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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Solitudine, il paradosso dei giovani: prevenire significa anche stare insieme

Un’indagine Swg mostra che gli italiani considerano relazioni e luoghi di socialità parte della prevenzione, ma quasi uno su due si è sentito solo o senza sostegno.

Per la maggioranza degli italiani, stare bene non dipende soltanto da controlli medici, diagnosi e terapie. La prevenzione comprende anche la possibilità di coltivare rapporti, frequentare la propria comunità e trovare sostegno nei momenti di difficoltà. Il dato più delicato riguarda i giovani: proprio tra loro solitudine e isolamento raggiungono il 64%.


La prevenzione passa dalle relazioni

Secondo l’indagine “La consapevolezza e il valore della prevenzione sociale”, realizzata da Swg e presentata oggi, il 73% degli intervistati considera importante mantenere una vita sociale attiva. Il 66% include nella prevenzione la disponibilità di luoghi di aggregazione e laboratori educativi per i ragazzi, mentre il 64% cita il supporto alle persone fragili o ai margini della società.

Anche la partecipazione ad attività culturali, ricreative e di volontariato viene indicata dal 61% del campione. Tuttavia, questa visione ampia del benessere si confronta con una condizione concreta più vulnerabile: il 48% degli italiani ha avvertito, nell’ultimo anno, di non poter contare su qualcuno e il 47% ha sperimentato solitudine, esclusione o isolamento.


Giovani più consapevoli e più esposti

Un italiano su quattro giudica insoddisfacente il proprio equilibrio psicofisico, con una percentuale che sale al 30% tra le donne. Tra i più giovani emerge un apparente paradosso: sono quelli che riconoscono maggiormente il valore sociale della prevenzione, ma anche quelli che dichiarano più spesso di sentirsi soli o distanti dagli altri.

A limitare la partecipazione non sono soprattutto le spese. Il 37% indica la scarsità di tempo libero come principale ostacolo, mentre il 27% segnala orari difficili da conciliare; tra le persone tra 35 e 54 anni le quote salgono rispettivamente al 44% e al 31%. Soltanto il 7% considera determinanti i costi delle attività.

Il tempo incide anche sulla salute percepita. Il 26% degli intervistati lo considera, insieme all’equilibrio tra vita privata e lavoro, uno dei fattori più importanti per il benessere fisico e mentale, dopo la stabilità economica, indicata dal 33%, e uno stile di vita attivo, scelto dal 28%. La qualità dei rapporti e dell’ambiente di vita arriva al 20%, mentre il 16% richiama la possibilità di accedere a cure e medicinali.


I luoghi comuni diventano una protezione

Per il 51% degli italiani la socialità è un patrimonio collettivo: quando i legami si indeboliscono, a risentirne è l’intera comunità. Il 39% la considera invece soprattutto una componente del benessere individuale, una posizione che sale al 46% tra chi ha più di 55 anni.

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Da qui l’importanza attribuita a spazi gratuiti dove incontrarsi, praticare sport, seguire iniziative culturali e costruire rapporti. L’83% ritiene che la scomparsa di questi luoghi avrebbe conseguenze sui territori, aumentando isolamento e fragilità, impoverendo la vita comunitaria e aggravando problemi di sicurezza e degrado urbano.

La responsabilità principale per la tutela di questi presìdi viene attribuita alle amministrazioni locali dal 63% degli intervistati; lo Stato è indicato dal 29%. Seguono le realtà private senza scopo di lucro, gli enti del Terzo settore e le organizzazioni filantropiche, citati dal 25%, mentre il 19% chiama in causa direttamente i cittadini.


La campagna nei territori

È su questa distanza tra consapevolezza e condizioni reali che si concentra “Chi ben comincia. La comunità che previene”, iniziativa promossa da Acri e Assifero per la quattordicesima Giornata Europea delle Fondazioni. Dal 24 settembre a oggi sono stati coinvolti più di 150 progetti in varie aree d’Italia.

Le attività, sostenute da fondazioni ed enti filantropici e realizzate da organizzazioni del Terzo settore, comprendono spazi di incontro, sportelli di ascolto, percorsi culturali e sportivi accessibili, interventi contro la solitudine e servizi rivolti a famiglie, assistenti familiari, giovani e anziani. I progetti rappresentano soltanto una parte delle migliaia di esperienze attive nel Paese.

Giovanni Azzone, presidente di Acri, ha spiegato che l’obiettivo delle fondazioni è intervenire sui bisogni attuali senza perdere di vista il futuro, così da evitare che le fragilità si trasformino in disuguaglianze più profonde. Antonio Danieli, presidente di Assifero, ha invece sottolineato il ruolo delle reti territoriali e della collaborazione tra istituzioni, soggetti privati e Terzo settore nella costruzione di comunità più capaci di prevenire le emergenze.

Nel complesso, l’indagine descrive una prevenzione che non coincide più soltanto con la tutela sanitaria. Relazioni affidabili, partecipazione e luoghi accessibili diventano strumenti per rafforzare il benessere individuale, la coesione sociale e la sicurezza dei territori. Le fondazioni italiane destinano ogni anno quasi 2 miliardi di euro a settori diversi, dall’assistenza alla cultura, dall’istruzione alla ricerca.

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