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Attualità 3 min di lettura6 ott

Stipendi, il sorpasso mancato: in 35 anni l’Italia ha perso potere

Il reddito nominale è aumentato, ma inflazione e prezzi hanno lasciato quasi invariata la capacità di spesa delle famiglie italiane.

L’inflazione acquisita per il 2026 è già al 3,1% e rischia di riaprire una ferita mai davvero rimarginata. Con l’ultimo trimestre ancora da registrare, torna infatti a incidere anche il drenaggio fiscale: quando i redditi crescono solo perché aumentano i prezzi, una parte dei contribuenti può finire per pagare più imposte senza guadagnare maggiore capacità di spesa.

Il problema non riguarda soltanto il livello delle tasse. Da anni gli stipendi italiani avanzano troppo lentamente rispetto al costo della vita, lasciando il potere d’acquisto sostanzialmente fermo.


Il recupero dei redditi si è fermato

Tra il 2010 e oggi il reddito disponibile delle famiglie è salito da 265 a 358 miliardi di euro. Depurando però queste cifre dall’inflazione, il valore reale resta quasi identico: 297 miliardi nel 2010 e 297 miliardi oggi.

La frattura si è accentuata dopo la crisi dei primi anni Dieci. Nel 2012 la capacità di spesa era già oltre il 7% più bassa rispetto al 2010; in seguito è iniziata una risalita molto lenta, interrotta prima dalla pandemia e poi dall’impennata dei prezzi iniziata dal 2021.


Buste paga lontane dall’Europa

Il confronto internazionale restituisce un quadro sfavorevole per l’Italia. Tra il 1990 e il 2025 il salario reale medio è calato del 2%, mentre nello stesso arco temporale è aumentato del 35% in Germania e Francia, del 16% in Spagna e del 36% nella media Ocse. Negli Stati Uniti la crescita ha superato il 53%, mentre nel Regno Unito ha raggiunto il 47%.

Nel 2025 la retribuzione lorda annua media italiana si è attestata a 36.594 euro. La Germania ha raggiunto 66.700 euro e la Francia 45.964, mentre la Spagna si è fermata a 32.678 euro. Il divario italiano è quindi di quasi il 45% rispetto alla Germania e del 20% nei confronti della Francia.

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Prezzi e tasse aggravano il divario

Considerando il diverso costo della vita, il dato italiano sale a 53.864 dollari a parità di potere d’acquisto. Rimane comunque sotto Germania, a 76.285 dollari, Francia, a 60.483, e Spagna, a 57.779.

A pesare sono anche alcune voci di spesa: in Italia ristoranti e alberghi costano il 30% in più che in Spagna, mentre energia e abbigliamento risultano rispettivamente più cari del 25% e del 23%. Per un single senza figli con una paga media, imposte e contributi valgono il 45,8% del costo complessivo del lavoro. Il carico fiscale incide, ma la distanza resta legata soprattutto a salari lordi strutturalmente più contenuti.


Famiglie costrette a risparmiare meno

Nel secondo trimestre il reddito disponibile è aumentato, ma non abbastanza da compensare il rincaro dei beni e dei servizi. Il potere d’acquisto è così diminuito dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,4% su base annua.

Il bilancio dei primi sei mesi del 2026 resta positivo, con un incremento dello 0,7%, ma tra aprile e giugno si è registrato il primo arretramento dopo due anni di recupero. Nel frattempo la quota di reddito destinata al risparmio è scesa al 6,7%, il livello più basso dalla fine del 2012: per sostenere i consumi, le famiglie stanno quindi utilizzando una porzione maggiore delle proprie entrate.

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