Super El Niño, il Pacifico cambia tonalità: il segnale visto dallo spazio
Le osservazioni di NASA indicano meno fitoplancton nelle acque equatoriali, mentre le previsioni stimano un episodio record per intensità entro la fine del 2026.
Per il trimestre ottobre-dicembre 2026, El Niño ha l’83% di probabilità di superare per intensità tutti gli episodi osservati dal 1950. È la stima contenuta nell’ultimo bollettino della Amministrazione nazionale oceanica e atmosferica, diffuso l’8 ottobre, mentre il Pacifico mostra già segnali misurabili del fenomeno.
Nelle aree vicine all’Indonesia e all’Australia settentrionale il livello del mare risulta infatti inferiore di 15-20 centimetri rispetto alla media. Nel Pacifico equatoriale, al contrario, sono stati rilevati incrementi locali compresi tra 30 e 40 centimetri. Le variazioni accompagnano un altro cambiamento, visibile soprattutto attraverso gli strumenti spaziali: l’acqua tende ad assumere colorazioni più blu.
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Il colore del Pacifico sta virando al blu
Il confronto tra le osservazioni del 2025 e quelle del 2026 evidenzia una riduzione della fascia verde che attraversa il Pacifico lungo l’Equatore. Il fenomeno si estende dalle coste sudamericane fino all’Asia e riguarda soprattutto le acque superficiali, dove la componente biologica del colore oceanico appare meno intensa.
A registrare queste differenze è PACE, il satellite della NASA dedicato allo studio del plancton, delle particelle sospese nell’atmosfera, delle nuvole e degli ecosistemi marini. Operativo dal febbraio 2024, il veicolo analizza centinaia di lunghezze d’onda riflesse dalla superficie dell’acqua, riuscendo così a individuare variazioni cromatiche che spesso non sarebbero riconoscibili senza strumenti.
Meno nutrienti per il fitoplancton
All’origine del cambiamento c’è la contrazione del fitoplancton, formato da organismi microscopici capaci di svolgere la fotosintesi. Questi esseri viventi assorbono anidride carbonica, rilasciano ossigeno e contribuiscono alle sfumature verdi dell’oceano, oltre a costituire il primo anello dell’alimentazione di numerose specie marine.
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La dinamica dipende dal riscaldamento delle acque superficiali. In una situazione ordinaria, i venti orientali spingono l’acqua verso ovest e favoriscono la risalita di masse profonde, fredde e ricche di sostanze nutritive; con El Niño, l’indebolimento di quelle correnti limita il rifornimento e rende più difficile la crescita del fitoplancton.
Un fenomeno naturale verso il record
El Niño si presenta in genere ogni due-sette anni e interessa principalmente il Pacifico equatoriale. Quando la quantità di nutrienti disponibili diminuisce, anche la presenza degli organismi microscopici si riduce: le zone che normalmente mostrano tonalità verdastre diventano quindi progressivamente più azzurre.
La previsione sul possibile primato del 2026 si inserisce in un quadro già monitorato dai satelliti della NASA. Le misure cromatiche e quelle relative all’altezza del mare permettono di seguire l’evoluzione dell’episodio su vasta scala, collegando i mutamenti osservati in superficie agli effetti che il riscaldamento produce sugli ecosistemi oceanici.
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