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Attualità 3 min di lettura14 ore fa

Spagna, Sánchez cerca la rimonta ma i sondaggi frenano

Il voto del 29 novembre resta aperto, ma Pp e Vox superano il blocco progressista nelle rilevazioni

Il Partito popolare e Vox restano avanti nei sondaggi per le elezioni spagnole del 29 novembre, mentre Pedro Sánchez punta sulla partecipazione per recuperare terreno.

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La tragedia pesa sulla campagna

Le rilevazioni disponibili non comprendono ancora l’impatto dell’incidente ferroviario avvenuto il 28 ottobre a Urda, nella provincia di Toledo. Due treni ad alta velocità si sono scontrati provocando almeno 68 morti; il governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.

Sánchez, recatosi sul luogo della tragedia, ha assicurato che si sarebbe impegnato ad «arrivare fino in fondo». Il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha parlato di una decisione «errata» del centro di controllo e ha escluso l’ipotesi di dimissioni. Alberto Núñez Feijóo ha chiesto un’inchiesta immediata e indipendente, mentre Santiago Abascal ha rivolto accuse dirette all’esecutivo.

Il disastro può incidere sul consenso del governo, soprattutto dopo una fase in cui il Psoe aveva iniziato a migliorare i propri risultati nelle rilevazioni. Tra le possibilità considerate ci sono una reazione negativa degli elettori moderati, un rafforzamento della coesione nazionale attorno alle istituzioni oppure nessuna variazione apprezzabile. I primi sondaggi successivi all’incidente saranno necessari per capire quale effetto prevarrà.


La partecipazione resta decisiva

José Miguel Becerra, amministratore delegato di Sw Demoscopia, considera ancora possibile un equilibrio tra i due schieramenti. Secondo la sua lettura, l’esito dipenderà soprattutto dal numero di cittadini che andranno alle urne: «Se c’è mobilitazione, se va a votare molta gente», il governo progressista avrebbe buone possibilità di restare al potere.

Luis Sancho, invece, ritiene quasi irrealizzabile che la sinistra riesca a impedire una maggioranza assoluta formata da Pp e Vox. Il suo modello, costruito sui sondaggi finora pubblicati, assegna alla sinistra una simile eventualità soltanto in una simulazione su cento.

Le due valutazioni prendono in esame aspetti differenti. Sancho misura i rapporti di forza fotografati dalle rilevazioni, mentre Becerra attribuisce un peso maggiore all’affluenza effettiva, un elemento che i sondaggi possono stimare con difficoltà.


Il vantaggio dei partiti di destra

La media di 15 sondaggi aggiornata al 27 ottobre assegna il 31% al Partito popolare, seguito dal Psoe con il 27,3% e da Vox con il 18,9%. Sumar raggiunge il 6,3%, Podemos il 2,9% ed Esquerra Republicana de Catalunya il 2,3%.

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Considerando insieme Pp e Vox, la destra sfiora il 50% dei consensi. Psoe, Sumar e Podemos si fermano invece intorno al 36,5%. Si tratta di percentuali, non di una previsione ufficiale dei seggi, ma le stime diffuse all’inizio di ottobre indicavano già 203-204 deputati per i partiti conservatori, contro i 176 necessari per la maggioranza assoluta.

Per descrivere le possibilità di recupero, negli ambienti vicini ai socialisti circola la frase «Dieci seggi e un rigore». La formula, nata sul sito di analisi elettorale The War Room, richiama l’idea che la distanza possa ancora ridursi e che un singolo episodio favorevole possa modificare l’esito della competizione.


Gli accordi per il Senato

Una parte della strategia della sinistra riguarda la concentrazione dei voti nella competizione per il Senato. Vox ha rinunciato a presentare proprie liste nelle isole Baleari, lasciando al Partito popolare il sostegno dell’elettorato di destra.

In Catalogna, Frente Amplio-Comuns e Psc hanno raggiunto un’intesa: i Comuns hanno ritirato le candidature per il Senato a Girona, Lleida e Tarragona, mentre i socialisti si sono impegnati a indicare un senatore scelto dalla formazione di Ada Colau.

La regione elegge 16 senatori, quattro per ciascuna provincia. Il Psoe ne controlla attualmente 12, tre per provincia, e il quarto posto è quello più contendibile. A Tarragona, inoltre, l’accordo tra Pp e Vox rischiava di mettere in difficoltà proprio uno dei rappresentanti socialisti.

Con la permanenza in corsa soltanto del Psc e di Esquerra, il voto progressista dovrebbe risultare meno frammentato. Il Senato è a maggioranza popolare: conservarvi una presenza significativa permetterebbe alla sinistra di ostacolare o rallentare leggi, nomine e provvedimenti di un eventuale governo guidato dalla destra.

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