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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Preferenze e firme: Vannacci mette FdI davanti a un nuovo bivio

Alla vigilia del voto segreto sulla legge elettorale, Futuro Nazionale porta in Aula tre ordini del giorno capaci di riaprire fratture nella maggioranza.

Il passaggio decisivo sulla legge elettorale arriverà domani, con il voto finale a scrutinio segreto. Prima di allora, però, la Camera dovrà esaminare 41 ordini del giorno: non possono modificare il testo già blindato dalla fiducia, ma possono costringere il centrodestra a esprimersi su questioni ancora controverse.

Futuro Nazionale, il gruppo legato a Roberto Vannacci, ne ha presentati cinque. Almeno tre riguardano i punti che hanno creato più tensioni durante l’iter: preferenze, raccolta delle firme e rappresentanza di genere.


FdI torna sotto pressione sulle preferenze

Il nodo più delicato riguarda i capilista bloccati. L’ordine del giorno firmato da Attilio Pierro invita il governo a consentire agli elettori di scegliere anche i candidati collocati in testa alle liste, superando quindi l’elezione automatica prevista per quella posizione. La stessa richiesta arriva, con impostazione analoga, da un documento del Movimento 5 Stelle presentato da Daniela Morfino.

La questione riporta alla memoria il voto del 15 luglio, quando alla Camera fu respinto l’emendamento di Edoardo Ziello: 233 deputati votarono contro e 139 a favore. In quell’occasione Fratelli d’Italia aveva sostenuto le preferenze, mentre Lega e Forza Italia si erano schierate sul fronte opposto. Un nuovo sì esporrebbe il partito di Giorgia Meloni al rischio di indebolire l’intesa raggiunta nella maggioranza; un no offrirebbe invece a Futuro Nazionale l’argomento per accusarlo di aver cambiato linea. L’orientamento indicato finora da governo e relatori sarebbe contrario.


La stretta sulle firme si ritorce contro

Un secondo ordine del giorno, sottoscritto da Domenico Furgiuele e dagli altri deputati di Futuro Nazionale, punta a ridurre le agevolazioni per la presentazione delle liste. La riforma approvata dal Senato ha innalzato il requisito ordinario a 6.000-7.000 firme per collegio, ma ha lasciato soglie più basse o esenzioni per le forze già presenti nelle istituzioni.

In particolare, partiti costituiti in gruppo parlamentare o in componente politica possono fermarsi a 1.500-2.000 sottoscrizioni. È la condizione di cui beneficia oggi anche Futuro Nazionale, riconosciuto come componente del Gruppo misto alla Camera il 27 maggio scorso. L’iniziativa chiederebbe invece di riservare i vantaggi ai gruppi formati all’inizio della legislatura secondo i requisiti ordinari, escludendo quelli nati successivamente o autorizzati in deroga.

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Il possibile effetto sarebbe quindi immediato anche per i promotori della proposta, che perderebbero la soglia ridotta. La modifica coinvolgerebbe inoltre +Europa e potrebbe incidere sul trattamento riservato ad Alleanza Verdi e Sinistra e Noi Moderati, nati all’inizio della legislatura con autorizzazioni speciali. Secondo Futuro Nazionale, l’esenzione dovrebbe essere «un riconoscimento da meritare nelle urne», non il risultato di accordi maturati in Parlamento.


Quote di genere, opposizioni divise

Il terzo terreno di confronto riguarda la composizione delle liste. Futuro Nazionale chiede di eliminare l’alternanza obbligatoria tra uomini e donne e di introdurre un limite massimo del 65% per ciascun genere, lasciando ai partiti la scelta dell’ordine dei candidati.

Il Movimento 5 Stelle propone invece un criterio più rigido. L’ordine del giorno presentato da L’Abbate stabilisce che nessuno dei due generi possa rappresentare oltre il 50% dei capilista di una lista. La discussione riapre così il contrasto nato al Senato, dove era stata cancellata la regola che fissava al 60% il tetto per il genere più rappresentato tra i capilista, suscitando malumori anche tra le deputate del centrodestra.

Il voto sugli ordini del giorno inizierà nel pomeriggio del 7 ottobre. Subito dopo, salvo nuovi ostacoli, la Camera sarà chiamata a pronunciarsi sul testo definitivo con voto segreto: un appuntamento nel quale le indicazioni emerse sui tre temi potrebbero trasformarsi in nuove divisioni politiche.

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