Milano, i denunciati sfidano il rischio: “Torneremo in piazza”
Quattro giovani coinvolti nei disordini del fine settimana raccontano le ragioni della protesta e annunciano nuove mobilitazioni contro il caro vita.
La denuncia non sembra aver spento la protesta. Quattro giovani fermati dopo i disordini scoppiati a Milano nel fine settimana hanno lasciato la Questura ribadendo la volontà di tornare in piazza, anche se questo potrebbe esporli ad altre conseguenze.
Tra loro c’era anche un minorenne. I ragazzi hanno collegato le manifestazioni al disagio economico e alla difficoltà di cambiare la propria condizione, indicando nel caro vita il motivo principale della mobilitazione.
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La protesta non si ferma
Uno dei giovani ha spiegato che alla base delle azioni ci sarebbe una situazione di forte difficoltà personale. «Abbiamo fame, vogliamo cambiare le nostre vite ma non ci riusciamo. Lo Stato dovrebbe aiutarci e non lo fa: per questo facciamo casino», ha detto all’uscita dagli uffici della Questura.
Il gruppo ha quindi fatto sapere di non considerare conclusa la protesta. La prospettiva di nuove denunce o di altri provvedimenti non avrebbe modificato la loro posizione: l’intenzione dichiarata è quella di tornare a manifestare.
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Il disagio oltre Milano
Il minorenne ascoltato dopo il fermo ha sostenuto che le iniziative potrebbero allargarsi anche fuori dall’Italia. Secondo la sua ricostruzione, la crisi starebbe alimentando una mobilitazione destinata a coinvolgere altri Paesi europei.
Le sue parole inseriscono gli episodi milanesi in un quadro più ampio, legato alla rabbia per le condizioni economiche e alla percezione di non ricevere risposte sufficienti dalle istituzioni. Nel frattempo, per i quattro giovani, il bilancio immediato resta quello del fermo e della denuncia dopo gli scontri del fine settimana.
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