Patriot in attesa e quattro morti: la sfida di Zelensky a Washington
Il presidente ucraino denuncia ritardi nelle forniture americane, propone una tregua sulle raffinerie russe e prepara nuovi colloqui a Oslo con Stati Uniti ed Europa.
Quattro persone sono morte e almeno 11 sono rimaste ferite in una nuova ondata di attacchi russi in diverse aree dell’Ucraina. Il bilancio è stato diffuso dalle autorità di Kiev mentre Volodymyr Zelensky rilancia la richiesta di sistemi Patriot e propone agli Stati Uniti una sospensione temporanea degli attacchi contro le raffinerie russe.
Il presidente ucraino sostiene inoltre che Washington stia rallentando consegne già finanziate da Paesi europei. Sullo sfondo si prepara un incontro a Oslo con l’inviato statunitense Steve Witkoff, rappresentanti dell’Unione europea e della NATO.
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Quattro vittime sotto le bombe russe
Tre persone hanno perso la vita nella regione di Kiev, secondo il Servizio statale per le emergenze dell’Ucraina. Un altro decesso è stato registrato a Zaporizhzhia, nel sud-est del Paese, come riferito da Ivan Fedorov, responsabile dell’amministrazione militare regionale.
Gli attacchi sono arrivati dopo l’annuncio di Zelensky sulla possibile ripresa delle operazioni ucraine contro le raffinerie di petrolio in territorio russo. Kiev presenta queste azioni come una risposta ai bombardamenti che continuano a colpire il Paese.
Zelensky offre una tregua sui raid
Parlando con una delegazione bipartisan del Congresso statunitense, il presidente ucraino ha avanzato una proposta limitata nel tempo: fermare per 30 giorni gli attacchi alle raffinerie russe in cambio della protezione americana dei cieli ucraini, soprattutto attraverso i missili intercettori Patriot. “Potremmo sospendere gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe per 30 giorni”, ha detto Zelensky, spiegando che Kiev si aspetterebbe in cambio un sostegno equivalente per la difesa aerea.
Secondo il presidente, dagli Stati Uniti non sarebbe arrivata neppure su questa ipotesi una disponibilità concreta. Nel frattempo, a Kiev ha incontrato esponenti di Lockheed Martin per discutere dell’aumento delle forniture contro i missili balistici e della possibilità di eseguire in Ucraina manutenzione e riparazioni degli F-16.
La disputa sui missili Patriot
Zelensky ha accusato il Pentagono di rinviare la consegna di intercettori già acquistati da alcuni governi europei attraverso il programma Purl. A suo dire, la spedizione sarebbe ferma in attesa dell’autorizzazione del Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth.
Il presidente ucraino riferisce che diversi Paesi europei avrebbero già individuato missili Patriot da trasferire dagli arsenali nazionali. Le armi, sostiene, sarebbero pronte ma non ancora autorizzate dagli Stati Uniti. Davanti ai senatori americani ha quindi parlato di una scelta politica che, a suo giudizio, starebbe rallentando l’assistenza a Kiev.
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La posizione americana resta però più prudente sul futuro strategico dell’Ucraina. Il vicepresidente JD Vance ha escluso l’adesione di Kiev alla NATO: “Non credo che dovrebbero farne parte”, ha dichiarato, pur definendo l’Ucraina un Paese ammirevole e confermando la possibilità di collaborare su alcuni dossier.
Il messaggio all’Italia e all’Europa
In un’intervista al Corriere della Sera, Zelensky ha descritto come già operative le limitazioni allo scambio di informazioni d’intelligence e la riduzione della velocità di Starlink. Ha espresso gratitudine verso il popolo americano e verso la squadra di Donald Trump, ma ha chiesto rapporti fondati su trasparenza e correttezza tra alleati.
Il presidente ucraino ha spiegato che le armi americane vengono oggi acquistate attraverso programmi finanziati dagli europei e ha chiesto che l’Europa continui a sostenere la difesa del suo Paese in vista dell’inverno. La protezione delle infrastrutture energetiche, secondo Zelensky, potrebbe favorire la permanenza della popolazione in Ucraina e il rientro di chi è andato via quando la situazione migliorerà.
Nel colloquio ha citato anche il rapporto con Giorgia Meloni, definito molto positivo, e la collaborazione con Leonardo. Lo scambio di conoscenze sulle armi e il lavoro negli stabilimenti italiani, ha osservato, produrrebbero ricadute industriali e occupazionali anche in Italia, oltre a contribuire alla costruzione di una difesa aerea europea.
A Oslo il prossimo passaggio
Steve Witkoff sta raggiungendo Oslo per incontrare Zelensky. Alla riunione dovrebbero partecipare Jonas Gahr Støre, primo ministro norvegese, esponenti dell’Unione europea e della NATO.
L’obiettivo è mettere a punto una proposta complessiva da usare come base per la ripresa dei negoziati con la Russia. Dopo il confronto nella capitale norvegese, Witkoff potrebbe recarsi a Mosca per presentare le idee elaborate insieme all’Ucraina e ai suoi alleati europei. Jared Kushner, indisposto, non sarà invece presente fisicamente e seguirà i lavori a distanza.
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