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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Spot patriottici e fucilazione: le due mosse di Trump

Il presidente difende i video finanziati dal governo e autorizza l’esecuzione di Nidal Hasan, responsabile della strage di Fort Hood nel 2009.

La Casa Bianca respinge l’accusa di propaganda illegale e definisce il filmato trasmesso durante le partite di football americano un annuncio di pubblica utilità, con finalità educative e patriottiche. L’opposizione, invece, contesta l’uso di fondi pubblici per un messaggio favorevole a Donald Trump a poche settimane dalle elezioni di metà mandato.


Il video divide la vigilia elettorale

Il filmato, della durata di trenta secondi, si apriva con la frase «Questa è l’ultima battaglia». In immagini in bianco e nero, Trump avanzava lungo un corridoio con espressione severa, mentre una voce riproponeva passaggi dei suoi discorsi contro «bellicisti», «comunisti» e «globalisti».

In fondo allo schermo compariva l’indicazione secondo cui la produzione era stata pagata dal governo degli Stati Uniti. Da qui è nata la denuncia dell’opposizione, che ha parlato di un messaggio elettorale mascherato e di una possibile violazione delle regole sul finanziamento degli spot politici.


Trump paga gli spot di tasca sua

Per rispondere alle critiche, il presidente ha annunciato che sosterrà personalmente i prossimi messaggi di questo tipo, affiancando le risorse raccolte da Maga Inc. «Ho deciso di finanziarli personalmente», ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth.

Il capo della Casa Bianca ha sostenuto che la sinistra radicale contesti la diffusione di quelli che considera contenuti positivi per gli Stati Uniti. La polemica era esplosa dopo la messa in onda di un video celebrativo pagato con denaro pubblico, mentre il Paese si avvicinava al voto per il rinnovo del Congresso.

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Via libera alla condanna di Hasan

In parallelo, Trump ha autorizzato l’esecuzione mediante fucilazione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito responsabile della sparatoria nella base di Fort Hood, in Texas. L’approvazione è arrivata dopo la raccomandazione del segretario alla Difesa Pete Hegseth, come comunicato dal Pentagono.

Hasan aveva il grado di maggiore quando, il 5 novembre 2009, aprì il fuoco contro i militari presenti nella struttura. Il bilancio fu di 13 vittime e 32 feriti: si tratta della sparatoria più sanguinosa mai avvenuta in una base militare statunitense.


La condanna e il carcere militare

Nel 2013 Hasan è stato riconosciuto colpevole di 13 omicidi premeditati e 32 tentati omicidi premeditati. Attualmente è detenuto nel carcere militare di Fort Leavenworth, in Kansas, in attesa dell’esecuzione decisa dalle autorità.

Il processo si è svolto davanti a un tribunale militare. Hasan ha scelto di difendersi da solo e si è dichiarato non colpevole; le indagini avevano inoltre documentato i suoi contatti con il religioso radicale Anwar al-Awlaki, poi diventato una figura importante di al-Qaeda nella Penisola Arabica.

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