Putin compie 74 anni: il vero rischio è il dopo
La successione al Cremlino potrebbe dipendere da pochi vertici, mentre l’assenza di un erede chiaro e il divario generazionale alimentano l’incertezza
La partita per il futuro della Russia potrebbe essere decisa da una cerchia ristretta di figure istituzionali e apparati di sicurezza. Tra i possibili nomi circola da anni quello di Aleksei Dyumin, 53 anni, ma il perimetro del potere resta indefinito e attraversato da rivalità.
Il gruppo che potrebbe scegliere l’erede
Nel novero dei potenziali decisori rientrano i presidenti delle due camere, il premier, il direttore dell’Fsb, il capo dell’amministrazione presidenziale, il segretario del Consiglio di sicurezza, il ministro della Difesa e il segretario di Stato. L’autorità formale, però, non sarebbe sufficiente: per sedere a quel tavolo servirebbero anche relazioni personali consolidate e una rete di alleanze.
Il politologo Jullian Waller, del Center for Naval Analyses e della George Washington University, ha individuato un precedente nella fase seguita alla morte di Stalin. In un’analisi pubblicata su Foreign Affairs, sostiene che un ristretto nucleo di dirigenti potrebbe raggiungere l’intesa sul nome del successore, proprio come accadde nell’Unione sovietica.
Una transizione senza generazione ponte
Secondo Waller, il rischio maggiore nasce dall’età dei futuri arbitri e dal vuoto lasciato tra i vertici più anziani e i dirigenti più giovani. I cinquantenni e i sessantenni sarebbero stati in larga parte scavalcati, mentre una nuova generazione è stata spinta rapidamente verso incarichi di responsabilità senza aver accumulato esperienza sufficiente.
“È una ricetta per un potenziale caos”, ha scritto il politologo, evocando possibili errori nella gestione di un passaggio che richiederebbe invece coordinamento e precisione. La combinazione tra dirigenti anziani, esclusi frustrati e giovani rampanti ancora inesperti potrebbe rendere difficile un ricambio ordinato.
Il compleanno solitario del presidente
Vladimir Putin compie 74 anni e il clima attorno alla ricorrenza appare diverso rispetto al passato. Sono lontane le celebrazioni pubbliche organizzate insieme a Sergei Shoigu: prima una partita di hockey sul ghiaccio a Sochi per i 63 anni, poi il viaggio in Siberia sul fiume Enisey per il 67esimo compleanno. Oggi il presidente appare più isolato, sia nelle immagini pubbliche sia alla guida di un sistema di potere meno compatto.
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La richiesta di unità rivolta alla società e alla classe dirigente è stata ripetuta anche alla vigilia delle elezioni legislative del mese scorso. La campagna del partito presidenziale, data a lungo per scontata, ha dovuto fare i conti con l’interesse inatteso suscitato durante l’estate da Yabloko, formazione fino ad allora marginale.
I vecchi apparati e i nuovi principi
Una futura uscita di scena di Putin, anche per ragioni anagrafiche, potrebbe coincidere con il declino dell’élite che lo ha accompagnato sin dagli anni di Leningrado e San Pietroburgo. In questo gruppo figurano Aleksandr Bortnikov, 74 anni, Sergei Naryshkin, 71, Aleksandr Bastrykin, 72, Viktor Zolotov, 72, e Valery Gerasimov, 70: esponenti degli apparati di sicurezza e militari che non avrebbero predisposto una successione strutturata.
Nel frattempo, le risorse dello Stato sono sottoposte alla pressione della guerra in Ucraina e le diverse fazioni cercano di ampliare la propria influenza. L’arresto del politologo Aleksandr Kynev, accusato di spaccio su vasta scala, è stato letto nel contesto dello scontro tra i siloviki più anziani e la macchina politica coordinata dal vice capo dell’amministrazione del Cremlino Sergei Kiriyenko, 64 anni.
Accanto ai veterani stanno crescendo i cosiddetti “giovani principi”: Boris Kovalchuk, 48 anni, alla guida della Corte dei conti; Dmitry Patrushev, suo coetaneo e vicepremier con delega all’agricoltura; Anna Tsivileva, 54 anni, vice ministra della Difesa per i veterani e moglie del ministro dell’Energia. Hanno conquistato ruoli rilevanti grazie ai legami familiari e politici, mentre molti dei loro padri restano ancora presenti sulla scena.
Sergei Shoigu, 71 anni, occupa ora un incarico nel Consiglio di sicurezza, al fianco di Dmitry Medvedev, 61 anni. Anche Medvedev, in una fase precedente, era stato indicato come possibile successore di Putin, ma quella prospettiva appare ormai lontana. La domanda sull’erede, intanto, resta senza risposta e la competizione tra i gruppi dirigenti continua ad allargarsi.
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