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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Sette procedure, mezzo milione sequestrato: scattano i domiciliari

La Procura di Trani ipotizza appropriazioni, manovre patrimoniali ed evasione fiscale: coinvolte otto persone tra professionisti e dipendenti pubblici

Perquisizioni tra Bari e la provincia di Barletta-Andria-Trani hanno accompagnato un’inchiesta su presunte operazioni destinate a sottrarre beni e denaro alle pretese del Fisco e dei creditori. La Guardia di finanza contesta, a vario titolo, peculato, corruzione, falsità ideologica, trasferimento fraudolento di valori ed evasione fiscale fraudolenta.


Perquisizioni e accuse sul patrimonio

Nel corso della mattinata i militari hanno eseguito diversi accertamenti nelle due aree pugliesi. L’indagine riguarda anche alcuni orologi di pregio e oggetti preziosi che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero stati nascosti all’amministrazione finanziaria con l’aiuto di altre persone.

Tra le operazioni esaminate compare inoltre il passaggio simulato di proprietà di una moto. Anche in questo caso, l’ipotesi accusatoria è che la movimentazione sia stata predisposta per evitare il pagamento delle imposte dovute.


Domiciliari per la curatrice e il marito

La misura più severa è stata applicata a una curatrice fallimentare di Barletta e al marito, entrambi residenti ad Andria: per loro il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari. La professionista avrebbe utilizzato quasi 200mila euro provenienti da sette procedure fallimentari affidatele per saldare debiti personali.

Il valore dei beni sottoposti a sequestro supera il mezzo milione di euro. Secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, la somma corrisponderebbe al profitto che gli investigatori collegano alle ipotesi di peculato e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.


Il ruolo degli altri indagati

Nel fascicolo della Procura di Trani risultano complessivamente otto persone. Oltre alla curatrice e al coniuge, sono coinvolti un avvocato tributarista, un notaio e un dipendente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione; per questi ultimi il gip ha stabilito la sospensione dall’esercizio della professione o dell’incarico per sei mesi, secondo i rispettivi ruoli.

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Per altre tre persone è stato invece imposto il divieto di dimora nella provincia di Barletta-Andria-Trani. Le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del procedimento e, allo stato, riguardano condotte attribuite agli indagati a vario titolo.


Le compravendite finite sotto esame

Una delle ipotesi ricostruite dagli inquirenti riguarda un immobile valutato oltre 300mila euro. La vendita sarebbe stata predisposta in modo fittizio a favore della suocera della curatrice, che successivamente avrebbe trasferito il bene alle nipoti, con l’obiettivo di sottrarlo alle possibili iniziative dei creditori.

Un’altra vicenda riguarda un appartamento gravato da ipoteca. L’onere sarebbe stato estinto grazie a un finanziamento ottenuto da un familiare, permettendo poi la cessione dell’immobile e, secondo l’accusa, riducendo il rischio che il ricavato venisse aggredito dai creditori.

Gli investigatori attribuiscono al dipendente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione la cancellazione dell’ipoteca prima dell’avvio di ulteriori azioni esecutive. Il notaio, invece, avrebbe fatto transitare il corrispettivo della vendita sul proprio conto professionale anziché su quello della proprietaria e, nella registrazione dell’atto, avrebbe indicato il codice fiscale errato della venditrice.

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