Treasury al 5,72%: la nuova scossa travolge Francia e Italia
Rendimenti in rialzo sulle due sponde dell’Atlantico, con spread e mercati azionari sotto pressione mentre il petrolio supera i 102 dollari.
La nuova fuga dai titoli di Stato ha riacceso la tensione sui mercati finanziari internazionali, con effetti immediati anche sulle Borse, sull’euro e sul costo dei mutui negli Stati Uniti. Gli investitori stanno rivalutando i rischi legati all’elevato debito pubblico, alle prospettive dell’inflazione e alla durata della guerra in Iran.
Nel primo pomeriggio l’indice Stoxx Europe 600 arretrava dello 0,9%, mentre Piazza Affari perdeva il 2,4%. Oltreoceano, dopo i recenti massimi storici, S&P 500 e Nasdaq 100 cedevano rispettivamente lo 0,4% e lo 0,7%.
Rendimenti in forte salita
Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury decennale è aumentato di 8 punti base, raggiungendo il 5,72%: si tratta del livello più alto dal 2002. Il movimento è stato alimentato anche da alcuni dati economici migliori delle attese, che hanno ridotto le scommesse su un rapido taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.
In Europa la pressione si è concentrata soprattutto su Francia e Italia. Il rendimento del Btp decennale è salito di circa 15,4 punti base, fino al 4,689%, mentre quello dell’Oat francese è cresciuto di quasi 15,9 punti, arrivando al 4,9% e avvicinandosi nuovamente al massimo dal 2002 segnato nei giorni scorsi. Più limitato l’aumento del Bund tedesco, pari a 1,5 punti base, con il tasso al 3,495%.
Lo spread tra Btp e Bund si è così portato intorno a 119 punti base; quello tra Oat e Bund ha raggiunto quota 142. Anche il rendimento del titolo decennale britannico è salito, superando il 5,473% con un incremento di oltre 7 punti base.
Debito e petrolio alimentano i timori
L’aumento dei rendimenti implica una diminuzione dei prezzi delle obbligazioni e rende più costoso per gli Stati raccogliere nuovo denaro. A pesare sono il volume del debito pubblico, i dubbi sulla solidità delle politiche di bilancio e l’incertezza legata ai prezzi dell’energia e alla durata del conflitto in Iran.
Il Brent è salito dell’1,6%, a 102,23 dollari al barile. Il rincaro del petrolio rafforza il timore di nuove pressioni inflazionistiche proprio mentre i governi si preparano a collocare ingenti quantità di debito sul mercato. La tensione sui titoli francesi, inoltre, si è trasmessa agli altri emittenti dell’area euro, compresi Irlanda e Portogallo.
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A Singapore, alla vigilia del vertice annuale del Fondo Monetario Internazionale, la direttrice generale Kristalina Georgieva ha avvertito che il debito pubblico mondiale è vicino ai livelli più elevati dal secondo dopoguerra e potrebbe oltrepassare presto il 100% del prodotto interno lordo. Per i Paesi dell’area euro più indebitati, ha aggiunto, la situazione è resa più difficile dall’aumento degli spread rispetto ai Bund tedeschi.
Bruxelles invita alla cautela
Un alto funzionario europeo, parlando alla vigilia dell’Eurogruppo, ha dichiarato di non essere “particolarmente preoccupato” per la situazione francese. Secondo la stessa fonte, Parigi avrebbe ancora gli strumenti necessari per affrontare le proprie difficoltà e non sarebbe indispensabile un intervento della Commissione europea o della Banca centrale europea attraverso lo scudo antispread.
Il funzionario ha indicato nel bilancio il passaggio decisivo per ridurre le tensioni: “La risposta appropriata è trovare un accordo sul bilancio. È abbastanza ovvio. Mi aspetto che questo sia il messaggio principale dell’Eurogruppo”.
Le ripercussioni sono già visibili anche sul mercato valutario. L’euro ha perso circa lo 0,7% nei confronti del dollaro e durante la seduta è sceso ai minimi dalla metà del 2025 contro la sterlina.
Negli Stati Uniti, intanto, l’aumento dei rendimenti ha spinto il tasso medio sui mutui trentennali a tasso fisso al 7,49%, il valore più alto da quasi tre anni secondo la Mortgage Bankers Association. Una conseguenza diretta dell’aumento del costo di finanziamento che potrebbe estendersi anche ad altri comparti dell’economia.
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