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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Parigi detta legge: arancio, volumi e accessori che sembrano arte

Dalle borse trasformate in sculture ai top protagonisti, la moda della prossima stagione mescola teatralità, contrasti e nuove silhouette.

La Francia prova a mettere un argine alla magrezza estrema in passerella: la legge contro l’anoressia vieta l’impiego di modelle sottopeso e impone un certificato medico fondato sull’Indice di Massa Corporea, con sanzioni pesanti per chi non rispetta le regole. Il principio è chiaro, ma le immagini delle sfilate mostrano ancora corpi molto esili.


Nuovi nomi da seguire

Tra i talenti più interessanti c’è Ellen Hodakova Larsson, alla guida di Hodakova e specialista della couture costruita con materiali recuperati. Le sue creazioni nascono da cinture di pelle intrecciate, vecchie borse ricomposte e accessori d’epoca trasformati in top, compresi quadranti di orologi e bottoni vintage.

Julie Kegels, designer belga emersa nell’orbita del premio LVMH, è entrata nel calendario ufficiale con una lettura deformata dell’abbigliamento per le vacanze. I suoi completi mescolano stampe termiche e tagli sartoriali, mentre la maglieria riproduce l’aspetto delle creme solari e le gonne pieghettate incontrano corpetti in gomma.

Weinsanto, progetto di Victor Weinsanto, ha puntato su un guardaroba volutamente esagerato: denim rigido, abiti amplissimi, bustini esasperati e copricapi fuori scala. Matières Fécales, formato da Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran, ha invece portato in passerella un immaginario punk e politico, con 99 look dedicati al “99%” della popolazione e un repertorio fatto di abiti da sera strappati, protesi calzaturiere e sculture in silicone.


Il contrasto diventa una regola

A Parigi il guardaroba perde gerarchie: capi sportivi, tute e pantaloni alla zuava vengono accostati a impermeabili sartoriali e cappotti strutturati. Calze rosse, paillettes e accessori vistosi interrompono gli outfit più composti, mentre un guanto di Watanabe richiama l’immaginario di Michael Jackson e la cultura pop.

Questa libertà emerge tanto in passerella quanto per strada. L’effetto non è quello di un’unica uniforme, ma di un insieme di contrasti in cui elementi eleganti, dettagli tecnici e citazioni rétro convivono nello stesso look. Anche gli accessori assumono così un ruolo decisivo.


L’arancione accende la stagione

Tra i colori destinati a dominare c’è l’arancione brillante: intenso, saturo e luminoso, può occupare l’intero outfit oppure funzionare come una nota energica. Kylie Jenner e Timothée Chalamet avevano già contribuito alla sua popolarità alla première di “Marty Supreme” a Los Angeles, indossando completi coordinati di Chrome Hearts.

A Parigi Nadège Vanhee lo ha scelto per la collezione “The Shape of Air” di Hermès, declinandolo in abiti midi a coste, completi di cotone con aperture, top a fascia e gonne trasparenti. Miu Miu lo ha usato come accento acceso accanto a marrone, grigio e blu marino, tra geometrie e richiami agli anni ’70 e ’90.

Pierpaolo Piccioli ha portato da Balenciaga abiti trasparenti coperti di frange arancioni, abbinati a denim dall’aspetto vissuto. Anche Lacoste ha sfruttato la vitalità del colore, collegandola all’energia dinamica dell’abbigliamento sportivo.


Le borse scelgono la fantasia

Se lo smartphone contiene già gran parte di ciò che serve, la borsa può smettere di essere un oggetto soltanto pratico. Per la prossima stagione diventa una presenza scenica, grazie a superfici trasparenti, dimensioni insolite e dettagli metallici dal gusto surreale.

Stella McCartney trasforma la Falabella in una sorta di teca trasparente: nel plexiglass riciclato compaiono stelle marine tridimensionali. La maison propone anche una grande borsa con immagini di squali, mentre Maison Margiela alterna modelli rigidi di dimensioni generose, simili a custodie per cosmetici, e versioni metalliche minuscole.

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Da Dior Jonathan Anderson rilegge la Puzzle in una forma morbida e fluida. Schiaparelli, invece, presenta La Face Bag di Elsa, una shopper decorata con un volto astratto in rilievo, occhi-gioiello, naso dorato e labbra scolpite: più che una borsa, un dipinto da portare con sé.


Gioielli e tacchi in primo piano

Le calzature rinunciano alla discrezione. Saint Laurent, con Anthony Vaccarello, ha proposto décolleté sostenute da tacchi a forma di serpente, punte metalliche lucide e sandali animati da frange in metallo e pietre. Corrado De Biase ha disseminato perle e cristalli anche su scarpe basse e ballerine, spingendo l’estetica decorativa oltre il tacco alto.

Dior ha scelto una direzione diversa con sandali argentati dal piccolo tacco a forma di zampa di gatto. Tra i modelli più riconoscibili c’è la Dior Cigale, caratterizzata da una suola sagomata come un petalo; il progetto è legato alla direttrice del design calzature Nina Christen.

Anche i gioielli possono sostituire l’impatto dell’abito. Gli orecchini di Dior scendono oltre le spalle con gemme e motivi vegetali ispirati alle antiche parure aristocratiche, mentre Alessandro Michele, per Valentino, propone ornamenti facciali, perle e collane-scultura quasi aderenti al corpo.

Schiaparelli resta fedele al proprio linguaggio surreale: mani, occhi e labbra dorati diventano bracciali imponenti e collari rigidi. In molti casi, per completare un’uscita serale, basta già uno di questi elementi.


Top e volumi cambiano scala

Il top non è più un semplice strato da indossare sotto la giacca. Crop top, reggiseni, modelli incrociati e corsetti diventano il centro della costruzione del look, sopra le camicie oppure al posto delle maglie tradizionali. Miu Miu e Valentino ne fanno un vero punto di partenza, mentre Tom Ford propone reggiseni da portare anche fuori casa, realizzati in raso metallizzato.

Parallelamente, la silhouette si gonfia e si muove. Issey Miyake ha presentato il proprio plissé all’Institute de Judo, sotto un enorme telo fluttuante simile a una nuvola; Dior ha trasformato la gonna a palloncino in una massa di chiffon con balze e strascico asimmetrico, mentre Balenciaga ne ha offerto una versione più destrutturata.

Sul fronte denim, Citizens of Humanity recupera il taglio bootcut, legato alla memoria degli anni 2000, e lo inserisce in una proposta che affianca jeans, capispalla, camiceria, maglieria e sartoria. La tavolozza comprende cammello, kaki, verde oliva, marrone terra, bianco, indaco slavato e grigio mélange.

Agolde mantiene invece un’attitudine più sperimentale, anche attraverso jeans colorati e tessuti leggeri. La sua idea di guardaroba comprende organza di seta giapponese, giacche a vento e capispalla sottili da sovrapporre a qualunque combinazione. Il marchio, assente dalle sfilate, anima eventi nel Marais legati alla musica hip-hop, all’arte e alla comunità creativa, intercettando il favore dello stile parigino.

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