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Attualità 3 min di lettura3 giorni fa

Socrate e Natasha: due vite per capire cosa conta davvero

Dal cane cresciuto in fabbrica alla bambina morta di fame in Niger, un percorso tra cura, povertà e dignità degli esseri viventi.

La morte di Natasha, una bambina della Sierra Leone arrivata a Niamey con la madre, resta il punto più doloroso di questa storia: aveva un anno quando la fame l’ha portata via lungo la strada. Nello stesso bilancio della memoria c’è Socrate, un piccolo cane nero morto mentre ero lontano dal Paese. Due esistenze lontanissime, ma unite da una domanda: che cosa siamo capaci di riconoscere come davvero prezioso?


Socrate, il cane nato in fabbrica

Socrate venne alla luce in un’officina meccanica, dove sua madre aveva partorito una cucciolata dai colori diversi. Era l’unico nero tra i fratelli e gli operai, insieme ai responsabili del reparto, si prendevano cura di tutti i cuccioli. Il suo nome sembrava troppo solenne per lui, che rimase sempre minuto, discreto e senza alcuna ostentazione.

Viveva nei pressi del pollaio, lungo il torrente, e talvolta mi accompagnava nelle salite verso la collina, mentre lavoravo la terra destinata alla semina. In fabbrica, in quegli anni, esistevano le vertenze sindacali ma anche forme di familiarità oggi difficili da immaginare: durante alcuni turni notturni del fine settimana si poteva persino cucinare insieme e bere un bicchiere di vino. Socrate è stato sepolto nel letto del fiume, il luogo dove aveva trascorso una vita semplice, senza pretese. Forse ora corre in un paradiso popolato da cani liberi, lontani da guinzagli e padroni.


Quando gli animali diventano un lusso

A Genova, vicino a Piazza dell’Annunziata e lungo la strada verso l’Albergo dei Poveri, una vetrina prende spunto da L’isola del tesoro, il romanzo per ragazzi di Robert Louis Stevenson pubblicato nel 1881 o 1882. Il disegno di alcuni cani e il messaggio dedicato al valore degli animali attirano lo sguardo, ma assumono un significato diverso se confrontati con la fame che colpisce altre parti del mondo.

Sono rientrato l’anno scorso dal Niger. Secondo il più recente rapporto del Programma Mondiale dell’Alimentazione, nel 2026 quasi due milioni e mezzo di persone si trovano in condizioni di grave insicurezza alimentare; tra loro ci sono un milione e 600mila bambini colpiti da malnutrizione acuta. In contesti come Gaza, il Sudan, l’Ukraina, la Repubblica Democratica del Congo, ampie aree della Nigeria e il Sahel, una vetrina capace di proclamare il valore degli animali sarebbe difficilmente concepibile.

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Il prezzo della cura e dello sguardo

A Genova risultano iscritti all’anagrafe canina circa 181.000 cani, mentre valutazioni locali e regionali più recenti stimano una presenza complessiva di circa 90.000 esemplari. In Italia, per mantenerne uno, si spendono mediamente tra i 1.200 e i 1.300 euro ogni anno. Il conto dipende dalla taglia e dalle condizioni di salute: alimentazione, controlli, vaccinazioni e prodotti necessari rappresentano le voci principali.

Un gatto richiede in media 767 euro all’anno, senza considerare le spese impreviste. Restano fuori da questi calcoli i circa 6.00 gatti randagi censiti in città. La distanza tra queste cifre e la morte di una bambina per fame non serve a stabilire una graduatoria dei sentimenti, ma impone di interrogarsi sul modo in cui attribuiamo valore alle vite che incontriamo.


La ricchezza nascosta negli esclusi

Accanto all’ingresso della basilica dell’Annunziata si trova, dal 2023, una scultura in bronzo donata da Timothy Schmalz alla Comunità di Sant’Egidio. Raffigura un mendicante disteso, sotto il cui aspetto si cela Cristo, con una mano pronta a chiedere aiuto. L’immagine cambia il significato del percorso: non esiste soltanto un’isola dei tesori dedicata agli animali, ma anche quella rappresentata dalla persona che la società tende a non vedere.

La scelta decisiva, nella vita, riguarda allora la capacità di distinguere ciò che possiede un valore autentico da ciò che appare soltanto utile o conveniente. Occorre educare nuovamente lo sguardo, riconoscendo nei nostri simili una ricchezza spesso nascosta dietro il pregiudizio e l’emarginazione. La mano tesa del mendicante può diventare il passaggio verso questa seconda isola del tesoro. E la breve vita di Natasha, strappata dalla fame, resta forse il richiamo più netto a ciò che non dovrebbe mai essere considerato sacrificabile.

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