Strokes a Bologna: la vecchia magia torna, ma la band cambia pelle
All’Unipol Arena, unica tappa italiana, il gruppo newyorkese alterna i brani storici alle novità di Reality Awaits e sorprende il pubblico con Bella ciao.
L’ultima apparizione italiana risaliva al 2011 e si era chiusa a Vigevano tra problemi tecnici e una scaletta accorciata. A Bologna, invece, gli Strokes hanno ritrovato un’arena esaurita e un pubblico pronto a cantare i classici, ma anche una band diversa da quella esplosa all’inizio degli anni Duemila.
GioiaPura
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A Bologna il ritorno è da tutto esaurito
L’Unipol Arena ha accolto l’unico concerto italiano del gruppo dopo una lunga attesa. Prima dell’ingresso degli Strokes si sono esibiti Alex Cameron e Fat White Family, poi Julian Casablancas è comparso con cappotto nero e occhiali da sole, mantenendo quell’abbigliamento per l’intera serata nonostante il caldo.
Il cantante ha attraversato il palco con il suo stile imprevedibile, spesso ondeggiando e in alcuni momenti rivolgendosi di spalle agli spettatori. La distanza si è sciolta quasi subito: “Reptilia”, proposta come seconda canzone, ha acceso l’arena e spinto lo stesso Casablancas a reagire con un “wow”.
I classici convivono con il nuovo corso
La scaletta ha messo una accanto all’altra le canzoni più note e le composizioni dell’ultimo periodo. Sono arrivati “Hard to Explain”, “Someday”, “Last Nite”, “Take It or Leave It” e “The Adults Are Talking”, mentre l’apertura è stata affidata a “Tyrants of the Mellow Moon”, brano più recente e meno prevedibile per il pubblico degli esordi.
Al centro del concerto sono finite anche diverse tracce di “Reality Awaits”, pubblicato lo scorso luglio e prodotto da Rick Rubin. Il disco segna un ulteriore allontanamento dalla formula originaria: l’uso dell’Auto-Tune sulla voce di Casablancas ha diviso ascoltatori e critici, ma rappresenta uno degli elementi più caratteristici del nuovo lavoro. Tra i brani eseguiti a Bologna anche “Lonely in the Future” e “Dine N’ Dash”, costruita su cambi di direzione continui.
Ventotto anni senza restare uguali
Dal debutto di “Is This It?” del 2001, gli Strokes sono stati associati al rilancio del rock garage e a una scrittura apparentemente semplice, sostenuta dalla voce svogliata di Casablancas e dall’intesa con Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture. Ogni album successivo è stato però confrontato con quel modello, anche quando il gruppo ha cercato nuove strade.
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“Room on Fire” aveva consolidato la fama della formazione, mentre “Angles” del 2011 e “Comedown Machine” del 2013 avevano introdotto soluzioni differenti. “The New Abnormal”, uscito nel 2020, aveva nuovamente modificato gli equilibri; con “Reality Awaits”, gli Strokes sembrano ancora meno disposti a ripetere il passato o a soddisfare ogni aspettativa.
Casablancas improvvisa, Moretti spiazza
Il frontman ha conservato anche dal vivo la libertà di cambiare registro. Durante le date londinesi aveva modificato alcuni testi, rallentato pezzi e risposto in modo ironico alle richieste del pubblico; a Bologna ha invece chiesto quanti spettatori arrivassero da fuori città, suggerendo scherzosamente a chi non fosse bolognese di uscire dall’arena.
La sorpresa più inattesa è arrivata da Fabrizio Moretti. Il batterista ha intonato “Bella ciao”, coinvolgendo Casablancas e l’intera platea; subito dopo ha ripreso il proprio posto e il gruppo ha attaccato “Lonely in the Future”.
Una band ancora capace di sorprendere
Negli ultimi anni gli Strokes hanno ampliato anche il perimetro del loro racconto pubblico. Il 2 ottobre, al concerto di Flushing Meadows, a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez erano saliti sul palco per introdurre la band, richiamando il tema delle disuguaglianze economiche e la contrarietà all’autoritarismo.
A Bologna, tuttavia, a parlare sono state soprattutto le canzoni e la risposta degli spettatori. La formazione non ha riproposto semplicemente la versione del 2001, ma ha dimostrato di poter ancora riempire un’arena con “Reptilia” e “Last Nite”, inserendo nel percorso anche deviazioni inattese come “Bella ciao”.
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