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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Hamas celebra il 7 ottobre: «Una svolta storica

Nel terzo anniversario dell’attacco, il movimento palestinese rivendica l’azione, accusa Israele per le vittime a Gaza e conferma gli impegni sul cessate il fuoco.

A tre anni dall’attacco del 7 ottobre 2023, Hamas torna a rivendicare l’operazione e la presenta come un passaggio decisivo nella storia della causa palestinese. In una nota, il movimento elogia i combattenti delle Brigate Al-Qassam e attribuisce alla loro azione la presunta caduta del mito dell’invincibilità dell’esercito israeliano.

Il comunicato, diffuso in occasione dell’anniversario del massacro, contiene anche accuse contro Israele per la condotta della guerra a Gaza. Hamas sostiene inoltre di voler rispettare gli impegni assunti con l’accordo sul cessate il fuoco, chiamando in causa gli Stati Uniti e i mediatori.


La rivendicazione dell’attacco

Nel documento, Hamas definisce il 7 ottobre una «giornata gloriosa per la storia del nostro popolo» e la inserisce nel percorso della lotta palestinese. Il movimento afferma di essere orgoglioso della resistenza della popolazione e dei sacrifici affrontati durante il conflitto.

Secondo la ricostruzione proposta nella nota, i miliziani delle Brigate Al-Qassam avrebbero «infranto il mito dell’esercito invincibile», contando sul sostegno della popolazione e sul diritto, rivendicato da Hamas, a combattere l’occupazione. Il gruppo sostiene inoltre che lo scontro non sia cominciato il 7 ottobre e che il suo esito non sia ancora definito.

Hamas respinge così la lettura secondo cui l’attacco avrebbe segnato l’inizio del conflitto. Nella sua versione, il movimento descrive la guerra come l’ultimo capitolo di una contrapposizione più lunga e accusa Israele e i suoi alleati di alterare la ricostruzione degli eventi.


Le accuse sulla guerra a Gaza

La nota sostiene che i tre anni successivi all’attacco abbiano mostrato, secondo Hamas, la natura dell’occupazione israeliana. Il movimento attribuisce alla guerra l’uccisione di oltre 74.000 palestinesi e il ferimento di 175.000 persone, numeri presentati nel comunicato senza ulteriori dettagli metodologici.

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Hamas afferma anche che le operazioni militari israeliane abbiano provocato un progressivo indebolimento del sostegno internazionale a Israele. A sostegno di questa tesi cita l’uscita dall’aula di alcune delegazioni durante una sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, interpretandola come il segnale dell’isolamento diplomatico del Paese.

Il movimento ribadisce quindi che «la resistenza è un diritto legittimo» fino alla fine dell’occupazione e alla liberazione dei territori e dei luoghi sacri palestinesi. Si tratta di una posizione coerente con la linea politica espressa da Hamas nel comunicato, che non contiene una rinuncia alla lotta armata.


Cessate il fuoco e omaggio ai leader

Sul piano diplomatico, Hamas dichiara di voler rispettare gli obblighi previsti dall’intesa sul cessate il fuoco. Allo stesso tempo, attribuisce all’amministrazione statunitense e ai mediatori il compito di garantire che Israele rispetti a sua volta gli impegni stabiliti.

La dichiarazione si conclude ricordando Ismail Haniyeh, Saleh al-Arouri, Yahya al-Sinwar e Mohammed al-Deif, indicati da Hamas come leader martiri. Il gruppo sostiene che il loro sacrificio debba continuare a guidare il percorso verso la liberazione e chiude il testo con un richiamo alla jihad, descritta come una scelta tra vittoria e martirio.

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