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Attualità 3 min di lettura52 min fa

Trump alza il tiro sull’Europa: il voto Usa può cambiare tutto

Il presidente lega immigrazione, crisi francese e alleanze atlantiche alla campagna per le elezioni di metà mandato, mentre l’inflazione pesa sul consenso repubblicano.

L’economia resta il tema decisivo per la maggioranza degli elettori statunitensi, molto più dell’immigrazione o delle tensioni razziali. Un sondaggio di Pew Research indica infatti che l’82% considera i prezzi e la situazione economica determinanti per il voto, contro il 59% che cita l’immigrazione e il 36% che indica le questioni razziali.

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Il consenso passa dal carovita

Il dato ridimensiona l’effetto della campagna identitaria rilanciata da Donald Trump. Secondo gli analisti, i riferimenti alla crisi francese possono motivare la base repubblicana, ma difficilmente sposteranno nuovi consensi verso il partito.

Il problema per il presidente è che, pur avendo chiuso il confine con il Messico e intensificato le espulsioni, non è riuscito a mantenere la promessa di migliorare il potere d’acquisto degli americani. L’aumento del costo della vita alimenta così la sua impopolarità e spinge la Casa Bianca a riportare il confronto su immigrazione, sicurezza e identità nazionale.


L’Europa dentro la sfida americana

Nel movimento MAGA, l’Europa è da tempo utilizzata come terreno di confronto della politica interna statunitense. Lo storico Justin Vaïsse osserva che le violenze del 17 ottobre hanno riattivato questo schema, offrendo a Trump un nuovo argomento contro progressisti e politiche migratorie.

Anche il vicepresidente JD Vance ha contribuito alla polemica. In un messaggio pubblicato su X ha sostenuto che i progressisti occidentali avrebbero portato il Terzo Mondo in Francia, ignorando secondo lui i problemi legati all’integrazione e alla compatibilità culturale. Célia Belin, responsabile dell’ufficio francese del Consiglio europeo per le relazioni internazionali, interpreta questa linea come una proiezione della battaglia politica statunitense oltre i confini nazionali.


Trump minaccia il disimpegno

Durante un comizio in Kansas, il presidente ha collegato il futuro dei rapporti transatlantici alla gestione dell’immigrazione. «Gli Stati Uniti dovranno ritirarsi dall’Europa se dovesse soccombere all’invasione dei migranti. Se non troveranno presto la strada giusta, non avremo altra scelta che andarcene», ha affermato Trump.

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Nel suo intervento ha inoltre rimproverato agli alleati europei di non aver sostenuto Washington quando gli Stati Uniti avevano chiesto aiuto per l’Iran, ricordando al tempo stesso gli ingenti costi sostenuti dagli Usa per la Nato. Ha poi accusato i politici di sinistra di avere fatto arrivare milioni di migranti dal Terzo Mondo e ha assicurato che una situazione simile non sarà tollerata negli Stati Uniti.


Francia e Midterm nel mirino

Il passaggio più duro del discorso ha riguardato la Francia, descritta da Trump come un Paese travolto da migranti, jihadisti e comunisti. Il presidente ha presentato quelle immagini come l’anticipazione di ciò che, a suo dire, i Democratici vorrebbero portare in America. In precedenza, su Truth Social, aveva invitato Parigi a chiudere rapidamente le frontiere, sostenendo che i migranti avessero conquistato il Paese.

La polemica si inserisce nella campagna per le elezioni di metà mandato, fissate al 3 novembre. I sondaggi prospettano la possibilità che i Democratici strappino ai Repubblicani il controllo di una o di entrambe le camere del Congresso, anche per il malcontento provocato dal carovita.

Trump ha attaccato il partito rivale anche con un messaggio rivolto agli elettori americani: ha attribuito alle precedenti amministrazioni democratiche la peggiore inflazione, i costi energetici più elevati e il più grave deficit commerciale della storia degli Stati Uniti. Ha inoltre accusato i Democratici di avere consentito l’ingresso di 25 milioni di persone e ha avvertito che, in caso di vittoria alle Midterm, la stessa politica verrebbe riproposta.

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