, con le stesse fasce orarie di disponibilità.

Non solo: le due pagine web sono state realizzate con la piattaforma Webnode e riportano lo stesso codice Google Tag Manager, GTM-542MMSL, usato per la gestione delle statistiche. Inoltre entrambe si appoggiano a una casella di posta fornita da Libero.


I precedenti che pesano sul caso

Giustitalia, del resto, era già comparsa in altre vicende note. A marzo 2025 i legali collegati allo studio di Francesco Di Giovanni, descritto come presidente dell’associazione, avevano assistito l’ex moglie di un altro vincitore del Superenalotto, quello da 88 milioni di Roma.

L’associazione era già finita al centro di casi molto discussi, dai buoni postali alle lire rinvenute in vecchi mobili e cassapanche. In passato, un dossier di Roma Today l’aveva accusata di fare «pubblicità a colpi di fake news».

Nemmeno il nome emerso nel 2019 aiuta a diradare la nebbia: VeronaSera, sempre con il condizionale, aveva scritto di un testamento lasciato da un’ex professoressa a Pietro Maso. Nel documento, come esecutore testamentario, figurava un certo Alessandro Romano dell’associazione Giustitalia, nome molto simile — a parte l’accento — a quello di uno dei legali citati nel caso dei 223 milioni di Lecco.

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