Putin cerca Trump e Xi, il Papa guarda a Oleshky: doppio fronte sull’Ucraina
Il Cremlino ipotizza un incontro a tre senza Zelensky, mentre Leone XIV insiste sull’evacuazione dei civili e sugli aiuti nella regione di Kherson.
Il piano per un possibile vertice tra Russia, Stati Uniti e Cina resta incerto: Donald Trump non avrebbe dato il via libera all’iniziativa avanzata da Vladimir Putin, mentre Xi Jinping avrebbe mostrato apertura. Sul terreno diplomatico, intanto, papa Leone XIV ha rilanciato con Volodymyr Zelensky l’urgenza di intervenire a Oleshky, nella regione di Kherson.
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Trump frena sul vertice proposto da Putin
L’idea del presidente russo sarebbe quella di riunire il mese prossimo Putin, Trump e Xi per discutere una possibile soluzione alla guerra in Ucraina. L’incontro, secondo quanto riferito da fonti statunitensi, si terrebbe a margine dell’appuntamento della Cooperazione economica Asia-Pacifico, previsto il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina, e non includerebbe Zelensky.
Dmitri Peskov ha confermato che tra le parti sono in corso contatti, ma ha precisato che non è stata ancora raggiunta un’intesa né sulla riunione né sui temi da affrontare. Un esponente dell’amministrazione statunitense ha fatto sapere che Trump non avrebbe accettato la proposta, pur lasciando aperta la possibilità di valutarla nel quadro delle iniziative per arrivare alla fine del conflitto. Pechino, invece, non sarebbe contraria, ma attenderebbe il consenso della Casa Bianca.
Per Mosca, un formato ristretto alle grandi potenze servirebbe a riaffermare il peso internazionale della Russia e a tenere fuori dai negoziati l’Europa, considerata dal Cremlino un ostacolo a un accordo favorevole. Una fonte russa ha evocato anche l’ipotesi di una nuova conferenza sul modello di Yalta, con una divisione delle aree d’influenza: scenario che diversi osservatori ritengono poco realistico.
Il Papa insiste sul caso Oleshky
Nel colloquio con Zelensky, Leone XIV ha riportato l’attenzione sulle condizioni della popolazione di Oleshky, già al centro di una richiesta di tregua umanitaria rivolta a Putin. Il Pontefice ha auspicato che la collaborazione tra le parti renda possibile l’invio di cibo e medicinali, oltre a un’uscita volontaria e protetta dei civili.
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La Santa Sede ha ribadito che il proprio impegno resta concentrato sul dialogo e sulla ricerca della pace. Il contatto con Zelensky è arrivato tre giorni dopo una telefonata tra il Papa e Putin, avvenuta mentre Leone XIV era ricoverato all’ospedale Agostino Gemelli per l’asportazione di un carcinoma al polmone destro: anche in quella occasione il tema centrale era stato il sostegno agli abitanti di Oleshky.
Kiev sotto pressione per i bombardamenti
Sul fronte militare, il ministero della Difesa russo ha riferito di un’operazione notturna contro strutture ritenute utili alle forze ucraine. A Kiev e nell’area circostante sarebbero stati colpiti impianti dell’industria militare, depositi di missili da crociera e droni, oltre a un centro per l’elaborazione dei dati.
Gli attacchi hanno causato almeno una vittima e diversi feriti, tra cui bambini. Zelensky ha inoltre dichiarato che circa 550mila famiglie sono rimaste senza energia elettrica in seguito alle offensive.
Secondo Yuriy Ignat, portavoce dell’Aeronautica militare ucraina, sulla capitale sono stati lanciati due attacchi con missili balistici durante la notte, alle 23 e alle 3. Sarebbero stati impiegati ordigni Iskander-M e S-400; il primo raid, ha aggiunto, sarebbe avvenuto senza che Kiev ricevesse un avviso preventivo dagli alleati.
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