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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Stipendi fermi, affitti alle stelle: il conto delle guerre arriva in piazza

Inflazione, rincari energetici e salari reali in calo hanno aggravato il disagio sociale, mentre a Milano la casa è diventata sempre più difficile da sostenere.

Il disagio economico colpisce soprattutto i giovani, stretti tra retribuzioni modeste, contratti instabili e prospettive professionali lente. L’Ocse segnala che molti trentenni italiani, davanti a un futuro salariale incerto, scelgono di emigrare oppure restano ai margini del mercato del lavoro.

Nel primo trimestre 2026 gli stipendi reali italiani risultavano ancora inferiori del 6,1% rispetto allo stesso periodo di cinque anni prima, nonostante un incremento annuo dell’1,3%. È il dato medio nazionale, ma restituisce comunque la distanza tra l’aumento del costo della vita e ciò che le buste paga riescono davvero a comprare.

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Giovani intrappolati nei salari bassi

Secondo l’organizzazione con sede a Parigi, in Italia l’occupazione è cresciuta soprattutto nei settori meno qualificati e meno remunerati, dove però gli stipendi lordi hanno avuto un’evoluzione più lenta rispetto a quelli dei lavoratori con redditi elevati. Il risultato è una progressione economica debole proprio per chi entra nel mercato del lavoro.

L’Ocse descrive una combinazione fatta di paghe contenute, forte presenza dei contratti a termine e carriere che avanzano lentamente. “Rispetto ai loro coetanei in Germania, ad esempio, i lavoratori in Italia percepiscono in media salari simili all’età di 20 anni, al momento del primo ingresso nel mondo del lavoro, ma in seguito i loro salari rimangono pressoché invariati”, osserva il rapporto. Per raggiungere lo stipendio medio di un trentenne tedesco, un italiano deve attendere mediamente fino alla fine dei quarant’anni.


A Milano la casa restringe le scelte

Il problema dei redditi si intreccia con quello degli affitti. Nel 2024, a Milano, i nuovi canoni sono aumentati del 6,8% in un anno, mentre le retribuzioni medie sono salite del 4,2%; per gli impiegati l’incremento si è fermato al 2,6%.

Anche la struttura del mercato è cambiata: tra 2020 e 2024 i contratti di lunga durata sono passati dal 64,3% al 51%, mentre le locazioni temporanee, studentesche e brevi sono cresciute dal 34% al 49%. Nel 2024 il canone medio raggiungeva 17,3 euro al metro quadro mensili; per un alloggio di 75 metri quadrati poteva assorbire più del 30% del reddito netto medio, oltre il 40% nelle aree periferiche e circa il 70% nella fascia più centrale.

Nel terzo trimestre 2026, gli annunci rilevati da idealista indicavano una media di 22,4 euro al metro quadro. Comprare è ancora più difficile: con un mutuo sostenibile, un operaio da 1.542 euro netti al mese poteva permettersi nel 2024 appena 16 metri quadrati, mentre un impiegato con 2.707 euro arrivava a 22. Dal 2015 la superficie acquistabile da un lavoratore con qualifiche medio-basse si è ridotta del 27,7%.

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Il doppio shock dei conflitti

L’inflazione ha lasciato un’eredità pesante anche quando la sua velocità ha iniziato a diminuire. Tra il 2021 e il 2025 il livello generale dei prezzi è aumentato del 17%; per alimentari e bevande la crescita ha superato il 27%.

L’invasione russa dell’Ucraina, iniziata nel febbraio 2022, ha aggravato una situazione già tesa dopo la ripresa successiva alla pandemia. Gas ed elettricità hanno registrato forti rincari e l’aumento dei trasporti si è poi trasferito su numerosi beni. Nel 2022 l’inflazione media è arrivata all’8,1%, il valore più alto dal 1985, mentre i prodotti di uso quotidiano sono cresciuti del 13,1%. Nel 2023 si è aggiunto un ulteriore 5,7%.

La nuova escalation in Medio Oriente ha riacceso le pressioni sui mercati energetici. Dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, nei primi 28 giorni del conflitto il gas europeo è aumentato di circa il 70% e il petrolio del 50%, secondo una stima del Consiglio Ue. Per l’Unione europea la spesa per le importazioni di combustibili fossili è così salita di 13 miliardi di euro.


Rincari, proteste e risposta politica

Gli effetti si sono riversati sulle famiglie italiane nonostante oltre 2 miliardi di euro destinati dal governo a riduzioni delle accise sui carburanti. A settembre l’inflazione annua è arrivata al 4,2%, dal 3,3% di agosto. Tra luglio 2020 e luglio 2026 il costo degli alimenti è cresciuto del 30%, mentre quello legato all’abitazione ha segnato un aumento del 43%.

Agricoltori e autotrasportatori sostengono di non riuscire più a sostenere l’attività senza interventi strutturali. I blocchi nel Mezzogiorno hanno iniziato a rallentare le consegne e a ridurre la disponibilità sugli scaffali, mentre a Milano le manifestazioni contro il carovita tra sabato e domenica sono sfociate in episodi di violenza e saccheggi.

Il malcontento ha coinvolto studenti e collettivi pacifici, ma anche gruppi di giovani e giovanissimi che si percepiscono esclusi e hanno reagito con la devastazione. L’esecutivo sembra orientato verso nuove misure sulla sicurezza, mentre gli interventi annunciati nel Documento programmatico di bilancio per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie fragili rischiano di disporre di risorse limitate nella prossima legge di bilancio.

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