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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Studenti serbi al voto: la sfida che può cambiare la Serbia

Dopo quasi due anni di proteste, il movimento studentesco presenta 250 candidati alle elezioni anticipate del 25 ottobre e punta a fermare il blocco politico guidato da Aleksandar Vučić.

Per Ivana Perić il voto del 25 ottobre non è soltanto un appuntamento elettorale, ma l’occasione per ricucire una società segnata da divisioni profonde e restituire credibilità alle istituzioni. «Per tutti noi è un’occasione per iniziare a risanare la società e le istituzioni», dice la giornalista e candidata, che guarda alla consultazione con grande fiducia.

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Una lista oltre le piazze

La candidatura studentesca riunisce figure lontane tra loro per età e professione: accanto agli studenti ci sono docenti, agricoltori, biologi, artisti e sportivi. Mihajlo Srdanović, tra i giovani che hanno partecipato alle marce fin dall’inizio, rivendica la varietà della squadra: «Siamo molto orgogliosi delle personalità che abbiamo scelto».

Per lui la mobilitazione ha assunto un significato sempre più ampio. All’inizio l’obiettivo era chiedere giustizia per le vittime del crollo avvenuto alla stazione ferroviaria di Novi Sad; con il passare dei mesi, la protesta si è trasformata in una battaglia per la democrazia e per la libertà.


La certezza di una vittoria

Mihajlo, Ivana e Tea Puharić appartengono a generazioni e ambienti diversi, ma condividono la stessa previsione sul risultato. Non parlano di una semplice speranza: sostengono di essere certi che la lista del movimento studentesco possa prevalere.

La fiducia di Ivana nasce soprattutto dal sostegno raccolto durante le manifestazioni. La giornalista, impegnata per la libertà di stampa in Serbia e già attiva nel racconto del dopoguerra in Kosovo, considera il consenso popolare il principale punto di forza della formazione.


Il voto contro il potere

La Serbia è stata chiamata a elezioni parlamentari anticipate con una decisione del 9 settembre. Aleksandar Vučić, allora ancora presidente, ha lasciato l’incarico il 27 settembre e oggi guida la lista del Partito progressista serbo, l’SNS, al potere dal 2012.

Sul fronte opposto c’è la formazione nata dalle proteste giovanili. La Commissione elettorale serba ha ufficializzato il 15 settembre la lista “Studentska lista, studenti pobeđuju”, che comprende 250 candidati. È il passaggio dalle strade alle schede elettorali dopo quasi due anni di mobilitazione.


Media, pressioni e proteste

Ivana conosce direttamente il prezzo del dissenso. Per anni ha diretto City Smart Radio, emittente indipendente di Belgrado, fino alla chiusura dopo le pressioni legate all’assegnazione delle frequenze. «Quando ho capito che nel nuovo bando per l’assegnazione delle frequenze l’emittente sarebbe stata rilevata da qualcuno vicino al Partito progressista serbo, ho deciso di chiudere definitivamente. È stata dura», racconta.

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La libertà di stampa occupa un posto preciso nel programma degli studenti, indicata all’articolo 4. Secondo Ivana, durante le prime proteste la propaganda televisiva ha alimentato forti contrasti anche all’interno delle famiglie: i manifestanti venivano descritti come violenti o terroristi, mentre le immagini diffuse online mostravano cortei composti soprattutto da giovani.


Le ferite della mobilitazione

La candidata ricorda anche gli studenti costretti a dormire all’aperto, in pieno inverno e con temperature sotto lo zero, dopo che alcuni funzionari comunali avevano impedito loro di usare le palestre. Quelle scene, spiega, hanno contribuito a modificare l’atteggiamento di una parte degli anziani, inizialmente poco informati sulle proteste e poi più propensi a fidarsi dei ragazzi.

A Novi Sad, dove tutto è cominciato dopo il cedimento della pensilina della stazione ferroviaria il primo novembre 2024, morirono 16 persone. Ivana si commuove ricordando le prime manifestazioni e sottolinea che, a oggi, la giustizia per le vittime non è ancora arrivata: «Siamo molto arrabbiati».


Il costo del dissenso

Anche Tea Puharić, regista e candidata, descrive conseguenze personali legate al sostegno al movimento. Nel marzo 2025 le sarebbero stati revocati tutti i progetti e, secondo il suo racconto, le sarebbe stato detto apertamente che la decisione dipendeva dalle sue posizioni politiche.

La regista afferma di essere stata esclusa da richieste di finanziamento e cofinanziamento per opere artistiche. Nell’agosto 2025, inoltre, sostenitori delle autorità avrebbero danneggiato l’ingresso del suo palazzo, imbrattandolo con vernice rossa e lasciando fotografie che la ritraevano insieme a messaggi offensivi. «Questa è la quotidianità in cui viviamo», sostiene Tea.


Un nuovo rapporto con lo Stato

Mihajlo racconta di aver pensato, in alcuni momenti, di abbandonare la protesta a causa delle violenze e delle umiliazioni subite. Ha continuato a partecipare prima per chiedere giustizia per le vittime e poi con l’obiettivo di conquistare una vittoria elettorale.

La sua idea va oltre la presenza degli studenti in Parlamento. Il movimento punta a un sistema nel quale i giovani partecipino stabilmente alla vita politica e le istituzioni operino secondo regole democratiche, garantendo ai cittadini sia responsabilità sia tutela giuridica. Per Ivana, il 25 ottobre rappresenta dunque l’inizio possibile di una nuova fase per la Serbia.

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