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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Sfratti, il calo del 2025 mette in dubbio la stretta del governo

I provvedimenti diminuiscono, così come richieste ed esecuzioni, ma la morosità resta la causa principale e migliaia di famiglie continuano a essere coinvolte.

Il ridimensionamento degli sfratti registrato nel 2025 riapre il confronto sulla scelta del governo di accelerare le procedure di rilascio. Di fronte a numeri in calo, il disegno di legge sulla liberalizzazione degli sfratti viene giudicato fuori luogo, mentre torna al centro la necessità di rafforzare le politiche abitative.

Una risposta diversa dovrebbe passare dall’aumento degli alloggi popolari e sociali e dal rifinanziamento dei contributi per l’affitto e per la morosità incolpevole. In questo modo, secondo l’impostazione proposta da sindacati, movimenti per il diritto all’abitare e associazioni, sarebbe possibile sostenere le famiglie in graduatoria e organizzare il passaggio da un’abitazione all’altra per chi perde la casa.

Va inoltre considerato che la rilevazione del Ministero dell’Interno non comprende gli immobili riconsegnati senza l’intervento della forza pubblica. Restano fuori anche le esecuzioni legate a espropri e occupazioni abusive: il quadro ufficiale, quindi, non esaurisce tutte le situazioni presenti sul territorio.


Meno sfratti, ma l’emergenza resta

Nel 2025 sono stati emessi 37.122 provvedimenti esecutivi per immobili destinati a uso abitativo. Rispetto ai 12 mesi precedenti si tratta di una riduzione del 7,56%, ma il dato assoluto continua a interessare un numero elevato di nuclei familiari.

Le richieste di esecuzione inoltrate agli Ufficiali Giudiziari sono state 61.856, in flessione del 23,69% sul 2024. Gli interventi conclusi con l’impiego della forza pubblica hanno raggiunto quota 18.292, con una diminuzione del 14,27%. La contrazione più marcata riguarda dunque la fase delle richieste, senza che questo significhi la scomparsa del problema.

La morosità si conferma la ragione largamente più frequente. Nel complesso ha portato a 26.632 provvedimenti: 11.795 nei capoluoghi e 14.837 negli altri comuni delle province. La finita locazione ha prodotto 8.415 casi, mentre 2.075 sono riconducibili alla necessità del proprietario, concentrati soprattutto nella provincia di Palermo.


La pressione non riguarda solo le grandi città

Dei provvedimenti complessivi, 17.037 sono stati adottati nei capoluoghi di provincia, pari al 45,89%. La quota più consistente, quindi, si colloca nei comuni esterni ai capoluoghi, a conferma del fatto che la questione coinvolge anche realtà piccole e medie e non soltanto i principali centri urbani.

La Lombardia guida la graduatoria regionale con 6.128 provvedimenti, pur segnando una diminuzione del 6,78%. Seguono il Lazio, con 5.693 casi (-6,69%), la Campania, con 3.649 (-20,59%), il Piemonte, con 3.574 (-11,93%), e la Puglia, con 2.660 (-0,45%). I valori più bassi sono quelli della Valle d’Aosta, con 64, della Basilicata, con 105, del Molise, con 114, e della Calabria, con 181.

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Il calo nazionale non è uniforme. Gli aumenti più rilevanti dei provvedimenti si osservano in Friuli-Venezia Giulia (+37,92%), Basilicata (+29,63%), Trentino-Alto Adige (+5,37%) e Calabria (+5,23%); incrementi più contenuti riguardano Veneto e Molise.

Anche il dettaglio provinciale mostra differenze marcate. Roma conta 4.793 provvedimenti, quasi l’84% del totale regionale del Lazio, ma registra una diminuzione del 9,33%; nella capitale le richieste di esecuzione sono state 3.371 e gli sfratti portati a termine 1.516. Milano presenta invece 1.834 provvedimenti, in crescita del 6,26%, accompagnati da 189 richieste e 111 esecuzioni: queste ultime due grandezze sono diminuite rispettivamente del 98,66% e del 93,05%.

Torino ha totalizzato 2.086 provvedimenti, 3.171 richieste e 1.330 esecuzioni. Tutti e tre gli indicatori risultano inferiori a quelli del 2024, con una riduzione particolarmente evidente per le richieste.


Esecuzioni in calo, territori divergenti

Per le richieste di esecuzione, la Lombardia è prima con 9.968, seguita dall’Emilia-Romagna con 8.656, dal Piemonte con 7.340, dalla Toscana con 5.723, dalla Puglia con 4.845 e dal Lazio con 4.611. In controtendenza si trovano il Friuli-Venezia Giulia, dove il dato cresce del 7,01%, e la Calabria, con un aumento dell’11,85%; l’Emilia-Romagna rimane sostanzialmente stabile.

Quanto agli sfratti eseguiti con l’intervento della forza pubblica, la Lombardia è ancora al primo posto con 3.085 casi. Seguono il Piemonte con 2.103, il Lazio con 1.952, l’Emilia-Romagna con 1.768 e la Campania con 1.543.

Le variazioni territoriali restano però molto distanti tra loro. Le esecuzioni crescono nelle Marche del 65,99%, in Friuli-Venezia Giulia del 15,06% e in Abruzzo del 12,95%. Diminuiscono invece in Calabria (-34,76%), Lombardia (-35,76%), Toscana (-20,94%) e Veneto (-19,63%).

Il Ministero dell’Interno ha diffuso questi dati relativi al 2025, che restituiscono una fotografia quantitativamente meno pesante rispetto all’anno precedente, ma ancora caratterizzata da una forte esposizione delle famiglie al costo dell’abitazione. Il primato della morosità collega infatti il fenomeno soprattutto alla capacità degli inquilini di sostenere la spesa per la casa, mentre il dibattito politico resta aperto tra accelerazione dei rilasci e rafforzamento dell’edilizia pubblica e degli strumenti di sostegno.

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